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PALERMO

La palestra e il viaggio verso casa
"Francesco era il nostro Panzer"


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Francesco Garofoli

Francesco Garofoli morto in viale Strasburgo. Amici e frequentatori della sua palestra in lacrime

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PALERMO - Aveva da poco chiuso il cancello della sua palestra, poi era salito a bordo della moto, una Kawasaki Ninja verde. Da via Lanza di Scalea, nei pressi del velodromo Paolo Borsellino, aveva raggiunto in pochi minuti viale Strasburgo: era diretto a casa, in via Sammartino. Un percorso che ha riservato una trappola terribile a Francesco Garofoli, 36enne palermitano.
Lo scontro con una Mini Cooper, avvenuto poco prima di via Gran Bretagna, l'ha fatto sbalzare dalla sella, le ferite riportate non gli hanno lasciato alcuna possibilità (qui il servizio di cronaca). Indossava il casco, ma ad ucciderlo sarebbe stato l'impatto violento del torace sull'asfalto.

"Abbiamo tentato di soccorrerlo, di dargli coraggio - racconta chi ha assistito alla tragedia - sperando con tutte le nostre forze che ce la facesse. Qualcuno ha praticato un massaggio cardiaco, ma non c'è stato niente da fare". E nemmeno i sanitari del 118 hanno potuto fare nulla per il ragazzo, titolare dell'Hangar Rpw, un grande spazio per l'allenamento in cui è possibile praticare ginnastica funzionale. In tanti lo conoscevano per la sua attività.

"Faceva il suo lavoro con una passione unica - racconta Giovanni - andare all'hangar era sempre un piacere, perché sapevamo che Francesco ci avrebbe seguito passo dopo passo. Questa notizia ha sconvolto tutti". "Non ho voluto crederci fino all'ultimo - aggiunge Francesco - ancora adesso se penso che Francesco non sarà più con noi, mi sento in un incubo da cui vorrei svegliarmi".

La palestra, che dopo le vacanze estive aveva da poco riaperto i battenti, era per Garofoli una seconda casa. "Si dedicava anima e corpo a quel posto - racconta Angelo - anche ieri sera aveva lavorato fino a tardi". "Francesco era una roccia - aggiunge Maria Rosaria - un ragazzo forte fisicamente, grintoso e tenace. Non sembra possibile, davvero. Sono ancora incredula e sotto choc". Una incredulità tangibile anche attraverso i messaggi rivolti al ragazzo sui social network.

Su Facebook, a dedicare un messaggio a Francesco sono gli amici di una vita, coloro che hanno in comune la passione per le moto, gli iscritti alla sua palestra. Parole e lacrime che si alternano: "Mi hai insegnato a non mollare mai, a non crollare, a superare i miei limiti, a non avere paura del dolore - scrive Riccardo -. Ti ho visto crescere professionalmente, mentalmente e sentimentalmente. Ti ho visto alzare talmente tanto di quel peso da rimanere sbalordito, ti ho visto amare l'hangar come un figlio facendoci innamorare tutti della palestra e del tuo modo di essere così stranamente genuino per uno come te".

"Lo chiamavamo tutti 'Panzer', al punto che spesso non ricordavo il suo vero nome - scrive un giovane frequentatore della palestra di via Lanza di Scalea -. Un ragazzo speciale, sempre pronto a guidarci nelle nostre attività fisiche. L'hangar, d'altronde, non è una semplice palestra, ma un luogo in cui riscoprire se stessi, il proprio corpo". E ancora: "Ciao Panzer - aggiunge Giulio - ho appena letto la notizia ed è stato terribile. Come sarà terribile non rivederti più in palestra, non rivederti in sella alla tua moto. Non voglio crederci".

Intanto, sul fronte delle indagini, ci sono ancora aspetti da accertare. L'Infortunistica della polizia municipale, stamattina, si è nuovamente recata sul luogo dell'incidente per effettuare ulteriori rilievi e verificare il numero di telecamere presenti nella zona, dalle quali immagini potrebbero emergere elementi utili alla ricostruzione della dinamica.