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Manovra a Tinaglia

Battesimo, tutto bello
E l'auto? "Sa futtieru..."


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Cronaca di una tragicomica disavventura natalizia. Con rispetto parlando.

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Vesto abitualmente in giacca e cravatta. Quando però le indosso per una ricorrenza o una cerimonia, finisce sempre che non mi sento a mio agio. Ci sto male, mi sento goffo, imbranato e tutto questo mi produce nervosismo. Non so per quale ragione, ma è così. Avverto analoga sensazione. Era l'altra mattina.

L’occasione è davvero importante, il battesimo della mia seconda nipotina, Gaia. Anche l’atmosfera di casa aumenta il mio nervosismo. C’è elettricità. Mia moglie che corre da una stanza all’altra mentre coordina telefonicamente gli ultimi preparativi. Il più calmo di tutti è mio suocero. Dobbiamo essere in chiesa alle ore 10,00, ma lui, già dalle 8,30 è vestito di tutto punto con indosso pure il cappotto e vaga per casa.. Ogni volta che incontra me o mia moglie chiede se siamo certi che la cravatta che ha abbinato è quella giusta, e siccome dopo un paio di volte non ce lo filiamo più, si limita a passeggiare lungo il corridoio mormorando “certe volte in questa casa mi sembrano tutti pazzi”.

Ad ogni modo, alle h.9,15, in previsione del traffico del 23 dicembre, siamo fuori dal portone di casa diretti verso la macchina. Per la verità procediamo in fila indiana, visto che sono il solo a sapere dove è parcheggiata. Io, capo-fila, mio suocero nel mezzo, e mia moglie che chiude il corteo. Solo che la macchina non c’è più. “ Sa futtieru” sentenzio subito. Non ho dubbi, sono assolutamente certo di averla lasciata lì. E ora? Un’occhiata all’orologio. Si sono fatte le 9,20. Mia figlia, il prete hanno raccomandato di essere puntuali. Una rapida consultazione, dopo aver scartato (per ragioni che non sto qui a raccontare) l’opzione taxi, e decido di ricorrere al car sharing servizio al quale sono abbonato.

Torniamo in casa per prendere la tessera e mi attacco al telefono per prenotare una vettura nello stallo più vicino a casa nostra che è in Via Campolo. Per fare più in fretta saliamo io e mia moglie e lasciamo mio suocero giù dopo avergli rappresentato l’accaduto. Lui è un tantino sordo e non capisce, ma non c’è tempo per le repliche. Per non perdere minuti preziosi, gli diciamo solo “aspettaci qui”. Insomma, riesco a prenotare la vettura e ci dirigiamo a passo spedito verso Via Campolo.

Dista circa 500 metri da casa. “Vado e passo a prendervi” dico a mia moglie. “Da solo non sei cosa”, mi risponde . In effetti è vero. Si riferisce alla procedura di attivazione una volta che sei all’interno della vettura. In realtà è semplicissima, ma lei sa bene che sono geneticamente imbranato. Viene con me. Mio suocero resta lì ad aspettarci. Gli diciamo solo “stiamo tornando”. Ci guarda come fossimo alieni.

Mentre camminiamo, solo allora, mi accorgo di quanto sia strafiga mia moglie. E' andata dal parrucchiere, ha un vestitino delizioso e, soprattutto, i tacchi. Glielo dico. Lei mi manda a quel paese. Odia i tacchi. Li ha messi solo per la cerimonia. Barcolla, ondeggia, oscilla, impreca. Il suo telefonino squilla in continuazione. Tutta la parentela è in ansia per la nostra sorte. Io mi sento​ goffo per i motivi che vi ho già detto. Chissà che quadretto che dobbiamo essere.

Chiudo: passiamo a prendere mio suocero. Gli suoniamo, ci guarda e si gira dall’altro lato. Mia moglie scende dalla macchina, lo prende sottobraccio. Lui entra, si accomoda nel sedile posteriore e dice: “Bella, ma quella che avevi quanto te l’hanno valutata”?