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L'INTERVISTA

Orlando-Salvini, scontro totale
"Il sindaco rischia la rimozione"


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Parola del costituzionalista Ainis. "Se i prefetti denunciano, rischia l'incriminazione".


PALERMO - Lo scontro istituzionale tra il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il ministro dell'Interno Matteo Salvini non accenna a esaurirsi e le conseguenze potrebbero essere serie. Le indica con precisione, parlando con l'Ansa, il costituzionalista Michele Ainis, includendo nel ragionamento Orlando e tutti gli altri sindaci che intendono non applicare il cosiddetto "decreto sicurezza": "Il rischio da un lato è l'incriminazione per abuso ufficio, se i prefetti li denunciassero. Dall'altro la rimozione dalla loro carica. L'articolo 142 testo unico degli enti locali prevede che il ministro dell'Interno possa rimuovere i sindaci se colpevoli di gravi e persistenti violazioni di legge. E se ci fosse un'urgenza potrebbe lo stesso prefetto a sospenderli dalla carica".

"La democrazia - continua Ainis - è fatta di procedure. Nel caso in cui le leggi offendano il nostro senso di giustizia, il rimedio è interrogare la Corte costituzionale". Il costituzionalista si dice "perplesso sulla possibilità di un'obiezione di coscienza generalizzata sulle leggi dello Stato" e dunque sulla decisione del sindaco di Palermo Leoluca Orlando di sospendere nel suo Comune gli effetti della legge ordinando ai dirigenti dell'anagrafe di continuare a iscrivere nel registro dei residenti i migranti richiedenti asilo. "Se però le direttive di Orlando sono uno strumento per consentire attraverso un successivo contenzioso di interpellare la Corte costituzionale, allora il sistema si riassetta".

"Amici dei clandestini, traditori degli italiani!", ha scritto oggi il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, su Facebook, riferendosi ai sindaci che si oppongono al decreto sicurezza e prima di lanciare una diretta in cui ha annunciato "io non mollo" e ha chiesto a Orlando, Luigi De Magistris e a tutti gli altri sindaci in disaccordo di dimettersi.

Ma Orlando dovrebbe dimettersi, come sostiene Salvini? "Penso di no. Se non condivido una legge dello Stato non devo dimettermi ma cercare di avere un responso sulla legittimità costituzionale da parte della Corte. Se la Corte mi dice che la legge non offende nessun principio costituzionale, allora sì, o la applico o mi dimetto". Sulla norma finita sulla graticola, Ainis non nasconde le sue obiezioni: "L'articolo 13 del decreto sicurezza, impedendo l'iscrizione dei richiedenti asilo all' anagrafe li priva di alcuni diritti fondamentali, come casa e trasporti. Ma la Costituzione sul godimento dei diritti fondamentali non fa figli e figliastri. Il dubbio di incostituzionalità ci sta tutto". E le iscrizioni che venissero fatte nonostante la legge sarebbero "valide sinchè il prefetto non le contesta: credo che le possa annullare".