Il viaggio e poi la scomparsa | Da 2 anni e mezzo nessuna traccia - Live Sicilia

Il viaggio e poi la scomparsa | Da 2 anni e mezzo nessuna traccia

Gagik Papovyan, scomparso dal dicembre 2015

I familiari hanno perso ogni contatto con il giovane cuoco nel dicembre del 2015.

PALERMO – Sono trascorsi due anni e mezzo dal suo arrivo a Palermo, da allora di lui si sono perse le tracce. Gagik Papovyan, 23 anni, è nato in Georgia, ma è partito da Mosca nel novembre 2015 per visitare l’Italia. E’ un giovane cuoco, lavora nel ristorante di famiglia che si trova nella capitale russa: incuriosito dalle tradizioni culinarie aveva deciso di partire per un viaggio che arricchisse le sue conoscenze, ma quando è arrivato in Sicilia, la sua famiglia ha perso ogni contatto.

La madre e la sorella del ragazzo temono adesso il peggio. Dopo aver denunciato la scomparsa alle autorità russe, si sono anche recate a Palermo per chiedere aiuto. Ma il tempo passa e del ragazzo non ci sono ancora notizie. Per questo i familiari del giovane cuoco si sono rivolti anche alla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, nella speranza di diffondere il più possibile la fotografia del 23enne.

“Chiedo l’aiuto di tutti – dice la madre Seda -. Guardate bene le foto, perché mio figlio potrebbe essere ovunque. Chiedo l’aiuto degli italiani, di chi si trova a Palermo e in Sicilia. Gagik è un ragazzo buono ed educato, alto un metro e settantadue, pesa cento chili. Ha i capelli neri e ricci che di solito lega con una coda. So che è vivo e che prima o poi tornerà, ma siamo angosciati da questa sua assenza, qui lo aspettiamo a braccia aperte”.

Nei mesi scorsi i volantini con la foto del ragazzo sono stati diffusi in città e in provincia, ma nessuna segnalazione si è rivelata veritiera. Il cellulare risulta spento dal 17 dicembre del 2015, data dell’ultimo contatto del 23enne con la sorella, che contattava anche tramite Facebook e WhatsApp. Sia il profilo sul social network che la chat, non sono più stati utilizzati. “Chiediamo a chiunque lo riconosca – conclude la madre – di avvisare le forze dell’ordine o di prestargli il cellulare per contattarmi. Ho voglia di riabbracciarlo, non riesco più a convivere con questa paura”.


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