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PALERMO

Migranti, l'affondo di Lorefice
"No a muri e a decreti disumani"


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Messa al Comune, ma Prefetto, Questore e vertici dell'Arma disertano la celebrazione. FOTO


PALERMO - Assente il Prefetto, assente il Questore, assenti i vertici dell’Arma dei Carabinieri. Nel giorno del sit-in a sostegno del sindaco Leoluca Orlando in aperta polemica con il ministro dell’Interno Matteo Salvini, i massimi esponenti delle istituzioni disertano la messa celebrata dal vescovo Corrado Lorefice proprio a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo e quindi “casa” del Professore che si è ribellato al governo e adesso guida una fronda di fasce tricolore.

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La tradizionale celebrazione eucaristica d’inizio anno, che l’arcivescovo celebra sempre nell’atrio del Palazzo di Città, stavolta ha avuto un sapore del tutto particolare: non solo perché erano attese le dichiarazioni di Lorefice, notoriamente critico nei confronti della chiusura ai migranti, ma soprattutto per il sit-in che praticamente in contemporanea si è svolto all’aperto, dove oltre 500 persone hanno sfidato la pioggia e il freddo e acclamato Orlando come leader della piazza.

Ma a saltare all’occhio sono state più le assenze, che le presenze: in questi casi, infatti, Prefetto e Questore sono sempre in prima fila, così come i vertici dell’Arma, e la loro presenza era confermata fino al giorno prima, quando il Comune ha fatto stampare i cartoncini. Peccato che oggi, invece, abbiano inviato tutti le “secondo file” dando uno schiaffo al sindaco che però ha preferito non commentare.

La scena è stata quindi tutta di Lorefice che, nell’omelia, non ha fatto esplicito riferimento ai migranti ma subito dopo ha fatto leggere la preghiera composta per il periodo di Natale e inviata a tutte le parrocchie. Un testo molto significativo, che parla di “descreti dis-umani” davanti ai quali non si può “rimanere in silenzio” ma che non andrebbero nemmeno approvati. Parole profetiche, scritte due settimane fa ma che risultano di grande attualità oggi, mentre infuria la battaglia tutta politica e a livello nazionale tra Salvini e i “sindaci ribelli”.

“Chi viene dalla giustizia, chi fa la giustizia ama il suo fratello – ha detto il vescovo durante l’omelia – I discepoli sono costruttori di spazi umani, di ambienti di pace e di relazioni risanate”. Nessun riferimento esplicito a Salvini e ai migranti, ma basta leggere tra le righe per cogliere più di un riferimento al decreto sicurezza. “Gesù non fa proclami, come oggi spesso accade – ha continuato il presule – e la chiesa fa arrivare a tutti l’amore di Dio con parole e segni, non con dichiarazioni. Il vangelo non va ostentato, ma condiviso. Noi siamo fatti per l’amore e in ogni uomo riconosciamo un fratello”.

Infine l’affondo: “Dio fuoriesce da sé e raggiunge il diverso, abbatte i muri e queste sono attitudini essenziali per vivere in pienezza identità umana”, scandisce Lorefice a una sala gremita di assessori, dirigenti e consiglieri di destra e di sinistra, in cui trovano posto il rettore dell’Università, il presidente del Tribunale e i massimi vertici della Corte dei Conti. “Il vangelo non va ostentato – ha continuato il vescovo - ma incide nella nostra vita. Chi serve lo Stato serve Dio, al di là della propria fede. Il Signore ci insegni ad aiutare tutti, la Terra è casa di tutti e la Sicilia deve restare crocevia di incontri tra culture diverse. I problemi si rivolvono insieme, senza muri”.

Parole che rincuorano Orlando, che prima del termine della celebrazione ringrazia Lorefice per “le parole di amore e giustizia con cui ci richiama. Io sono persona, noi siamo comunità e rifiutiamo l’egoismo individualista, crediamo in un’unica razza umana in cui non ci sono differenze. Siamo fratelli con tutti, al di là delle differenze”.

Un feeling, quello tra Orlando e Lorefice, da tempo ben saldo ma che oggi sembra più forte che mai. Il vescovo al termine della messa si è infatti rivolto direttamente al sindaco, “liturgo in questo Comune”, e ha usato parole anche più esplicite: “Vengo disarmato, ci pensiamo cittadini di Palermo e non ho altro da dire se non il vangelo. Basta!”. Infine un pensiero anche alla piazza: “Ognuno esprime quel che ha nel cuore, se ha sentimenti belli li esprima. Orlando? Ognuno si assume le sue responsabilità”.

Una mattina che si è poi conclusa in piazza, dove i vigili del fuoco hanno offerto una corona di fiori a Santa Rosalia, la cui statua è posta in cima alla facciata del Palazzo delle Aquile, al rullo di tamburi suonati da ragazzi di colore. Non prima di un collegamento telefonico con la nave Sea Watch, a cui Orlando ha aperto il porto.