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Ballarò, l'ambulatorio per migranti
"Accoglienza? Non sempre è bontà"


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Marcello Bruno, Sergio-Gargano, Pietro Seranella, Roberta Barbaraci, Stefano Pizzo e Luigi Anselmo

Assistenza medica di primo livello agli immigrati irregolari senza permesso di soggiorno.


PALERMO – Nel cuore di Ballarò, in via Benfratelli, esiste una realtà che unisce medicina e integrazione. È il poliambulatorio per immigrati 'Ippocrate', sede operativa dell’onlus AgisciPalermo, che fornisce assistenza medica di primo livello agli immigrati irregolari senza permesso di soggiorno. Quest’anno la struttura compie 7 anni, fatti di quattro turni settimanali durante tutto l'anno con un medico e due operatori a disposizione, alternanza nel tempo di oltre 100 volontari, e oltre 8.000 pazienti complessivi. E tutto gratis.

Sergio Gargano, medico di medicina generale e presidente di AgisciPalermo, racconta com’è nata questa realtà: “AgisciPalermo nasce nel 2010, ma tutto parte nel complesso di Santa Chiara negli anni Novanta, quando tutti sbarcavano e venivano solo a Palermo. Lì don Baldassarre Meli decide, affiancato dal professor Serafino Mansueto, di adibire i locali della foresteria anche a farmacia. Presto ci si rende conto che non è abbastanza. Il professore allora crea uno stuolo di ragazzi, medici, per fare ambulatorio. Di lì a poco mi sarei unito a loro, per poi fondare l’onlus”.

Cruciale la trasformazione del quartiere in un polo ambulatoriale per immigrati: “Ballarò era, ed è un punto di raccolta di extracomunitari – dice Gargano –. Ne sono denunciati circa 2.000, ma saranno circa 8.000. Prima erano quasi tutti africani e tamil, mentre ora pakistani e afghani sono molto più presenti”.

Dopo alcuni traslochi in giro per il quartiere, AgisciPalermo si stabilisce nell’ambulatorio nel giugno del 2011, quando la Caritas e don Benedetto Genualdi mettono a disposizione i locali, e Gargano non se lo fa ripetere due volte. Da allora l’onlus non paga né affitto né utenze, “e facciamo volontariato a modo nostro – assicura il presidente – cioè qui nessuno prende una lira. Nessuna forma di retribuzione”. Oggi il poliambulatorio è un circolo virtuoso che va dallo specializzando al medico in pensione, in un rapporto di continuo scambio professionale e personale. AgisciPalermo vive di 5x1000, di eventi con raccolte fondi e grazie al Banco Farmaceutico, associazione italiana che raccoglie i farmaci in scadenza e trova loro un’ultima, utile destinazione.

Medicina generale, pediatria, ginecologia, specialisti reperibili all’occorrenza, ma soprattutto integrazione. “Noi educhiamo i pazienti anche trovare il proprio medico come tutti gli italiani, una volta ottenuto il permesso di soggiorno, e allo stesso tempo non mandiamo certo via i palermitani che vivono qui e ci chiedono una consulenza. Non abbiamo mai avuto alcun avvertimento o rappresaglia. Per noi significa tanto”. “Di clinico facciamo il trenta per cento – osserva il presidente – e tutto il resto è accoglienza e appoggio nei disagi, tant’è vero che una delle nostre figure maggiori è lo psicologo, pur essendo ormai una figura non più stanziale, meno richiesta di prima”.

Un segnale del fatto che sia cambiata l’immigrazione, afferma il dottor Gargano: “Ora è più veloce. Prima vedevamo i pazienti per molto più tempo, ora è un ‘passa e via’ per andare verso il nord Italia o addirittura verso il nord Europa”.

Più veloce ma anche molto più redditizia, perché la rete solidale che vede impegnati AgisciPalermo, il Giardino di Madre Teresa, il Centro Astalli, il centro delle suore vincenziane e Santa Chiara, non è la consuetudine. “Tutti coloro che hanno a che fare col business dell’assistenza si sono votati agli extracomunitari – racconta Gargano – nessuno si occupa più di bambini disagiati, di mamme in difficoltà, di anziani. Con gli immigrati i soldi arrivano dall’Europa, e arrivano davvero, quindi molti si improvvisano competenti solo per far soldi. Quando si vedono arrivare i barconi con tutta questa gente intorno che ha intenzione di ‘prendersene cura’, non sempre è solidarietà: è opportunismo, per cercare di procacciarsi la fonte di guadagno. Noi non siamo così, qui è un’isola felice”. Nella mattina del giorno infrasettimanale in cui siamo andati, però, tra i 957 pazienti schedati finora nel 2018, si fanno vivi davvero in pochi. “Piove e non vengono”, dice Gargano. “Perché? Con le piogge molto probabilmente aumentano i raccolti, e conviene fare qualche chilometro lontano da casa per cercare di fare una giornata nei campi. Non dimentichiamo che vengono qui per lavorare”.

Il futuro di AgisciPalermo si incontra con il futuro della medicina: Stefano Pizzo, 28 anni, è un neo medico e specializzando in Igiene, e grazie al poliambulatorio sta scoprendo un mondo: “Non avevo mai ‘sentito’ la vocazione medica in senso stretto – confessa – ma stando qui comincio ad avvertire qualcosa mai vissuto prima: qui non stai lavorando, sei qui per aiutare. Questa è medicina. E sono contento di scegliere queste categorie stigmatizzate per fare del bene”. E la coscienza politica non gioca un ruolo marginale: “In questo periodo dove tutto va contro gli immigrati, ci vuole qualcuno che invece gli vada incontro. Non so se farei quello che faccio, se non stessi vivendo questo particolare periodo storico e politico”.