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L'ultimo addio alla bellezza
Palermo saluta Rosanna Pirajno


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Il saluto a una donna che ha fatto della sua vita un elogio al sorriso, nonostante tutto.

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PALERMO- Nel chioschetto delle granite alla Cala, crocevia delle foto matrimoniali, lì dove James Dean ti guarda, con una sigaretta all'angolo della bocca da uno specchio, c'è la geografia di un amore nascente, di confini che si lambiscono per diventare la stessa cosa. Un ragazzo e una ragazza, si sfiorano e si capisce che qualcosa comunque accadrà, con il conforto di un'occhiata breve. C'è un'intercapedine percepita che commuove nei gesti, una separazione tra il prima e il dopo, mentre sono in mezzo alla via di un sentimento migrante.

Il tavolino con la granita è dunque il porto iniziale di un viaggio consacrato alla storia che, forse, verrà. E loro due, i passeggeri di un minuto, non sanno quanto sia opportuna la tenerezza che manifestano, a pochi passi dal luogo in cui sta per svolgersi l'addio ufficiale di Rosanna Pirajno alla sua Palermo.

Leniscono il dolore – gli innamorati della Cala – perché, da sempre, l'amore, in forma di abbraccio o carezza, è il momentaneo antidoto che inganna il veleno. Offrono una metafora di bellezza e gentilezza: ciò che 'Rosanna' – parola ripetuta a fior di labbra come un'invocazione, come una magia, come una speranza – era. Le esequie alla 'sua' Real Fonderia, ripresa e regalata alla città, per cocciutaggine e ancora amore; le sarà doverosamente intitolata la sala espositiva del complesso.

Palermo arriva al funerale con passi misurati, annunciata dai graffiti condolenti apposti sui social. Ha scritto, su facebook, Marco Pomar: “Fu una delle prime persone a credere in me. Una ventina d'anni fa mi fece scrivere su Mezzocielo, e poiché era una rivista scritta solo da donne, mi inventò uno pseudonimo, 'il clandestino'. Vedere così tanta gente che la ricorda con affetto, che ha almeno un episodio con il suo sorriso, la dice lunga su quanto fosse amata e stimata. Aveva la più brutta cicatrice nel cuore che può avere una mamma, per questo il suo splendido sorriso conteneva sempre un velo grigio. Adieu Rosanna, e scusa se ho rivelato il nostro segreto. Ti voglio bene”. Un macigno nella delicatezza: la morte di Manuela, figlia amatissima, come le altre.

Ha scritto Gilda Arcuri: “Ma come è strana questa città che diventa comunità solo nella perdita, nel lutto e difficilmente sa farlo nella gioia. È come se sapesse, nonostante tutto chi sa amarla davvero. Buonanotte Rosanna”.

Ora, sotto il sole della Cala, ognuno depone il suo motto in memoria. Maurizio Carta: “Una vera intellettuale”. Stefania Blandeburgo: “Sempre colorata, bellissima”. Francesco Giambrone: “Una donna battagliera”. Manfredi Agnello: “Come quando manca un muro e viene giù un palazzo”. Pino Toro: “Ha lottato tanto per gli ultimi, per le periferie”. Roberto Alajmo, sbigottito: “So che è morta ma è come se mi aspettassi di incontrarla”. Augusto Cavadi: "Amava ed era riamata". Sono lasciti privati, nel frattempo che al microfono di una celebrazione composta si alternano preziose testimonianze. Chiude il sindaco Leoluca Orlando con un pensiero affettuoso.

Ora questa Palermo si riconosce, si rispecchia in se stessa, si fa ciaociao con la mano, deposta ogni cautela, si scioglie in lacrime nella calura asfissiante. Un selfie benevolo, una didascalia di umanità nel tempo dei porti chiusi e dei censimenti.

Perché una città minoritaria, eppure presente, dai capelli spesso grigi, che ha sognato la bellezza, non è mai riuscita a imporsi davvero? Forse perché, nella sua generosa testardaggine, ha pensato che la meraviglia potesse dare tutte le risposte alla necessità, con la cura dei dettagli. Forse perché non sempre ha avuto la sfrontatezza di chiamare il brutto col suo nome, riconoscendolo come vero.

Chi era Rosanna Pirajno, nella sua più intima filigrana, oltre le riviste, gli articoli, le lotte, la consapevolezza, i successi e le sconfitte? Essenzialmente una persona gentile. Una signora felice che sapeva dare del tu alle perdite che straziano, non per superficialità, ma per valore, ritrovando la mattina di ogni giorno con un sorriso nuovo. Era così 'Rosanna' – come la invocano e la cantano – lo testimoniano la sua famiglia, gli amici, le pietre e le architetture: tutto il bene che lei ha contribuito a costruire, contrastando la smemoratezza.

Una musica dall'altoparlante comunica che l'addio è già finito. Palermo torna nelle sue case, nei suoi uffici, lungo le sue strade. Si lascia alle spalle un'altra mutilazione, il sole della Cala, James Dean, un chioschetto con una granita ormai consumata e un tavolino che ha annotato, nel diario dei suoi passeggeri, la geografia nascente di un amore.