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L'inchiesta

Montante, chiuse le indagini
Coinvolti in 24, nomi e accuse


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Nuova contestazione a Renato Schifani. "Sono allibito, ho fiducia nella giustizia", si difende.


CALTANISSETTA – C'è una nuova contestazione, concorso in associazione per delinquere, nei confronti dell'ex Presidente del Senato
Renato Schifani. Il provvedimento è in corso di notifica. L'inchiesta su Antonello Montante e sulla rete che avrebbe consentito la circolazione di informazioni riservate, oltre che l'assunzione di personale in cambio di favori, è stata chiusa. Una maxi indagine della Procura di Caltanissetta guidata da Amedeo Bertone che si è avvalsa delle indagini della squadra mobile di Marzia Giustolisi.

L'ASSOCIAZIONE – Nel primo capo d'accusa, associazione per delinquere, sono indagati Antonello Montante, Massimo Romano, imprenditore, che avrebbe assicurato assunzioni “in favore di appartenenti delle forze dell'ordine, Gianfranco Ardizzone, Comandante provinciale della guardia di finanza di Caltanissetta e poi Capo centro della Dia; Ettore Orfanello, comandante della Tributaria della guardia di finanza di Caltanissetta, Mario Sanfilippo, appartenente al nucleo di polizia tributaria, avrebbero eseguito “dietro elargizione di favori per loro stessi o per amici e famigliari, attività dell'ufficio in maniera tale da soddisfare gli interessi di Montante”. Giuseppe D'Agata, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, avrebbe fornito a Montante informazioni riservate; Diego Di Simone Perricone e Marco De Angelis, sostituto commissario della polizia, Salvatore Graceffa, vice sovrintendente della polizia di Stato, avrebbero reperito “al fine di tutelare gli interessi di Montante, attraverso accessi abusivi nella banca dati delle forze dell'ordine”, informazioni di natura riservata. Indagato anche Arturo Esposito, comandante della legione carabinieri Sicilia e Capo di Stato maggiore dei carabinieri, si sarebbe occupato di promozioni e trasferimenti e avrebbe veicolato informazioni di natura riservata.

NUOVA CONTESTAZIONE- A Renato Schifani, ex presidente del Senato, viene contestata, insieme ad Andrea Grassi, dirigente della prima divisione Sco di Roma, Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi e Angelo Cuva, l'accusa di concorso in associazione per delinquere. Tutti avrebbero concorso “nel rafforzamento e perseguimento degli interessi mettendo a disposizione degli appartenenti al sodalizio, le possibilità derivanti dai ruoli ricoperti al fine di aiutarli a eludere le investigazioni che la Procura della Repubblica di Caltanissetta stava eseguendo sul loro conto attraverso la rivelazione reiterata e continuativa di notizie coperte da segreto d'ufficio relative alle indagini svolte nei loro confronti”. "Sono sorpreso e allibito - ha dichiarato Schifani - perché mi si contesta di avere favorito una persona con cui notoriamente non ho mai avuto rapporti di amicizia e frequentazione. Quando avrò cognizione delle indagini che sino ad oggi sono a me ignote, mi difenderò nelle opportune sedi della Giustizia nella quale nutro sempre fiducia".

GLI ALTRI INDAGATI – A vario titolo sono accusati di aver favorito Antonello Montante nell'eludere le investigazioni. Vincenzo Mistretta, Carmela Giardina, che non avrebbe indicato agli uomini della polizia l'esistenza del bunker segreto nella casa di Montante. Gli altri indagati sono Rosetta Cangialosi, Salvatore Calì, Andrea Calì, Salvatore Mauro, Carlo La Rotonda, Letterio Romeo, investigatore della Dia, accusato di aver occultato una relazione di servizio; Maurizio Bernava, che avrebbe rivelato a Montante il contenuto del suo interrogatorio. Indagato anche Alessandro Ferrara, accusato di aver favorito Montante mentendo agli inquirenti.