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PALERMO

"Il prof perseguita la prof"
Stalking al Liceo: condannato


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Lui insegna italiano, lei matematica. L'imputato è ricaduto negli errori del passato.

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PALERMO - Il prof sarebbe ricaduto nell'errore. Ed è arrivata una nuova condanna. Sei mesi di carcere senza la sospensione condizionale della pena. A Salvatore Di Liberto non poteva essere concessa visto che sei anni fa è già stato condannato a un anno e 3 mesi. Di atti persecutori contro una collega era accusato allora e per atti persecutori contro la stessa persona è stato oggi condannato. Lui, sessantenne, insegna matematica in un liceo a Palermo, lei più giovane di dieci anni è professoressa di italiano a Bagheria.

Erano colleghi nel 2012, quando Di Liberto s'invaghì di lei. Prima si mostrò galante, poi divenne ossessivo e persecutorio con avvicinamenti, pedinamenti, messaggi e regali. Da qui la condanna che resse in tutti e tre i gradi giudizio. Al professore fu anche applicata la libertà vigilata. Quando aveva già finito di scontare tutte le pene, anche quelle accessorie, la Cassazione annullò la prima misura cautelare. L'imputato, almeno così sembrava, aveva cambiato aria per un po', si era sempre comportato bene e non c'era più motivo di vietargli l'avvicinamento alla donna. Aveva fatto tesoro dei suoi errori.

Ed invece saltò fuori un episodio del 2017. La donna denunciò che, mentre al collega era ancora applicata la misura di sicurezza, l'uomo si era presentato sotto la sua abitazione. Aveva suonato più volte al citofono. Una volta era andato oltre, le si era piazzato di fronte per strada, nella zona di corso Tukory, mentre la donna attendeva il fidanzato. Fu lei ad allontanarlo, mentre alcuni passanti la soccorrevano.

Il legale dell'insegnante, l'avvocato Giuseppe Cannizzaro, ha sostenuto innanzitutto che l'identificazione dell'imputato non era certa. C'è il racconto della vittima e la testimonianza di una commerciante della zona che disse di avere visto un uomo la cui descrizione fisica somigliava a quella del professore, ma le certezze scricchiolarono in aula.

La tesi difensiva non ha fatto breccia, almeno non del tutto, nel giudice monocratico Elisabetta Villa che lo ha condannato ad una pena dimezzata rispetto alla richiesta del pubblico ministero. Bisognerà leggere le motivazione per capire le valutazioni del Tribunale. “Solo allora si potrà fare un commento”, spiega l'avvocato Cannizzaro che farà comunque ricorso in appello, certo che il suo assistito non è ricaduto negli errori del passato.