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La storia

"Parigi mi ha dato un futuro
Ecco perché ho tifato Bleus"


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La storia di Giuseppe Galioto, palermitano che vive Oltralpe: "Perché tanto odio per i francesi?".

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PALERMO - Ieri ha festeggiato per le strade di Parigi con la moglie e la sua bambina: "E' stata un'esperienza unica, ci siamo abbracciati con persone di tutte le nazionalità e colori. Una festa andata al di là del pallone". Giuseppe Galioto è uno dei tanti palermitani che hanno deciso di costruire il proprio futuro lontano dalla Sicilia e dall'Italia: ieri, così come per tutto il Mondiale di Russia, ha tifato Francia, il Paese che sei anni fa lo ha accolto e gli ha dato "non soltanto un lavoro - ricorda - ma anche una prospettiva di vita". La scelta di sostenere apertamente gli uomini di Deschamps esibita sui social e le immancabili critiche da parte di amici e conoscenti italiani, e così una finale del campionato del mondo diventa anche spunto per viaggiare attraverso la rivalità con i cugini d'oltralpe.

"Mia moglie è francese, così come mia figlia che è nata qui, e la Francia è il paese che mi ha dato un futuro: ecco perchè ho tifato per i Bleus. Non capisco questa rivalità, così come non capisco le critiche - spiega al telefono -. Non c'era l'Italia e per me è stato normale tifare Francia. Non comprendo il motivo di tanta ostilità nei confronti dei francesi che, al contrario, adorano gli italiani e tutto ciò che è italiano per definizione. Ieri sono sceso in piazza a festeggiare con la maglietta dell'Italia, è stata una festa e nessuno ci ha dato fastidio. Non so cosa sarebbe successo a parti invertite nel nostro Paese".


Motivazioni espresse anche a tanti amici palermitani a cui non è andata giù la scelta di sostenere i Bleus, simbolo di una Francia che in questo periodo appare sempre più come un avversario e sempre meno come un vicino di casa con cui costruire l'Europa. "Non è mai corretto generalizzare ma credo che questo atteggiamento sia figlio del nostro modo di vivere. In Italia qualsiasi ragionamento politico viene esasperato e ridotto a sfida tra avversari in un campo di calcio. Ed è così che l'odio verso Macron diventa anche odio verso Zidane e gli altri. Tutto questo, invece, non avviene qui. I francesi, se si escludono rari casi, in generale adorano gli italiani. Da queste parti nessuno si sognerebbe di dire che Roma è meno bella di Parigi. Da due anni litigo con molti miei contatti italiani su questi argomenti. La Francia è un Paese pieno di contraddizioni ma non sentono la stessa rivalità che si respira in Italia per tutto ciò che è transalpino".

Un palermitano che sei anni fa ha lasciato la Sicilia, mettendo in valigia la sua laurea in Architettura e il suo 110 e lode per trovare un futuro lontano, a Parigi, città della sua compagna che però per otto anni ha vissuto a Palermo. "Non è stato facile ma lei mi ha aiutato molto e dopo qualche mese da italiano all'estero ho iniziato a capire che non avevo nulla da temere". Il colloquio con una nota azienda di accessori per l'abbigliamento e l'assunzione o nell'ufficio tecnico aziendale, accanto ad altri due italiani: tutti scelti per disegnare i negozi del marchio in giro per il mondo.

L'Italia vista dagli Champs-Elysées non sembra il posto migliore per trovare un futuro: "A Palermo ho lavorato per sette anni da precario vivendo sempre nella dimensione di chi doveva comunque ringraziare perchè comunque quella 'miseria' che ricevevo arrivava con puntualità. Tutto questo senza una prospettiva di crescita nè di valorizzazione. Parigi mi ha dato la possibilità di una realizzazione non soltanto economica, ma anche professionale - racconta -, fattori lontani anni luce a Palermo. Da noi c'è tanta gente che lavora bene ma il merito spesso non viene riconosciuto, c'è solo il 'capo' con le sue decisioni e il lavoro viene personalizzato alle estreme conseguenze. Questa mancanza di opportunità ci ottenebra la mente, ci lascia chiusi nella nostra convinzione di essere i migliori al mondo e ci impedisce di aprire gli occhi e confrontarci con gli altri. Nel mio lavoro di oggi esistono delle gerarchie che ti danno delle direttive ma sei tu a decidere come sviluppare il tuo lavoro e se produci il tuo valore viene riconosciuto".

La Sicilia e l'Italia restano un luogo dove tornare per trascorrere le vacanze: nelle parole di Giuseppe non c'è disprezzo ma un infinito bagaglio di amore per una città che vorrebbe diversa e che forse non avrebbe mai voluto lasciare. "Amo Palermo ma la mia vita è qui a Parigi e adesso ogni volta che torno da turista guardo la città con maggiore disincanto e le 'sconquasserie culturali' che noto non mi fanno più arrabbiare. Palermo resta una città fenomenale e immensamente bella ma il mio futuro è ormai qui a Parigi. Torno spesso per venire a trovare i miei genitori, gli amici e per il mare. Cosa manca a questa città? Tutti dovrebbero avere una opportunità di realizzazione, la città stessa ne trarrebbe giovamento".