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L'APPELLO

Camere di Commercio, la lettera:
"Caro Di Maio, stiamo fallendo"


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Il presidente dell'ente di Palermo ed Enna, Alessandro Albanese, scrive al ministro.

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PALERMO - Le Camere di Commercio stanno fallendo. Lo scenario a tinte scure è descritto in una lettera che il presidente dell'ente di Palermo ed Enna,
Alessandro Albanese ha inviato, tra gli altri, al ministro allo Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Stando alle parole assai "preoccupate" di Albanese, adesso, il rischio è quello di non potere più pagare le pensioni di 205 ex impiegati delle Camere. Ma non solo. A rischio sono soprattutto gli stipendi di 102 dipendenti di Palermo ed Enna con l'effetto di portare persino all'interruzione "dei servizi camerali, per le ovvie e conseguenti azioni dei lavoratori, e con nefaste conseguenze per tutto il sistema camerale ed imprenditoriale siciliano”.

L’allarme, come detto, è stato lanciato dallo stesso presidente dell’ente, Alessandro Albanese in una lettera di pochi giorni fa. Con essa Albanese denuncia “lo stato grave ed a questo punto, forse, irreversibile della situazione economico-finanziaria dell’ente” che “nei prossimi giorni - sono queste le parole del presidente della Camera - si tradurrà nel definitivo default finanziario della Cciaa (Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura; ndr.) di Palermo ed Enna ma che anticiperà solo di qualche mese quella delle altre Cciaa siciliane”. Con inevitabili ricadute sui lavoratori anche delle altre Camere.

La nota “urgentissima” è rivolta, “ciascuno per competenza e responsabilità” al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, al presidente della Regione Nello Musumeci e al vicepresidente Gaetano Armao, all’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano, a Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere e ai direttore generali del Mise e dell’unione delle camere di commercio, Mario Fiorentino e Giuseppe Tripoli. La richiesta contenuta nel documento è secca: consentire l’utilizzo della norma di salvaguardia per evitare “danni gravi e irreparabili”.

Quello di Alessandro Albanese è, infatti, fin dalle prime righe un j’accuse verso chi doveva approvare degli atti necessari e però non l’ha fatto. In particolare, il presidente della Camera di Commercio palermitana-ennese lamenta la mancata adozione di un decreto ministeriale che avrebbe dovuto dare il via libera al programma di rientro dal dissesto e all’aumento del diritti annuali per consentirlo.

Infatti, la finanziaria nazionale per il 2017 prevedeva che se i bilanci delle Camere di commercio presentano squilibri strutturali in grado di provocare il dissesto finanziario, allora, gli enti avrebbero potuto adottare dei “programmi pluriennali di riequilibrio finanziario, condivisi con le Regioni, nei quali prevedere l'aumento del diritto annuale fino a un massimo del 50 per cento”. L’aumento percentuale dei diritti che le imprese pagano ogni anno per l'iscrizione alla Camera dovrebbe durare per gli esercizi necessari a rientrare dal dissesto. La legge prevede, però, che l'autorizzazione all'aumento spetta al Ministro dello Sviluppo economico su richiesta di Unioncamere.

Insomma, un procedimento complesso avviato a Palermo, con una delibera del Consiglio della Camera datata al 24 gennaio 2018, ma da concludere a Roma. “Dall’adozione della predetta delibera - racconta, però, Alessandro Albanese - e di tutte le conseguenti attività tempestivamente poste in essere da questa amministrazione sono infruttuosamente ed inspiegabilmente trascorsi 11 mesi (!) malgrado la evidenziata ed evidente gravità della situazione non (e mai) dipendente da scelte gestionali e amministrative della scrivente Camera”.

E il decreto ministeriale, fermo negli uffici romani, sarebbe la soluzione immediata per consentire “la sopravvivenza dell’efficiente ed efficace sistema camerale siciliano che - così ribadisce Albanese -, in assenza dell’improprio onere pensionistico, produrrebbe avanzi di bilancio utilizzabili per le imprese stesse”. Stando a quanto Albanese richiama nella lettera, infatti, il Consiglio Camerale si è insediato il 28 febbraio 2017 e già in quella data il debito legato al pagamento delle pensioni ammontava a 7,7milioni di euro.

Le pensioni, insomma, sono il peso che grava sulle Camere di Commercio. Gli enti, infatti, fin ora hanno provveduto a pagare direttamente i trattamenti pensionistici degli ex dipendenti. Per questo la Regione ha autorizzato le Camere a creare un fondo pensioni unico per liberare i bilancio degli enti siciliani dal peso delle pensioni. Il deficit da saldare però rimane e la soluzione del piano di rientro e dell’aumento del 25% dei diritti camerali resta la strada da seguire.