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L'INCHIESTA

Bagheria, cimitero dell'illegalità
Un elenco con 44 indagati


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Il pagamento di una tangente

Sotto accusa dipendenti comunali, titolari di onoranze funebri e parenti dei defunti.

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PALERMO - Il dominus, secondo l'accusa, era Pietro Mineo, custode del camposanto di Bagheria. Ai suoi ordini si muovevano alcuni operai comunali:
Santo Gagliano, Giovanni Fiorentino e Gaetano Russo. E poi c'era Natale Megna che stava scontando una condanna a un anno e due mesi con l'affidamento ai servizi sociali. Pure lui lavorava al cimitero. Sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata a commettere “una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e la pietà dei defunti”.

Il giudice per le indagini preliminari Michele Guarnotta scrive che “si sbarazzavano di corpi e cadaveri senza alcuna pietà, pur di guadagnare denaro”. Bastava pagare per evitare che una salma finisse in deposito. Qualche centinaio di euro e si superava la cronica carenza di loculi.

L'inchiesta della Procura di Termini Imerese e dei carabinieri della compagna di Bagheria è figlia di un'emergenza decennale. Per anni si è proceduto a tumulazioni provvisorie dei defunti. La regola vuole che all'arrivo delle salme di persone titolari di una concessione per poterle tumulare è necessario attendere che si liberino i loculi. C'è una trafila da rispettare, a cominciare dai tempi, per trasferire le salme negli ossari o nei campi di inumazione. Ed invece Megna e soci avrebbero gestito le cose a modo loro.

Il punto è che domanda e offerta illegale si incrociavano alla perfezione. In tanti sono stati disposti a pagare per fare le cose in fretta. Innanzitutto i titolari di agenzie funebri, sollecitati dai parenti dei defunti. Ora sotto tutti finiti sotto inchiesta. Alcuni anche per corruzione.

Gli indagati sono 44, tra cui gli impresari funebri Francesco Sorci, Cosimo e Antonio Galioto, Francesco Tomasello, Alessandro Paternostro, Rosario Miosi, Nicola e Salvatore Colletta, e i dipendenti delle agenzie, Giacomo Gargano e Vincenzo Scirè,

Sotto inchiesta anche i funzionari comunali Nicolò Ducato, Sergio Francesco Palumbo e Corrado Conti, e il dipendente Ignazio Bologna. Palumbo è indagato perché avrebbe aiutato Megna e Gagliano ad eludere le indagini, sostenendo che una salma tumulata senza rispettare l'ordine cronologico fosse stata solo temporaneamente seppellita. Assieme a Ducato rispondono di avere falsificato alcune pratiche di tumulazione, facendole apparire regolari. Bologna è indagato per concussione perché si sarebbe fatto consegnare denaro per agevolare alcune tumulazioni.

Più delicata la posizione di Conti, responsabile del servizio idrico del Comune di Bagheria. Conti avrebbe ottenuto una corsia preferenziale per tumulare una salma. In cambio avrebbe fatto eseguire dei lavori alle maestranze comunali nelle tubature che servivano la casa della madre di Mineo. La donna così riceveva acqua tutti i giorni. Addio razionamento, insomma. In un'occasione gli avrebbe fatto consegnare un'autobotte da tremila litri.

Completano l'elenco degli indagati tutti coloro che avrebbero beneficiato dei favori. E cioè i parenti dei defunti: Giovan Battista Raspanti, Salvatore Di Stefano, Carmela e Maria Chiarello, Angelo Gattuso, Giacomo Gargano, Vincezo Scirè, Maddalena Manfrè, Michele Lombardo, Aurelio Scirè, Luigi Graziano, Pasqualino Buttitta, Pietro Carollo, Angelo Gargano, Caterina Galioto, Antonio Sanfilippo, Michelangelo Sciortino, Giuseppe Presentato, Paolo Ardizzone, Carlo Puleo, Mario Pace,; Antonino, Maria e Nicola Gagliano.

Sotto inchiesta anche Giacinto Tutino, Vincenzo Graniti e Silvestro Girgenti. Si tratta di tre volti noti alle forze dell'ordine perché indagati per mafia che avrebbero violato le misure di prevenzione.