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Palermo

Rita, lacrime e sensi di colpa
I rimpianti della città perduta


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foto d'archivio

Una certa Palermo non ha mai 'perdonato' Rita Borsellino per la sua dolce diversità.


Ora che Palermo sta rimettendo in tasca le sue lacrime per Rita Borsellino, forse si può scrivere che questa donna dolce e bellissima e mite – ma della mitezza che è coraggio, non viltà – non è mai stata perdonata dalla sua città, da una certa città. Insieme hanno vissuto da separati nella stessa avventura.

Palermo conosce la bellezza e non sa farsene carico. Palermo pratica la meraviglia che è cartolina, lontananza, sfondo, folclore; tuttavia, quando il sentimento di armonia che ne scaturisce pretende responsabilità, costruzione, cambiamento, rivoluzione, ecco la fuga precipitosa verso lidi meno impegnativi e più rassicuranti.

Rita era come il mare per troppi palermitani: struggente e amatissimo, nello sguardo distante, unità di misura, sbocco ai polmoni soffocati dalla polvere; e poi sfregiato, da vicino, perché simbolo di un orizzonte troppo grande. Come faremmo a sopravvivere, tra le onde, senza uno scoglio a cui appoggiare le nostre miserie?

L'abbiamo vista camminare Rita, per le nostre strade. Le abbiamo voluto bene per la dignità con cui portava il suo dolore, per la sua ombra gentile, per i suoi occhi così azzurri e così interrogativi. Le abbiamo parlato, l'abbiamo abbracciata, ma, spesso, non l'abbiamo seguita, anche se lei ha seminato, soprattutto fra i giovani, i suoi compagni più sinceri. Le battaglie elettorali combattute e  perse raccontano tanto di una solitudine accompagnata dal garbo: dalle primarie per il Comune alle regionali che incoronarono Totò Cuffaro. L'amore per lei aveva il passo incerto di chi arriva a bagnarsi nella speranza, per ritrarsene subito. Per questo Rita ha condotto la sua esistenza un po' in disparte, tra sentieri di grazia e quotidiani smarrimenti, proprio come il mare da cui non ci lasciamo rapire, sempre con i giovani al suo fianco.

No, quella Palermo non ha mai perdonato Rita Borsellino. Non le ha mai perdonato la sua gentilezza così straniera, nella città vociante, scalciante e prepotente. Non le ha mai perdonato la sua antimafia severa, aliena al balcone, alla posa, alla ricerca del privilegio, né il fatto che riuscisse a restare umana e disponibile, pure nell'opinione differente, senza innalzare trincee. Una certa Palermo non ha mai perdonato a Rita la sua mancanza di cinismo, la sua incapacità di cogliere occasioni furbe, il prezzo per affermarsi coerente, il suo tratto da signora pulita, appartenente a una comunità civile forse minoritaria, ma non arrendevole. Non le ha mai perdonato il sorriso e l'assenza di rancore, perché qui le vendette sono piatti che si consumano gelidi, per il gusto di perpetuare l'odio, mescolando altro dolore.

Palermo che non cambia non ha mai perdonato a Rita la ricerca della verità, sostenuta dalla correttezza, ma inderogabile. Quaggiù, il morto è morto e dobbiamo pensare al vivo. Il lutto batte i suoi rintocchi fino al funerale, la sera stessa ricominciano i percorsi della sussistenza e dei compromessi.

Palermo, quella certa Palermo, non ha mai perdonato a Rita Borsellino la circostanza di essere Rita Borsellino, né più, né meno che un'altra splendida creatura destinata ad accrescere i rimpianti di una città perduta. Chissà se Palermo saprà mai perdonare se stessa.