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PALERMO

Troppe piogge e dighe piene
Più prelievi da Rosamarina


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La Regione scrive all'Amap, ma non mancano le polemiche.

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PALERMO - Gli invasi di Palermo sono troppo pieni e, per motivi di sicurezza, bisogna in parte svuotarli. E’ questo il paradosso che vive il capoluogo siciliano, alle prese con la siccità in estate e con la troppa abbondanza di piogge durante l’inverno, ma che diventa nuovo terreno di scontro tra l’Amap, la partecipata del comune di Palermo che serve anche altri 32 centri della provincia, e la Regione che ha il compito di gestire le dighe.

Un rapporto spesso conflittuale e che, in questi giorni, si è fatto nuovamente teso. Il 4 dicembre, infatti, il Dipartimento Acque e rifiuti ha scritto alla società per segnalare la situazione della diga di Rosamarina dove si sono raggiunti i 68 milioni di metri cubi d’acqua sui 72 raggiungibili. In realtà l’invaso potrebbe contenere fino a 100 milioni, ma a causa di alcuni problemi il limite è stato prima abbassato a 60 e, dopo vari interventi, alzato di altri 12 milioni. Il punto è che, con le piogge previste per questo e per i prossimi mesi, l’acqua potrebbe superare il limite imposto dal ministero (72 milioni) e così la Regione ha invitato Amap ad attingere più acqua del solito, riducendo quella proveniente da altre fonti. Un modo per evitare di doverla semplicemente buttare.

Palermo infatti riceve acqua non solo da alcune sorgenti come il Gabriele, Risalaimi e lo Scillato e prese fluenti come l’Imera, l’Eleuterio, Santa Caterina e Madonna del Ponte, ma per quasi il 60% da alcuni invasi gestiti dalla Regione: in primis Rosamarina e Poma, usati sia per le abitazioni che per i campi, lo Scanzano-Rossella (con solo uso idropotabile) e l’invaso di Piana degli Albanesi, gestito da Enel e la cui acqua viene usata per produrre energia col sistema idroelettrico. Il punto è che alcuni invasi, come il Rosamarina e lo Scanzano, soffrono di problemi vari tra cui, nel secondo caso, anche la mancanza del collaudo: il risultato è che incamerano meno acqua di quella che potrebbero.

Ma la richiesta della Regione di attingere più acqua da Rosamarina, arrivata in questi giorni, ha mandato su tutte le furie l’Amap: l’acqua di questo invaso è infatti troppo salata e pertanto va miscelata con altra acqua. Lo Scanzano al momento contiene 6,4 milioni di litri sugli 8,3 disponibili (la capacità sarebbe di 18), troppo pochi secondo la società del comune di Palermo che, così, attinge acqua da Piana togliendola però alla produzione di energia, con un danno per Enel di 5 mila euro al giorno che, da oltre un anno, paga Amap. “Non abbiamo più intenzione di pagare – avverte l’amministratore unico Maria Prestigiacomo – Le dighe sono in queste condizioni per colpa della Regione e non possiamo subirne noi le conseguenze, considerando che danneggiamo anche il territorio di Piana degli Albanesi. Cosa faremo quando finirà l’acqua dello Scanzano?”.

Il punto è che per la Regione invece l’acqua dello Scanzano è più che sufficiente a coprire il fabbisogno di Palermo, senza dove ricorrere a Piana e quindi senza dover pagare una penale da 150 mila euro al mese. “L’acqua va miscelata – spiega il dirigente Franco Greco – o lo si può fare attingendo dallo Scanzano o da Piana degli Albanesi, ma è chiaro che conviene adottare la prima opzione”. Una scelta quasi obbligata, secondo il dipartimento regionale, visto che anche lo Scanzano sta raggiungendo il limite consentito e anche in quel caso bisognerà, in caso di piogge continue, correre ai ripari. Inoltre da Rosamarina si attingono, annualmente, tra i 45 e i 50 milioni di metri cubi e, considerando che ad oggi se ne contano 68, ce n’è in abbondanza.

Ma lo scontro si consuma anche sui lavori che andrebbero fatti alle dighe, così da consentirne la piena capacità. “Abbiamo più volte sollecitato gli uffici tecnici della Regione – continua la Prestigiacomo – e segnalato il problema ai vertici politici. Ci sono 18 milioni di euro stanziati per lo Scanzano che sono a rischio per i ritardi: pur di non perderli, siamo disposti a fare noi il progetto”. Ma anche su questo punto la Regione rassicura: “Sul Rosamarina abbiamo redatto lo studio di fattibilità che è stato proposto per il finanziamento nell’ambito del Piano invasi – dice Greco – e ci hanno accordato una somma di otto milioni di euro per ripristinare la piena efficienza della diga. La prossima settimana pubblicheremo il bando di gara per la progettazione esecutiva e poi faremo l’appalto, stessa cosa per lo Scanzano; è stata invece già indetta la gara per l’esecuzione dei lavori sullo Scillato”.