Operaio navale morì per l'amianto| Maxi risarcimento per i familiari - Live Sicilia

Operaio navale morì per l’amianto| Maxi risarcimento per i familiari

L'avvocato Antonio Giovenco

Condannate Salpa e Fincantieri. Il 69enne è morto nel 2013. Lavorava dagli anni Sessanta.

PALERMO – E’ morto nel 2013 in seguito ad un tumore provocato dall’esposizione all’amianto, dopo cinque anni la sua famiglia avrà un maxi risarcimento. Il giudice monocratico della terza sezione civile del Tribunale di Palermo, Giuseppe Rini, ha infatti condannato la Fincantieri Spa e la Salpa Srl al risarcimento del danno parentale agli eredi di Leonardo Saia, deceduto a 69 anni.

La somma ammonta a 960.142 euro, oltre alle spese legali. Il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato Antonio Giovenco, che ha assistito la moglie e i quattro figli di Saia: “E’ stato riconosciuto – spiega il legale – il principio sancito dalla Suprema Corte in merito alla fusione di società: quella risultante assume tutti i diritti e gli obblighi di quella che si estingue”. Saia, infatti, aveva lavorato fino al 2003 come coibentatore navale per la Salpa, presso i Cantieri Navali del Tirreno e Riuniti, poi incorporati in Fincantieri Spa nel 1984.

Il contatto con il materiale cancerogeno sarebbe avvenuto quotidianamente: l’uomo lavorava in sala macchine, un luogo chiuso in cui avveniva l’accensione dei motori delle navi. L’assenza di dispositivi di sicurezza, a partire dalle mascherine, avrebbe così inevitabilmente provocato l’esposizione alle polveri sottili.

“Il luogo in cui lavoravamo – ha spiegato il fratello Gioacchino – si trovava in dei tunnel al di sotto delle navi, non c’erano prese d’aria. Mai ci furono forniti per lavorare mascherine o grembiuli. Trascorrevamo l’ora di pausa pranzo consumando il pasto all’interno della sala macchine. In tutto il corso della mia attività lavorativa, il datore di lavoro ha cominciato a sottopormi a dei controlli medici soltanto dopo l’inizio degli anni ‘80. In precedenza, non venivamo sottoposti ad alcun controllo. Per quanto ne so, mio fratello Leonardo non è mai stato controllato né visitato”. Saia, dopo aver scoperto di essere malato, morì nel giro di pochi mesi. Ora la sentenza del tribunale che riconosce il diritto al risarcimento per i familiari.


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