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La nota della Fisascat

Decreto dignità, allarme della Cisl
"Aziende non rinnovano i contratti"


, Economia

Calabrò: "Bisogna intervenire subito".

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PALERMO - "All'indomani dell'entrata in vigore del cosiddetto 'Decreto dignità' erano già emerse perplessità sugli effetti che avrebbe provocato. Adesso arrivano, purtroppo, le prime certezze. Sono partite, infatti, le prime convocazioni da parte di aziende siciliane che annunciano la volontà di non rinnovare i contratti a termine, tra cui la Cot Ristorazione, azienda della ristorazione collettiva presente in tutta la Sicilia. Decreto dignità a tutela o a svantaggio del mantenimento dell'occupazione?". Su questo si interroga la Fisascat Cisl Sicilia. "Sebbene, infatti, nasca con l'intento di colmare il gap con il resto dell'Europa, dove il 30% dei contratti a tempo determinato transita virtuosamente nel tempo indeterminato (in Italia la percentuale è del 20 %), il Decreto dignità non tiene conto di alcune categorie di lavoratori che subiranno gli effetti peggiori e sta producendo la fuoriuscita di forza lavoro che non potrà più godere del contratto a tempo determinato in quanto ha già superato i limiti consentiti - si legge in una nota - Seppure apprezzabile il tentativo di scoraggiare il ricorso delle aziende ai contratti a termine, non si è tenuto conto del momento di incertezza che sta attraversando l'economia internazionale. Le aziende si muovono con prudenza: l'assunzione a tempo determinato può essere una alternativa a non assumere o, cosa ancora più grave, a ricorrere al lavoro nero".

"Bisogna subito intervenire - spiega Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Sicilia - perché è evidente che qualora le stime dell’Inps fossero confermate, la riduzione di 8000 posti di lavoro a tempo determinato risulterebbe difficile da sopportare. Calcolando anche il mancato rinnovo dovuto alle più rigide causali si arriverebbe a 20.000 posti di lavoro in meno”. Questo decreto prevede che l'azienda debba dimostrare di avere esigenze non programmate, temporanee e significative per potere assumere un lavoratore a tempo determinato. “È fin troppo evidente che la vaghezza di questi requisiti - aggiunge Calabrò - aprirà la strada ad un enorme contenzioso poiché, ad esempio, la significatività non è un dato misurabile e non vorremmo che in questa giungla ci si rivolga sempre più al lavoro somministrato, il quale renderebbe ancora più precari i lavoratori impiegati".

"Guardando i dati statistici si ha l'evidenza che in questi ultimi anni sia stato proprio il lavoro a termine ad avere registrato il maggiore incremento, contribuendo in maniera decisiva a raggiungere la cifra di 23 milioni 382 mila occupati. Sono state le fasce più fragili, soprattutto i giovani provenienti dal Sud, a beneficiare maggiormente dalla congiuntura positiva. I dati Eurostat indicano che della crescita dei posti di lavoro (circa un milione) verificatasi dal 2013, picco della crisi, 771 mila sono ascrivibili a nuove assunzioni a tempo determinato e 409 mila a quelle a tempo indeterminato. Analizzando quanto accaduto da gennaio 2016, e cioè dal boom dei contratti a tempo determinato, il maggiore incremento ha riguardato i lavoratori della fascia di età 50-64 anni, ma per la prima volta sono aumentati i posti di lavoro fra i giovani (15-24 anni, + 1.8% - 25-34 anni, +1,5%)", ancora la nota.

“Per la prima volta - prosegue Calabrò - i più giovani sono stati favoriti. Anche perché a differenza dei più anziani, per i quali la crescita degli occupati è più un effetto tecnico dovuto ai sempre minori ritiri, nel caso dei giovani si tratta di nuovi ingressi nel mondo del lavoro. Non vorremmo trovarci nel paradosso in cui grandi realtà aziendali certamente non avranno problemi a trasformare a tempo indeterminato tutti i propri dipendenti - conclude Calabrò - mentre le piccole e medie realtà, dunque la maggior parte delle imprese, ci penseranno due volte prima di confermare quel nuovo giovane assunto e magari ricorreranno a forme di lavoro ancora più precario o addirittura sommerso. Auspichiamo un immediato intervento da parte della Regione Siciliana sul Governo Nazionale affinché attenzioni questo problema e le gravi ripercussioni negative che inevitabilmente avranno sula fragile e martoriata situazione economica in Sicilia. Avremo già nei prossimi giorni incontri con alune Azienda per trovare soluzioni alternative ai paventati mancati rinnovi".