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La verifica degli ispettori della Regione

Il 'caso Maniace' a Siracusa
"Lavori difformi dal progetto"


, Siracusa

L'assessore Tusa: "Alcune opere saranno modificate".

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SIRACUSA - "Si impone la rimessa in pristino. Vanno conformate le opere al progetto autorizzato". È arrivato l’esito dell’ispezione della Regione riguardo alla querelle “Maniace”, a Siracusa. Gli ispettori inviati poco meno di un mese fa dall’assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, hanno riscontrato "difformità rispetto al progetto originale": è lo stesso assessore a comunicarlo. Dovrà essere eliminata la piattaforma in cemento e abbassata di mezzo metro l’opera denunciata come la più invasiva.

Il caso è quello della piazza d’armi antistante il castello Maniace, nell’isola di Ortigia: su di essa è in atto un’opera di riqualificazione denunciata da diverse associazioni ambientaliste come "un abuso" nei confronti del patrimonio archeologico e paesaggistico. Tusa volle vederci chiaro. Il suo dirigente Sergio Alessandro nominò tre ispettori: Riccardo Guazzelli, soprintendente ai Beni culturali di Trapani, Daniela Mazzarella, dirigente del servizio Tutela e Stefano Biondo, direttore del centro regionale del Restauro. Il loro mandato: verificare eventuali discrepanze tra quanto autorizzato e quanto realizzato.

Questa mattina hanno presentato la relazione conclusiva a Tusa: "Abbiamo i dati da parte dei tre ispettori – dice l'assessore a Livesicilia -. Ci sono un paio di difformità rispetto al progetto originale: la piattaforma di cemento non era prevista. E poi difformità nell’altezza: 50 centimetri in più di quanto previsto". Adesso il dipartimento emetterà ordinanza, attraverso la Soprintendenza locale, con cui obbligherà i privati a "conformare le opere al progetto autorizzato". L’area a ridosso del castello federiciano è di proprietà del demanio dello Stato. Con un bando pubblico è stata affidata per 12 anni a una società privata per poco più di 170mila euro (1230 al mese). Il progetto di riqualificazione prevede, tra le altre cose, la costruzione di un risto-bar, che è la struttura che secondo gli ispettori dovrà essere abbassata: settanta metri quadrati di opera, per quattro di altezza, secondo il progetto. I siracusani l’hanno ribattezzato “astronave” quando ha cominciato a vedersi dall’esterno del sito.

Tra le prescrizioni dettate all’inizio dalla Soprintendenza, che erano finite nel decreto con cui il dipartimento autorizzava il bando, c’era questa: "Che le eventuali strutture da installare siano temporanee e abbiano i requisiti di reversibilità e che siano di dimensioni tali da non invadere la visuale prospettica del Castello Maniace". Da qui la contestazione su piattaforma di cemento e altezza. Al centro delle polemiche scoppiate nella città aretusea erano finite le autorizzazioni della Soprintendenza e i successivi nulla osta dell’ufficio comunale preposto, presieduto a suo tempo dall’attuale sindaco Francesco Italia. Sin qui il lavoro degli ispettori. Poi, secondo le parole dello stesso assessore Tusa, il soprintendente ad interim Calogero Rizzuto, che nel frattempo è succeduto a Rosalba Panvini, avrebbe anche riscontrato "uno sforamento nell’ambito del demanio marittimo. In questo caso sarebbe occorsa la richiesta di autorizzazione al demanio marittimo, cosa che non è stata fatta".

Infine, sempre secondo riportato da Tusa, nell’area in questione –di 5mila metri quadrati – ci sarebbero quelle che il catasto identifica come "zone bianche", ossia zone secretate militari: il demanio in questo caso avrebbe dovuto richiedere autorizzazioni al demanio militare. Ma è tema che riguarderebbe il comune e non la Soprintendenza che si occupa di tutela. Ora, intanto, si impone il ripristino di quanto già realizzato. “Sono contento del risultato – commenta Tusa - perché nella mia posizione avevo l’obbligo di ascoltare tutti ma attenermi a atti e documenti. L’amministrazione ha reagito in maniera ponderata e senza farsi tirare la giacchetta da alcuno, visto che a Siracusa c’era un rischio di speculazioni politiche sulla vicenda. Come ci sono, va detto, anche associazioni in buona fede. Abbiamo scelto una linea che ci ha permesso di agire in maniera equilibrata e prendere provvedimenti nel rispetto delle regole".