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Il blitz Cupola 2.0

"Si è fatta una cosa molto seria"
Il summit della Commissione


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Le intercettazioni nell'operazione antimafia che ha portato all'arresto di 46 persone.

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PALERMO - È il 29 maggio 2018, Totò Riina è morto da sei mesi. La nuova mafia si riorganizza. I carabinieri del nucleo investigativo tengono sotto osservazione una serie di boss, molti dei quali scarcerati dopo lunghe pene.

Settimo Mineo di Pagliarelli, Gregorio Di Giovanni di Porta Nuova, Filippo Bisconti di Belmonte Mezzagno e Francesco Colletti di Villabate sono parecchio guardinghi. Cambiano i mezzi con cui si recano alla riunione, spengono i telefonini oppure li affidano ad altre persone nel tentativo di depistare chi li pedina.

Uno di loro, però, Francesco Colletti, poche ore dopo il summit, collocato fra l'ora di pranzo e il primo pomeriggio, fa un resoconto al suo autista Filippo Cusimano. I militari hanno piazzato le microspie nella macchina giusta, la loro, e cioè una Fiat Panda.

Alla 20:02 Colletti racconta che Settimo Mineo ha preso “la parola” per chiedere ai presenti il rispetto delle regole. È una riunione di vertice tanto che importanti uomini d'onora come Salvatore Pispicia, cugino di Gregorio Di Giovanni, Francesco Caponetto di Villabate e Giovanni Sirchia di Passo di Rigano sono rimasti esclusi dalla discussione.

E poi ci sono dei precisi riferimenti ad altri pezzi grossi perché “... si è fatta comunque una bella cosa... per me è una bella cosa questa.. molto seria... molto...con bella gente... bella... grande... gente di paese... gente vecchi… gente di ovunque..”. Ed ecco i diktat di Mineo: “... è una regola proprio la prima... nessuno è autorizzato a poter parlare dentro la casa degli altri... siccome c'è un referente...”. Guai a violarla: “... dice basta che tu mi vieni qua da me e mi dici ' lo sai è venuto uno ed è venuto a fare discorsi a Villabate'...appena finiamo viene convocato... dal suo... e viene messo fuori' perché ci spieghiamo le regole e non le vogliono capire... e allora prendiamo e lo mettiamo fuori subito”. E se il capomandamento non si attiene alle regole della commissione ne paga le conseguenze: “... se uno non vuole accettare si assume le conseguenze totali...”.

Ed ancora: Colletti spiega che "dice per lui...qual è.. qualsiasi errore può essere pure..dice ma lo conosco io.. me ne occupo io  di gestirti questa cosa...già è un errore.. capì? non si può fare...è un grande errore.. dice tu di dove sei? di Villabate..tu.. te.. ti devi scegliere.. ti devi gestire le cose di Villabate...capì? tu di dove sei? Palermo Centro? Porta Nuova? Falsomiele? di.. statti là.. non ti immischiare mai nelle cose che non ti appartengono".

Settimo Mineo dirige la riunione: “... ci parte lo zu' Settimo 'io mi ricevo a chiunque però se sbagliano ve lo faccio sapere che... me lo porto... me lo filo... così dice?... e diciamo così... va là vattene...è giusto? .. io vengo qua e vi dico dov'è... l'errore... pure che lo ha fatto quello... lo hai fatto tu se è di Villabate... lo hai fatto tu se è di Tommaso Natale... o lo hai fatto tu se sei della Piana... o tu se sei di San Giuseppe Jato... o tu se sei di Corleone... mi spiego?.... l'errore lo avete fatto voi...' dice 'ma io non ne sapevo niente... di testa sua... è proprio per questo lo devi mandare'”.

Ed ecco il riferimento ai mandamenti di San Giuseppe Jato e Corleone, legato ai “vecchi di paese" di cui ha parlato prima Colletti. Nel corso della riunione probabilmente c'erano i rappresentanti tutti i 15 mandamenti mafiosi di Cosa nostra.

Si è parlato anche della reggenza di Bagheria e di come dal carcere arrivino le direttive. I componenti della commissione preferivano nominato Gino Mineo, ma Colletti aveva fatto sapere che il capomafia Pino Scaduto era uscito dal carcere con le un mandato a comandare firmato da Nicolò Eucaliptus e Leonardo Greco.

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