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Il punto

Il grande caos delle partecipate
Un anno di grane per il governo


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Il caso della Sas, con le dimissioni di Caruso, è solo l'ultimo capitolo. Da Riscossione Sicilia a Interporti, tutte le difficoltà del governo.

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L'ultimo capitolo dell'anno difficile delle partecipate della Regione è quello del siluramento in Tv dell'amministratore di Sas. Impallinato con una filippica da un Gianfranco Micciché “incazzato” (la parola è sua) per non avere assunto 134 persone fuoriuscite da altre partecipate o enti che hanno chiuso i battenti. “Il presidente di Sas se non ha il coraggio per fare il presidente, si dimetta. Se non ha il coraggio di assumere persone che sono state licenziate dal pessimo governo di Crocetta, il peggiore di sempre, si dimetta”. Così ieri in diretta televisiva il presidente dell'Ars ha parlato di Marcello Caruso, presidente della Sas nonché esponente del partito di Micciché vicino a Renato Schifani. E Caruso a stretto giro di posta si è dimesso. “Non potevo fare quello che mi è stato chiesto dall'assessore all'Economia – ha spiegato il dimissionario -, una richiesta che andava nella direzione opposta rispetto a quanto deciso dall'assemblea dei soci. Così, ho preferito dimettermi”.

Ed è ancora caos nella giungla delle partecipate siciliane. Un variegato mondo che impiega migliaia di persone e che grava per buona parte sui bilanci regionali. Un mondo caotico in cui da anni i governi regionali promettono di portare chiarezza e semplificazione. E che invece resta un capitolo tormentato, anche nell'era del governo Musumeci.


La vicenda Sas è solo l'ultima di una serie di dispiaceri. Emblematica, ad esempio, è stata la gestione del dossier Riscossione Sicilia. La partecipata che si occupa dell'incasso dei tributi in Sicilia ha vissuto una stagione acefala e alla deriva. La nuova governance nominata dalla giunta Musumeci è durata il tempo di un amen prima di togliere il disturbo. Le nomine che dovevano colmare il vuoto si sono arenate in commissione all'Ars per una serie di problemi di incompatibilità, due su tre alla fine sono state stoppate. E così dopo mesi di stallo il governo ha proceduto ad altre nomine, mentre i sindacati settimanalmente preconizzavano l'imminente rovina per la società. Vedremo adesso cosa porterà il futuro dopo tanta sofferenza.

Alla Seus, società partecipata che si occupa di emergenza e urgenza sanitaria in Sicilia, è arrivato, Davide Croce, veronese, nomina frutto dell'accordo del governo regionale siciliano con quello della Lombardia per la nascita dell'Areus, la nuova azienda regionale. E polemiche sulle nomine invece hanno riguardato la nuova governance dell'Irsap, l'ente che gestisce le aree industriali. Senza dimenticare, poi, a proposito di nomine, la scelta del governo di rimandare la definizione dei posti di sottogoverno a dopo le elezioni, procedendo a nomine "temporanee" di persone di fiducia degli assessori che rimasero per un certo tempo al timone.

I problemi di certo non mancano. A Riscossione e altrove. Non va troppo bene neanche a Sicilia Digitale, dove di recente si è dimesso l'amministratore unico Paolo Corona, sostituito dall'avvocato Massimo Dell'Utri, vicino ai Popolari e Autonomisti. Prima di salutare la compagnia, Corona, aveva presentato in audizione in Commissione Bilancio all'Ars una durissima relazione sullo stato della società partecipata, ex Sicilia e-Servizi, che si occupa dei sistemi informatici della Regione, mettendo nero su bianco la grave situazione finanziaria. Una relazione che era un sostanziale atto d'accusa contro la gestione degli ultimi anni del socio unico, cioè la Regione.

Non ha avuto pace per un pezzo l'altra partecipata Sis, Società Interporti Siciliani. Dove si sono succeduti quattro amministratori in quattro mesi. A febbraio era andato via Alessandro Albanese. Al suo posto era arrivata Carmen Madonia che ha deciso di dimettersi il 18 aprile scorso. Poi è toccato a Benedetto Torrisi, docente universitario: nominato il 30 aprile, rinuncia all’incarico per ragioni personali nemmeno un mese dopo, il 28 maggio. Due settimane di "vuoto" ed ecco un altro Torrisi, Rosario Torrisi Rigano. In compenso, poche settimane dopo è arrivata anche la buona notizia della ricapitalizzazione della società con un’iniezione di nuova liquidità pari a 2,5 milioni di euro.

Perché va aggiunto, nel raccontare il tormentato anno delle partecipate, che non sono mancati e non mancano i progetti di rilancio da parte del governo. Come quelli che riguardano le società del mediocredito. Non solo. Con un recente decreto dell'assessore all'Economia si è intensificato il controllo della Regione su queste società per legittimare gli affidamenti in house. Tra il dire e il fare, però, ci sono le vicissitudini degli amministratori. Tra balletti di nomine e defenestrazioni in diretta tv.