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PALERMO

"A Palermo no al decreto sicurezza"
Orlando sfida, Salvini risponde


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Il sindaco ordina di sospendere le norme che vietano la residenza ai richiedenti asilo. La replica.


PALERMO - Palermo dice no al “decreto sicurezza” del ministro Matteo Salvini. Con una nota inviata ai suoi uffici, il sindaco Leoluca Orlando ha infatti disposto di non applicare nel capoluogo siciliano le misure volute dal titolare del Viminale e convertite in legge dal Parlamento, con riferimento a quelle che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno.

Una sfida in piena regola, quella del Professore, che in questi mesi non ha mai mancato di polemizzare col leader leghista (vedi i porti chiusi) e di presentare Palermo come una sorta di contraltare alle politiche su immigrazione e accoglienza del governo nazionale. Un duello a distanza che, adesso, si trasforma in una sorta di “disobbedienza civile” dagli effetti imprevedibili e dalle conseguenze politiche tutte da decifrare.

Il sindaco ha inviato una nota al capoarea dell’Anagrafe di Palazzo delle Aquile per chiedergli di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione della norma, ma, nelle more dell’approfondimento, scrive il primo cittadino, “impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”.

A fine novembre scorso, infatti, le norme contenute nel “decreto sicurezza” sono divenute legge con tanto di pubblicazione il 3 dicembre in Gazzetta ufficiale, cosa che ha reso stabili le misure di matrice leghista e soprattutto obbligatorie per tutti. Un provvedimento che in realtà comprende numerosi aspetti, dai parcheggiatori abusivi all’accattonaggio, passando per la sicurezza nei locali pubblici e le occupazioni abusive, molti dei quali non riguardano neppure i comuni e contro cui, quindi, Orlando può fare ben poco. Ma il sindaco di Palermo ha deciso di sfidare Salvini sul proprio terreno, cioè sulle competenze degli enti locali in materia di anagrafe.

La legge 132, all’articolo 13, stabilisce infatti che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. In poche parole, i comuni non potranno più rilasciare a chi ha un permesso di soggiorno la carta d’identità e i servizi, come l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale (quindi l’Asl) o ai centri per l’impiego, verranno assicurati solo nel luogo di domicilio, visto che non c’è più la residenza, che spesso sono un Cas (Centro di accoglienza straordinaria) o un Cpr (Centro permanente per il rimpatrio). Per non parlare dei nuovi paletti alla concessione della cittadinanza.

Norme che molti hanno contestato, accusandole di incostituzionalità, e su cui Orlando chiede ai suoi uffici di effettuare degli approfondimenti. Palermo, scrive il sindaco, è “da sempre luogo di solidarietà e impegno in favore dei diritti umani, in coerenza con posizioni assunte e atti deliberativi adottati da parte di questa amministrazione che considera prioritario il riconoscimento dei diritti umani per tutti coloro che comunque risiedono nella nostra città”. La nuova legge “continua a suscitare riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale per il rischio di violazione dei diritti umani in caso di errata applicazione, con grave pericolo di violazione anche della legge umanitaria internazionale”.

La nota prosegue citando alcuni articoli della Costituzione e le sentenze della Corte costituzionale: il ragionamento di Orlando, che è anche un docente universitario di diritto pubblico, è che il decreto sicurezza, negando la residenza, limiterebbe l’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali, condizionerebbe la libertà di movimento, farebbe venire meno il diritto alla salute e inciderebbe sull’inviolabilità del domicilio. Tutti diritti previsti dalla Costituzione e di cui, giurisprudenza alla mano, devono godere anche gli stranieri. Da qui la richiesta agli uffici di approfondire il tema “per evitare applicazioni ultronee delle norme che possano pregiudicare l’attuazione dei diritti”.

Una sfida in piena regola al governo nazionale e in particolare a Matteo Salvini, che adesso dovranno fare i conti con la “disobbedienza” di Palermo.

La replica del ministro dell'Interno

Matteo Salvini affida la sua replica a un post su Facebook in calce all'articolo di LiveSicilia.it: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare “disobbedienza” sugli immigrati".