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PALERMO

Scafisti per necessità: è polemica
"Salvini non sa di cosa parla"


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Matteo Salvini

Un avvocato penalista palermitano replica al post su Facebook del ministro dell'Interno.


PALERMO - “Meno male che in Italia ci sono i Tribunali”, dice l'avvocato Matteo La Barbera, uno dei legali che hanno fatto assolvere, nei giorni scorsi, quattordici migranti. Assolti e liberati dopo due anni e mezzo di carcere. “Scafisti per necessità” perché qualcuno in Libia li ha minacciati e costretti con la violenza a mettersi alla guida dei gommoni diretti in Sicilia.

Al penalista non è piaciuto un post di Matteo Salvini. Livesicilia scrive la notizia delle 14 assoluzioni. Dodici minuti dopo la pubblicazione il ministro dell'Interno condivide l'articolo sulla sua pagina Facebook accompagnato dalle parole: “Amici, io posso anche combattere per bloccare barconi e scafisti, ma anche la 'giustizia' deve fare la sua parte'”.

“E quale sarebbe la parte della giustizia - si chiede l'avvocato La Barbera -, quella di condannare degli imputati anche quando ci sono le prove della loro innocenza?”. Il riferimento è ai risultati raggiunti con le indagini difensive da La Barbera assieme ai colleghi Alessandro Martorana, Sergio Lapis, Daniele Giambruno, Loredana Culò, Bianca Savona, Emilia Lombardo, Consiglia Cioffa, Daniele Lo Piparo.

“Abbiamo raccolto la testimonianza di altri migranti a bordo dei gommoni – spiega il penalista – e sono emerse le violenze subite dai nostri assistiti. Molti provenivano dai lager di Sabratha in Libia. L'uscita del ministro, con tutto il rispetto, è quanto meno fuori luogo”. Meglio il silenzio se “non si conoscono i processi, se non si approfondiscono. Cosa che è avvenuta in Tribunale, a Palermo, dove ciascuno ha fatto la propria parte con rigore e rispetto delle parti. La Procura, la difesa e il Tribunale: tutti hanno servito la giustizia. I processi si fanno nelle aule e non in piazza. Quando si parla di giustizia bisognerebbe evitare di fare politica”.

La voce dell'avvocato La Barbera resta pacata, ma si alza di un paio di toni: “Quello dell'immigrazione è un problema politico, non giudiziario. E andrebbe affrontato, appunto, con politiche serie e meno slogan. Di certo non facendo passare il concetto che l'immigrato sia un nemico. Ci sono persone che scappano da situazione di orrore e pericolo e altre che sono davvero degli sfruttatori e per questo vanno puniti”. Insomma “il problema è molto più ampio, non si risolve nelle aule dei Tribunali. Figuriamoci se basta un post”.

“Meno male che ci sono i Tribunali”, ripete il legale che invita alla “prudenza nelle espressioni che si usano. La politica si basi sui fatti concreti, non sfrutti processi, specie quelli che non si conoscono”.