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GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

Ex giudice del Cga arrestato
Mineo accusato di corruzione


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Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina.

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PALERMO -  
“È con profondo imbarazzo...”, iniziava così l'esposto che diede il via alle inchieste della Procura di Messina e Roma. Quella messinese oggi porta all'arresto per corruzione di Giuseppe Mineo, ex giudice del Consiglio di giustizia amministrativa siciliana. Lo scorso febbraio erano già finiti nei guai magistrati, avvocati e professionisti.


Si sarebbero messi d'accordo per inventare complotti, aprire fascicoli fantasma, acquisire le carte di altre indagini, minacciare e spiare colleghi, pilotare sentenze amministrative.

Furono otto magistrati siracusani, il 23 settembre 2016, a firmare l'esposto per denunciare i rapporti fra un collega, Gianluca Longo, e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Anticipavano tutto ciò che sarebbe emerso nel corso delle indagini e che lo stesso Amara ha confermato al procuratore di Messina Maurizio De Lucia e ai sostituti Antonio Carchietti, Antonella Fradà e Federica Rende.

“Nell'ambito della gestione di diversi procedimenti penali - si leggeva nell'esposto – si sono palesati elementi che inducono a temere che parte dell'azione della Procura della Repubblica possa essere oggetto di inquinamento, funzionale alla tutela di interessi estranei alla corretta e indipendente amministrazione della giustizia”. In calce i nomi dei magistrati Margherita Brianese, Salvatore Grillo, Magda Guarnaccia, Davide Lucignani, Antonio Nicastro, Vincenzo Nitti, Tommaso Pagano e Andrea Palmieri.

L'esposto partiva dalla vicenda di Open Land, società della famiglia di imprenditori Frontino, che ha costruito il centro commerciale “Fiera del Sud” in viale Epipoli, a Siracusa. Si era aperto un braccio di ferro tra l'amministrazione comunale ed il gruppo imprenditoriale che ha chiesto un risarcimento di oltre 20 milioni di euro al Comune per un ritardo nella concessione edilizia. È stata una sentenza del Cga a stabilire che Open Land, assistita dagli avvocati Amara e Calafiore, doveva essere risarcita. Il giudice relatore era Mineo. A lui fu chiesto di gonfiare fino a 2,8 milioni di euro la cifra del risarcimento nel corso di un incontro in un albergo romano.

In cambio Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell'ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto 115 mila euro per un amico: l'ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016, che doveva curarsi in una clinica privata. La somma sarebbe stata versata dalla società "Ocean One Consulting Srl", riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, su un conto maltese intestato all'imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, anche lui già coinvolto nell'inchiesta messinese su Longo. Ferraro avrebbe poi girato la somma a Drago. Nel frattempo Longo avviò un'inchiesta con il solo obiettivo, secondo l'accusa, di creare un contesto in cui fare emergere presunti ritardi da parte del Comune e della Soprintendenza di Siracusa nei tempi per il rilascio della concessione. Fu la figlia del costruttore Frontino, compagna di Calafiore, a denunciare l'ingegnere del Comune che aveva negato all'impresa la concessione edilizia. La donna lo accusava di tentata concussione, ma il tecnico fu assolto. All'ingegnere finito sotto inchiesta subentrò Mauro Calafiore che annullò il diniego e diede la concessione, nonostante l'avvocatura del Comune avesse avvertito che si sarebbe dovuto risarcire la società Frontino per il tardivo rilascio della autorizzazione. Puntualmente i Frontino chiesero 35 milioni di euro al Comune che rischiò il default. Il Tar di Catania respinse il ricorso, dando torto ai Frontino che si rivolsero al Cga, allora presieduto da Riccardo Virgilio, anche lui poi indagato, che nel 2013 capovolse il verdetto. Il Comune di Siracusa, però, non ottemperò e la causa tornò nuovamente davanti al Cga perché i Frontino avviarono un giudizio di ottemperanza. Il presidente del collegio era il giudice Raffaele De Lipsis, un anno fa coinvolto nell'inchiesta della dda di Palermo sull'armatore Ettore Morace. 

L'anno scorso il Consiglio di giustizia amministrativa, con una nuova composizione, ha revocato la sentenza che aveva riconosciuto il risarcimento. Nel frattempo il Comune di Siracusa è stato costretto a pagare 2 milioni e 800 mila euro. Pochi giorni fa una nuova sentenza: l'amministrazione comunale ha diritto ad avere indietro i soldi.