Strade vuote, proteste e la cassata | Palermo, una giornata particolare - Live Sicilia

Strade vuote, proteste e la cassata | Palermo, una giornata particolare

Si è messa in moto la macchina del vertice. Ma come lo vive la città? VIDEO -  FOTO 1 - FOTO 2

La manifestazione
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PALERMO – Stamattina, a Palermo, l’aria era diversa: per una parte di città trafelata come sempre, ce n’era un’altra che sembrava non essersi svegliata. Al solito viavai di turisti e lavoratori del centro storico, si alternavano scene da domenica mattina da via Montepellegrino in su, tra cittadini intenti a passeggiare con i sacchi della spesa, e amanti del fitness in bicicletta o con le scarpe da corsa ai piedi. Le poche auto blu pronte a trasportare le personalità impegnate nella convention per ‘decidere’ le sorti della Libia – in programma in serata, parecchie ore dopo – stridevano con il massiccio spiegamento interforze che presidiava ogni snodo cruciale del capoluogo siciliano.

A Palermo, almeno per la prima parte della giornata, sembra aver funzionato il controsenso: fermare una parte di città frenetica e apparentemente inarrestabile, ‘grazie’ a un evento teso come un vertice internazionale. Ma col susseguirsi delle ore pomeridiane, l’atmosfera si fa più calda e per le strade si percepisce che qualcosa sta per accadere, anche se a distanza. E mentre al Grand Hotel Villa Igiea i preparativi per la convention sono quasi ultimati, a piazza Marina, in pieno centro storico, ci si prepara alla ‘controffensiva’. Una manifestazione organizzata da una ventina di sigle di partiti, comitati e movimenti della sinistra italiana, per dar voce al coro “Libia libera”; a campeggiare una volta partito il corteo, in direzione piazza Verdi, gli striscioni “No frontiere” e “Libertà per Giulio Regeni”.

“Siamo in piazza per tre ragioni – dichiara Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione comunista –. La prima è che il vertice si è delegittimato da solo per l’assenza dei grandi leader. La seconda è che coloro che dovrebbero trovare una soluzione sono coloro che il problema l’hanno creato, con la destabilizzazione del regime di Gheddafi. E la terza ragione è che non si possono separare la questione Libia e la questione migranti: non possiamo creare una Libia anche pacificata ma che rimane un grande lager, o un paese da cui partono persone che poi muoiono nel Mediterraneo”.

I partecipanti al corteo non guardano solo fuori dai confini italiani. “Cinquestelle traditori, degli americani siete servitori” è l’urlo delle centinaia di manifestanti di tutte le età, alcuni dei quali impugnano anche bandiere e striscioni No Muos. “Il 10 novembre a Roma c’erano 150 associazioni e migliaia di persone in piazza – dice Chiara Bonafè, dell’associazione La Comune – per una manifestazione dal titolo ‘Uniti e solidali contro il razzismo, il governo e il decreto Salvini’. Un segnale importante ma solamente un primo passo”.

Nel frattempo, a Villa Igiea la macchina organizzativa procedeva placidamente. Con il premier Giuseppe Conte a fare da padrone di casa degli ospiti via via sbarcati. Piccola notazione ghiotta per il menù della cena: tagliolini al gratin con ragù di triglie, trancio di ombrina con un contorno di fagiolini con la salsa di pomodori e salvia. E per finire la classica cassata siciliana.


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