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LE REAZIONI

Riscossione Sicilia, appello a Tria
Ma il futuro è ancora incerto



Dopo Musumeci all'Ars, sindacati timidamente soddisfatti, ma la liquidazione è ancora uno spettro.

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PALERMO - "Abbiamo sollecitato il ministro 
dell'Economia Giovanni Tria e ci ha assicurato che avrebbe istituito un tavolo tecnico per affrontare la vicenda di Riscossione Sicilia, ma ancora non abbiamo notizie". E così per l'ente che si occupa di riscossione dei tributi nella regione è ancora tutto fermo. E l'intervento del presidente della Regione Nello Musumeci ieri in Aula all'Assemblea regionale siciliana non ha permesso ai lavoratori di tirare un sospiro di sollievo, anche se ha generato, almeno in alcuni sindacati, un cauto ottimismo. "Con una legge approvata dall'Ars nella passata legislatura, il governo Crocetta ha deciso di affidare allo Stato il servizio e noi ci siamo adeguati, ma non si è accertato della disponibilità dello Stato di accettare la proposta".  "Per fortuna - ha affermato il governatore - in questi giorni la Corte dei Conti ha registrato la nomina di Antonino Maggiore ai vertici dell'Agenzia delle entrate, lo incontreremo nei prossimi giorni e speriamo che dal ministero la prossima settimana possa esserci la possibilità di un incontro". 


E mentre i rapporti con Roma procedono lenti e a tentoni, Riscossione è ancora senza governance, dopo la bocciatura in Commissione Affari istituzionali all'Ars di due nomi su tre del Consiglio di amministrazione. Salvo solo il presidente, il catanese Vito Branca, bocciati gli altri due nomi: Massimo Giaconia e Gaetana Palermo, per via degli incarichi ricoperti presso i Comuni di Caltagirone ed Enna (di assessore e consigliere). Ma il presidente della Regione tira dritto e spera di superare i sette voti contrari della prima votazione. "Il governo ripropone alla guida di Riscossione Sicilia gli stessi nominativi che ritiene essere compatibili per legge e adeguati a ricoprire questo incarico", ha detto. "Faccio appello alla commissione perché proceda con celerità - ha aggiunto Musumeci - affinché in questi tre mesi Riscossione Sicilia possa avere una guida che ci aiuti a gestire la sua sorte".

I sindacati Fisac Cgil, Ugl Credito e Unisin definiscono in una nota “confortanti” le parole pronunciate all’Ars del presidente Musumeci che ha ribadito la posizione del governo regionale: applicare la legge in vigore aprendo un dialogo costruttivo con il Ministero dell’Economia e l’agenzia delle Entrate per far confluire funzioni e personale di Riscossione Sicilia nell’Ente nazionale di Riscossione. "È l’unica strada percorribile - scrivono le segreterie regionali e di coordinamento dei tre sindacati - che imprimerebbe una svolta, applicando la legge regionale 16 del 2017, nella storia della riscossione in Sicilia". Fisac, Ugl credito e Unisin giudicano “non percorribile” l’ipotesi di creare un Ente regionale “perché la riscossione in Sicilia è attività strutturalmente in perdita e pertanto solo se gestita su scala nazionale, con le opportune economie e standardizzazioni, ed equilibrando le perdite nel sud Italia con i ricavi del nord si può avere una riscossione unitaria, omogenea, efficiente ed economica". Dai sindacati un appello alla ragionevolezza a tutti gli schieramenti politici "per procedere alla stipula di un accordo con reciproca convenienza, nell'interesse dei cittadini siciliani e dei 700 lavoratori del settore che attendono una mossa del Governo nella direzione segnata".

Giuseppe Gargano, segretario generale Uilca Sicilia, ed Enrico Pellegrino, leader storico della Uilca, dichiarano: "Prendiamo atto della posizione del governatore, e continueremo a tenere altissima l'attenzione sulle prossime dinamiche che interesseranno Riscossione Sicilia, a tutela dei circa 700 lavoratori interessati ed a garanzia di un servizio importantissimo come l'esazione. Alle parole dovranno seguire i fatti, e la Regione dovrà tempestivamente mettere in atto quanto è stato affermato dal presidente, a partire dalla definizione del Cda e dalla firma del Ccnl di categoria".

"Il governo regionale - scrivono la Cisl siciliana e la federazione regionale Cisl di settore: First Sicilia e First Riscossione Sicilia - si faccia carico di una soluzione. E, se Roma è sorda e distratta, metta a punto, attraverso il confronto con le forze sociali, un nuovo progetto che assicuri efficienza operativa, tutela dei 700 dipendenti. E salvaguardia delle prerogative dell’Autonomia". "Il rischio, in assenza di una via d’uscita, è che il sistema nell’Isola si blocchi. Precipiti rapidamente. Esploda. Anche perché finora – prosegue la Cisl – per fronteggiare le obbligazioni societarie, stipendi compresi, l’istituto ha fatto fronte all'insufficienza di liquidità non versando il riscosso all'erario regionale, per decine di milioni”. Una omissione dettata dalla disperazione. Che non può essere una soluzione. Che porterà con sé sanzioni milionarie. E con cui dovrà fare i conti il nuovo cda che confidiamo il governo regionale insedi quanto prima".

Aperto su Riscossione anche il dibattito politico. E c'è chi si schiera per la liquidazione, senza aspettare i tempi dell'interlocuzione con Roma. "I dati sono due - dice il capogruppo di Forza Italia all'Ars, Giuseppe Milazzo -. Partiamo dal fatto che l’ultimo bilancio approvato in Riscossione ha avuto un attivo di sette milioni nel 2016. Inoltre tutte le Riscossione di Italia, ad eccezione di quelle delle tre Regioni più ricche, perdono tutte! Perché faccio questo tipo di premessa? Perché ho una certezza: questo Governo nazionale non essendo nostro amico userà la scusa che Riscossione Sicilia ha dei debiti per non acconsentire al passaggio. In quel momento - prosegue - occorrerà avere una soluzione alternativa che è la trasformazione in Ente pubblico economico regionale. Dobbiamo lasciare alle spalle l’attuale Ente, con le criticità che ha, liquidandolo. Occorre quindi creare un Ente nuovo, non appesantito dalla situazione debitoria e lasciare il personale all’interno. In questo modo sarà garantita la salvaguardia occupazionale".