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Gli amministratori con la valigia


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L'ultimo a rinunciare all'incarico è stato il presidente dell'Aran Sicilia, Verbaro. Ancora senza vertici Riscossione sicilia.

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PALERMO - Francesco Verbaro, designato dal governo Musumeci per la presidenza dell'Aran Sicilia ha rinunciato all'incarico. Non si è nemmeno insediato, "richiamato" da altri incarichi romani. E il suo "no" si aggiunge alla lista di repentini passi indietro nel vasto modo delle società e degli enti regionali che da mesi navigano a vista. Una situazione che, soprattutto per la gravità di alcune situazioni, come quella di Riscossione Sicilia, sta cominciando a diventare preoccupante. Soprattutto perché queste nomine, che non arrivano e che fanno gola a tanti, innalzano ogni giorno di più la tensione tra il governo e i suoi alleati.

L'ultima rinuncia in ordine temporale, quindi, arriva dall'Aran Sicilia. Il presidente designato dal governo Musumeci, Francesco Verbaro, già consulente dell'assessore per la Funzione pubblica, Bernadette Grasso, ha rinunciato all'incarico per sopraggiunti incarichi a Roma. I vertici dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale della Regione erano stati nominati da poco e a breve si sarebbero dovuti occupare di una questione molto delicata come il rinnovo del contratto dei regionali. Con Verbaro presidente, che arrivava alla guida dell'ente dopo la revoca del commissario straordinario, Claudio Alongi, marito della presidente della Fondazione Federico II ed ex segretario generale della Regione Patrizia Monterosso, erano stati nominati anche Paolo Cibin, già dirigente della Ragioneria generale dello Stato, e Giuseppe D’Appolito, già componente per due mandati del Comitato direttivo dell’Aran.

E sono "fuggiti", stando alle spiegazioni ufficiali, per la "gravissima situazione economica e amministrativa nella quale versa la società" appena qualche settimana dopo l'insediamento i tre amministratori di Riscossione Sicilia, Domenico Achille, Michelangelo Patanè e Graziella Germano. Ferma restando la posizione di governo e sindacati, che si sono espressi più volte a favore della liquidazione della società partecipata, per il passaggio dell'attività di riscossione dei tributi all'Agenzia delle Entrate (ex Equitalia SpA), non è ancora chiaro quale sarà il futuro dell'ente. L'accordo con il governo nazionale, infatti, non è stato ancora definito, l'assessore regionale al Bilancio Gaetano Armao nei prossimi giorni incontrerà i rappresentanti del ministero dell'Economia, ma non è detto che Roma possa (o voglia) accollarsi i debiti della società. Potrebbe aprirsi la strada per la creazione di una bad company, mentre l'idea di un nuovo ente regionale è appoggiata soltanto da qualche forza politica all'Ars e da qualche sigla sindacale.

Nell'incertezza della situazione, intanto, a pagarne le spese è il personale di Riscossione Sicilia, che rimane ancora indietro rispetto ai colleghi del resto d'Italia. "È stato siglato a Roma l’Accordo di rinnovo del contratto nazionale della categoria dei lavoratori della riscossione. Purtroppo dobbiamo registrare che ancora oggi Riscossione Sicilia presente alla trattativa con un proprio rappresentante, non ha stipulato l’accordo per mancanza di delibera da parte del Consiglio di Amministrazione della società, in quanto ancora mancante", scrivono Fisac Cgil, Ugl Credito e Unisin, in una nota. "Chiediamo - scrivono, rivolgendosi ad Armao - di intervenire presso il Collegio Sindacale della società affinché proceda a deliberare tale stipula. Questo consentirebbe di dare soddisfazione ad una categoria di lavoratori che da oltre dieci anni non vedono rinnovi contrattuali, e di uniformare i lavoratori siciliani a quelli del resto d’Italia".

Ha avuto, invece, quattro amministratori in quattro mesi la Sis - Società interporti siciliani. A febbraio era andato via Alessandro Albanese. Al suo posto era arrivata Carmen Madonia che ha deciso di dimettersi il 18 aprile scorso. Poi è toccato a Benedetto Torrisi, docente universitario: nominato il 30 aprile, rinuncia all’incarico per ragioni personali nemmeno un mese dopo, il 28 maggio. Passano quindi altre due settimane di "vuoto" ed ecco arrivare il "secondo" Torrisi, Rosario Torrisi Rigano. Quest'ultimo è molto vicino a Forza Italia, nella scorsa legislatura è stato anche consulente del gruppo parlamentare all'Ars. Dovrà gestire una società molto delicata, che si occupa degli Interporti di Catania e Termini Imerese, attorno ai quali ruotano importanti investimenti.

Il grande caos degli enti e delle Partecipate regionali è ancora lì, immutato nonostante le elezioni amministrative - indicate da Musumeci come "ostacolo" per le nomine di sottogoverno - siano passate da un pezzo. Una condizione di difficoltà che riflette in parte le tensioni puramente “politiche”: quelle dei rapporti tra la giunta di Musumeci e alcuni partiti della coalizione, oltre a quelle riguardanti il rapporto tra gli stessi partiti. In questa chiave, stando alle parole del parlamentare di maggioranza Giuseppe Compagnone, di Popolari e autonomisti, si possono leggere anche molte delle polemiche relative alla partecipazione del presidente della Regione Nello Musumeci alla manifestazione leghista di Pontida: "Agitare le acque a fini di lucro sottogovernativo ci sembra strumentale". E aggiunge: "È l'Assemblea regionale siciliana, nel suo complesso che deve restare estranea ai giochi e agli interessi dei partiti e delle loro pretese correntizie". Ma quelle nomine, si sa, fanno gola a tutti.