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Piano tutela dell'aria, la Regione:
"Ricorsi deboli e strumentali"


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Le valutazioni dell'Arpa sulle obiezioni dei petrolchimici.

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SIRACUSA - “Deboli e strumentali”: sarebbero così, per gli uffici regionali, le motivazioni con cui le aziende dei petrolchimici siciliani hanno impugnato il Piano regionale di tutela della qualità dell’aria. Lo afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Toto Cordaro, dopo aver avuto contezza di una prima valutazione che i suoi uffici hanno fatto dei ricorsi giunti tanto in assessorato (girati per competenza all’Arpa) quanto ai Tribunali amministrativi siciliani. Si tratta solo di una prima valutazione comunicata all’assessore dai vertici di Arpa Sicilia: “Nei prossimi giorni – ha aggiunto Cordaro - saremo in condizioni di rispondere in maniera appropriata”. Ci sarà dunque una relazione dettagliata.

Il Piano, redatto lo scorso luglio dalla Regione, è lo strumento di pianificazione delle strategie d’intervento per garantire la tutela della qualità dell’aria. All’interno delle 439 pagine ci sono anche scenari e strategie per la riduzione delle emissioni inquinanti, individuate analizzando i dati registrati dalle centraline di monitoraggio pubbliche e la loro elaborazione attraverso sofisticate consulenze tecniche. Per le aziende dei poli industriali siciliani si tratterebbe anche di costosi interventi sugli impianti, per la riduzione delle emissioni, di parametri più restrittivi, di revisioni Aia. E così hanno impugnato il Piano. Capofila di questa riscossa si è fatta l’associazione degli industriali di Siracusa, territorio con uno dei maggiori poli petrolchimici siciliani. “Pur condividendo gli obiettivi prioritari di tutela della salute pubblica e dell’ambiente – ha comunicato in una nota il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona a nome delle aziende del polo industriale -  riteniamo che il metodo utilizzato non vada nella direzione giusta: il piano regionale della qualità dell’aria non ha garantito un adeguato percorso partecipativo con le rappresentanze socio-economiche”. Poi è entrato nel merito: “Abbiamo rilevato che i dati riportati nel Piano circa le fonti di emissione in atmosfera non sono aggiornati, ma fermi al 2012 e quelli sulla qualità dell’aria al 2015. Inoltre il Piano prevede strumentazioni di monitoraggio obsolete e superate da tecnologie più affidabili ed avanzate. Le aziende – ha aggiunto - sono impegnate da molti anni a effettuare corposi investimenti, circa 5 miliardi di euro negli ultimi 18 anni, per contenere le emissioni in atmosfera”. Da qui la richiesta al governo regionale di procedere a un riesame del Piano. Piano che invece, oltre alle revisioni delle attuali Aia (Autorizzazioni integrate ambientali) prevede per le industrie l’applicazione agli impianti delle cosiddette Bat, ossia le migliori tecnologie tarate sui limiti inferiori di emissioni e crono programmi di intervento molto restrittivi. Tra gli obblighi pure i limiti di emissione, in atmosfera, di sostanze ritenute fino a oggi “non normate”, ma delle quali il Piano individua soglie molto basse. Dei ricorsi delle industrie giunti in assessorato si sta occupando dunque l’Arpa, i cui dirigenti hanno già bollato come “deboli e strumentali” gli appunti mossi. Tra qualche giorno la relazione dettagliata dell’assessorato: “Premesso che durante tutta la procedura Vas le aziende in questione non hanno avanzato alcuna osservazione o proposta – ha concluso Cordaro - saranno fatte per tempo tutte le valutazioni tecniche del caso”.