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PALERMO

Rivolta contro il decreto sicurezza
Il popolo di Orlando dice "presente"


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Il gelo e la pioggia non fermano centinaia di persone al fianco del sindaco nello scontro con Salvini.


PALERMO - In Piazza Pretoria, sotto la pioggia battente, per manifestare solidarietà al sindaco Leoluca Orlando e alla sua scelta di non applicare alcuni punti del decreto su immigrazione e sicurezza. Così è iniziata la giornata dei palermitani che hanno scelto di unirsi al sit in nato spontaneamente ieri davanti a Palazzo delle Aquile, mentre all'interno si svolgeva la messa dell’arcivescovo Corrado Lorefice.

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Centinaia di persone, 500 secondo i dati della Digos, accalcate sotto gli ombrelli e accomunate dallo stesso pensiero: dire no, insieme al sindaco, all’applicazione del decreto Sicurezza, difeso strenuamente dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il punto contestato è quello per cui le anagrafi dei Comuni italiani non possono più concedere la residenza ai migranti con permesso di soggiorno. Orlando, invece, con una circolare, ha chiesto agli uffici competenti di sospendere l’applicazione di tali misure.

"Ho esercitato la mia funzione di sindaco - spiega il primo cittadino in una breve apparizione al sit in prima di presenziare alla Messa - e ho sospeso l’applicazione di norme di esclusiva competenza comunale che potevano pregiudicare i diritti umani dei migranti, che sono persone. Il dirigente mi appoggia".

"Adesso - prosegue il sindaco - adisco l’autorità giudiziaria perché possa essere rimessa la questione alla Corte Costituzionale, che giudicherà la legittimità o illegittimità costituzionale di queste norme che hanno un sapore certamente disumano". E sulla dura replica di Matteo Salvini, che nelle scorse ore ha lanciato accuse di tradimento e ha minacciato la rimozione di Orlando e quella degli altri sindaci dissidenti, il primo cittadino di Palermo replica: "Essendo nervoso evidentemente non ha argomenti. Chi non ha argomenti diventa nervoso… Io sono molto sereno perché sto facendo il mio dovere”.

Presenti a dar voce alla protesta anche gli esponenti dell’opposizione, comunale e nazionale: "In Parlamento avevamo contrastato un decreto che abbiamo definito incostituzionale e razzista - commenta Davide Faraone, senatore e neo segretario regionale del Pd -. Oggi siamo in piazza con tutta questa gente per sostenere quelle tesi e sosteniamo i sindaci che stanno decidendo di ribellarsi. Crediamo che questo governo stia applicando delle politiche che sono fuori dalla nostra Costituzione e fuori dalla nostra cultura".

"È fondamentale che parta una ribellione vera - dice Luca Casarini di Mediterranea, tra gli organizzatori del sit in - a uno scempio che è partito da tempo, non solo con questo governo. Ora siamo al top, e l’unica cosa da fare col decreto è non applicarlo. Non solo perché è disumano, ma anche per creare città sicure. Il decreto crea clandestini, lavoro nero, paure e ansie che non generano mai modi civili di convivere. Il tema è che questa indignazione deve trasformarsi in pratica - continua l’attivista - come ha fatto Orlando. Lui deve andare avanti, come tanti altri sindaci, come Mimmo Lucano, come De Magistris. Da questo punto di vista, dobbiamo costruire una ‘rete di disobbedienza’ pensante".

Una dirigente dell'Anpi con il fazzoletto dell'associazione partigiani, Maria Consuelo Spera, cita la dichiarazione dei diritti umani e dice che sono in discussione principi di umanità e solidarietà. "Reagiamo prima che sia troppo tardi", aggiunge Salvatore Scibetta. Il segretario della Cgil Palermo, Enzo Campo, lancia un allarme contro un decreto che "restringe le garanzie e i diritti riconosciuti ai migranti e ai richiedenti protezione internazionale".