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I numeri e i cantieri

Progetti eterni, come l'emergenza
L'Isola del dissesto idrogeologico


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M5s contro il commissario Croce: "Un solo intervento realizzato". Ma alcuni risalgono a 29 anni fa e i Comuni sono senza tecnici.

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PALERMO - Era il 1989 quando il Comune di San Piero Patti, nel Messinese, chiedeva un finanziamento per il “consolidamento del centro abitato tra le località Torre e Margi”: quasi otto milioni. Il finanziamento è arrivato solo adesso. Ventinove anni dopo. E va a rimpolpare l'elenco dei 237 interventi previsti dal Patto per il Sud per il contrasto del dissesto idrogeologico.

Il ruolo del commissario per il dissesto

La storia dei finanziamenti destinati alla salvaguardia del territorio siciliano, che sono apparsi in tutta la loro urgenza dopo la tragedia di Casteldaccia, è storia tutta siciliana. Storia di burocrazie che spesso rimangono sospese nel tempo, insieme ai loro progetti. A gestire i fondi per il dissesto dal 2010 è il commissario in Sicilia, figura che coincide, sulla carta, col presidente della Regione. Nella prassi, invece, con il cosiddetto “soggetto attuatore”, delegato dallo stesso governatore. Oggi, come ieri – esclusa la parentesi da assessore nel governo Crocetta – il soggetto attuatore in Sicilia è Maurizio Croce. Contro di lui il Movimento 5 stelle ha puntato il dito, chiedendone l'immediata rimozione: “Solo un progetto su 237 è stato finanziato in due anni”, la denuncia. Croce in realtà è tornato al ruolo di commissario da poco meno di un anno.

Gli unici cantieri aperti

Resta quel dato però, che può sembrare clamoroso: un solo progetto realizzato finora tra i 237. Un dato comprensibile, spiegano dagli uffici del Commissario, dove ricordano che il Patto per il Sud, che prevede quegli interventi e un finanziamento complessivo di 591 milioni di euro è stato approvato solo alla fine del 2016. Da lì, la trafila che passa dalle gare per la progettazione, i bandi, le assegnazioni, l'apertura dei cantieri. Solo uno, anzi tre in due anni. Oltre all'opera conclusa, due sono allo stadio di “lavori in corso”. Lì i cantieri sono stati quantomeno aperti.

Il pezzo di Sicilia finora “baciato” dalla burocrazia è la costa di Sant'Agata di Militello, nel Messinese. Lì, infatti, si trova l'unica opera che finora ha tagliato il traguardo: la protezione del lungomare di fronte alla caserma dei Carabinieri (2,2 milioni di euro di progetto), mentre a due passi è stato aperto un altro cantiere quello che serve per mettere in sicurezza un muro di sostegno: altri 2,2 milioni. L'unico altro cantiere aperto è a Resuttano (provincia di Caltanissetta): per il consolidamento di una strada sono stati stanziati quasi 1,3 milioni di euro. Il cantiere è attivo.

Circa 591 milioni da spendere entro il 2021

Per il resto, bisognerà aspettare. E così, c'è ancora da far fruttare i 591 milioni di euro previsti dal Patto per il Sud solo per il dissesto idrogeologico. È questa la parte più corposa ma non l'unica destinata a questo tipo di progetti (ci sono anche vecchi accordi quadro, i patti per Palermo e Messina, ad esempio). Ma il “grosso” è lì, in quel Patto sottoscritto in pompa magna da Matteo Renzi all'ombra dei Templi di Agrigento. I soldi andranno spesi entro il 2021: per quella data bisognerà essere allo stadio di “obbligazioni giuridicamente vincolanti”, altrimenti bye bye milioni.

Come sono suddivisi i fondi per il dissesto

La torta da 591 milioni è divisa in quattro fette. Quella che prevede il maggior numero di interventi è quella relativa al “rischio frane”: 119 interventi per un importo di quasi 250 milioni. Poi ecco i 61 interventi per la “messa in sicurezza delle infrastrutture” (finanziamento complessivo di quasi 133 milioni), i 37 interventi per il “rischio alluvioni” (a disposizione quasi 108 milioni), infine i 20 progetti per il contrasto dell'erosione costiera (poco più di 100 milioni).

L'attacco del M5S e i progetti eterni

Intanto, sulla spesa di queste somme ecco l'attacco al commissario Croce da parte del Movimento 5 stelle: "Se non è un fallimento, poco ci manca", ha tuonato la deputata regionale Valentina Zafarana facendo riferimento all'unico progetto realizzato tra i 237. In realtà, il Patto per il Sud, come detto, è stato sottoscritto circa due anni fa. E in quel momento, Croce non era nemmeno commissario: lo sarebbe diventato (per lui un ritorno) solo un anno dopo. Ne ha preso atto anche il presidente Musumeci, che pur rigettando le accuse - "del periodo precedente io non rispondo", ha detto in Aula ieri all'Ars - ha affermato: "Purtroppo non ci sono poteri straordinari per realizzare le opere e anche noi dobbiamo lottare con certa burocrazia". E così, via alle procedure, spesso farraginose, che nascondono storie nelle storie.

Come il caso del progetto dell'89 di San Piero Patti, ma anche quello che prevede la “messa in sicurezza” di una strada nel Comune di Canicattì: qui il progetto addirittura affonda al 2000. Diciotto anni, in cui la “messa in sicurezza” è stata attesa con discreta pazienza. Due anni prima, addirittura, ecco il progetto per il “Consolidamento della zona di Sant'Agostino”, nel territorio di Cammarata, sempre nell'Agrigentino: venti anni per vedere un finanziamento. Progetti antichi, che necessitano spesso di revisioni, di correzioni, che inceppano la macchina. Con una complicazione in più: l'assenza, soprattutto negli uffici tecnici dei Comuni più piccoli, delle professionalità necessarie. Anche per questo motivo sono stati recentemente previsti in finanziaria 100 milioni per l'assunzione di geologi, ingegneri e altre professionalità utili alla realizzazione dei progetti.

Le gare ferme da mesi

Intanto, di progetto concluso ce n'è solo uno. E in due casi si sono aperti i cantieri. Il resto, però, non è fermo. Come risulta dalla relazione semestrale del Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico dello scorso luglio, infatti, per “interventi immediatamente cantierabili” sono stati finanziati 48 progetti per un importo di quasi 128 milioni. Passi avanti, ma troppo lenti per le opposizioni che evidenziano altri rallentamenti. Quelli che riguardano alcune gare concluse da mesi, ma non ancora aggiudicate. È il caso ad esempio dei Comuni di Antillo e Casalvecchio, nel Messinese o di Santa Caterina Villaermosa nel nisseno: gare concluse addirittura nel dicembre scorso, ma ancora in fase di aggiudicazione; o è il caso di due progetti ad Avola e Cammarata, gare chiuse da cinque mesi ma ancora in una fase di “esame”. Insomma, lì ancora niente cantieri. Nella Sicilia dei progetti eterni. Come le emergenze.