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PALERMO

"Scaltro, pericoloso, trasversale"
Prototipo di un boss moderno


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Giuseppe Corona

Secondo il Riesame, Giuseppe Corona deve restare in carcere. Ecco perché.

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PALERMO - "Scaltro, pericoloso, trasversale". Sono gli aggettivi che il Tribunale del Riesame utilizza per descrivere la figura di Giuseppe Corona, considerato il prototipo del mafioso moderno. Corona, arrestato a luglio, aveva chiesto di potere lasciare il carcere. Il collegio gli ha risposto che, al contrario, merita la "massima misura custodiale".

Affiliato alla famiglia di Resuttana, ma molto legato ai mafiosi di Porta Nuova, Corona ha fatto di una "fitta rete di contatti e amicizie, anche in ambiti leciti della società civile" la sua grande forza per scalare i vertici dell'organizzazione criminale.

Di lui, dopo avere letto le carte depositate dai pubblici ministeri, i giudici del Riesame scrivono che si è messo a "disposizione di diverse famiglie mafiose, ha gestito affari e pratiche estorsive, ottenendo quale corrispettivo cospicui vantaggi, soprattutto nel settore dell scommesse", divenuto un grande business per Cosa nostra.

Ha scelto una strategia e ha rischiato parecchio, ma alla fine è risultata vincente. Il Riesame ricorda che "la sua trasversalità era stato oggetto di critiche all'interno del sodalizio mafioso, tanto da fare maturare la decisione di punirlo, intento tuttavia mai portato a compimento tenuto conti dei vantaggi ottenuti da diverse famiglie". Ammazzando Corona ci avrebbero rimesso tutti.

E così ha scalato la gerarchia, come emerge dalle indagini dei finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria, fino a raggiungere una posizione tale da potere discutere alla pari con altri boss. Ci fu una lite fra Corona e Giuseppe Di Giacomo, poco prima che quest'ultimo venisse assassinato nel 2014, alla Zisa. Due anni dopo, Giuseppe Tantillo, pentito del Borgo Vecchio, riferì che “Di Giacomo mi raccontò di aver avuto un litigio (con Corona, ndr) qualche mese prima della sua morte, perché Corona si era intromesso più volte in questioni di messa a posto e così Di Giacomo gli aveva intimato che si doveva fare i fatti suoi. Nell'occasione Di Giacomo diede uno spintone a Corona dicendo che doveva chiudersi dentro casa e non occuparsi di cose di mafia. Anche a noi Di Giacomo disse che se Corona si fosse presentato al Borgo per intromettersi in cose del genere, non dovevamo dargli conto. Corona si atteggia di avere avuto una forte amicizia con Gregorio Di Giovanni, fratello di Tommaso (detto Masino) che attualmente gestisce la famiglia di Porta Nuova”.

Infine c'è il capitolo che riguarda le relazioni lontano dalla Sicilia. Corona avrebbe siglato dei patti con i clan camorristici Gallo, Cavalieri, De Simone, Agnello, diventando anche un signore della droga. Uno come lui, conclude il Riesame, merita di restare in carcere.