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PALERMO

Amia, il Comune vince la causa
Restituiti beni per 85 milioni


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Due immobili e il 49% di Amg tornano a Palazzo delle Aquile. La sentenza della Cassazione.

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PALERMO - L’Amia non è stata risanata e quindi 85 milioni di euro, tra azioni di Amg e immobili, possono tornare nelle mani del comune di Palermo. A deciderlo è stata la Cassazione che, con una sentenza, ha messo fine a una vicenda che si trascinava da anni ma che oggi fa brindare Palazzo delle Aquile che si ritrova, di colpo, con un tesoretto per le mani.

Una storia che inizia nel 2009, quando il sindaco è Diego Cammarata e il consiglio comunale, per salvare l’Amia dal fallimento, decide di ripatrimonializzarla mettendo sul piatto il 49% delle azioni della Amg, ossia la partecipata che si occupa di gas e pubblica illuminazione, per un valore di 64,3 milioni di euro, oltre a due immobili storici: Palazzo La Rosa di via Alloro, valutato 4,5 milioni, e il Palazzo delle Ferrovie di piazzetta Cairoli, da 16,5 milioni, che oggi ospita la Rap.

Il trasferimento dei beni aveva un unico obiettivo: consentire alla partecipata, dal 2010 in amministrazione giudiziaria e guidata dai commissari nominati dal ministero, di salvarsi dal fallimento, visto che si occupava di igiene pubblica. Ma dal momento che l’obiettivo è stato mancato e che nel 2012 l’Amia è comunque fallita, il Comune nel 2014, ormai guidato da Orlando, ha chiesto di tornare in possesso dei beni insinuandosi al passivo del fallimento e iniziando così una querelle con la curatela: in primo grado Palazzo delle Aquile ha perso, ma il verdetto è stato ribaltato in appello e adesso c’è anche il bollino della Cassazione.

Palazzo delle Aquile ha contestato il fatto che il conferimento delle azioni sia avvenuto mediante girata sul retro del titolo nominativo apposta dal direttore generale su delega del sindaco, anche se non avevano poteri gestionali per trasferire beni; ma anche che le azioni Amg sono state annotate nelle scritture contabili di Amia come versamenti in conto futuro aumento di capitale, però mai deliberato.

I giudici di Cassazione hanno rigettato il ricorso dei curatori, dichiarando che le richieste del Comune, sebbene tardive, erano fondate. “Ancora una conferma dell’allegra gestione finanziaria e degli anomali rapporti tra il comune e l'Amia – commenta il sindaco Orlando - Ancora una conferma della spregiudicatezza con cui, per un lungo periodo, furono amministrate decine di milioni di euro, mettendo a rischio la tenuta dell'intero sistema comunale. È una coincidenza, ma fa riflettere il fatto che questa sentenza sia arrivata nel giorno (ieri per chi legge, ndr) in cui approviamo in Giunta un nuovo bilancio consolidato che fa definitiva chiarezza nei conti e nel rapporto fra il Comune e le sue partecipate: quasi a marcare ancora di più la differenza fra l'oggi e il triste passato fatto di ruberie, bilanci fasulli e fallimenti”.

Non è chiaro cosa se ne farà il Comune del nuovo “tesoretto”, ma una buona notizia per la Rap c’è ed è immediata: l’affitto della sede di piazzetta Cairoli, 21 mila euro, adesso andrà a Palazzo delle Aquile che, per inciso, è il proprietario della stessa azienda. I soldi, in pratica, finiranno sempre nello stesso calderone, anche se l’edificio potrebbe addirittura servire per ricapitalizzare la Rap.