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Il commento

Luca su, Matteo così così, il Pd giù
La munnizza 'scompare' da Palermo


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Il sindaco Orlando, almeno a questo giro, ha raggiunto il suo scopo. Gli altri no. Ecco perché.


Leoluca Orlando bene
, Matteo Salvini così così, almeno a questo giro, se si rimane nel perimetro esclusivo della politica e della visibilità. Il catalogo appare definito.

Nella ormai nota disfida, il sindaco di Palermo è apparso più in forma, il ministro dell'Interno, invece, ha inizialmente replicato in un crescendo di toni che ne mostravano l'intimo nervosismo. Non si aspettava Matteo – abituato a vincere, anzi a sbaragliare una impalpabile concorrenza a spruzzi social di selfie con l'arancino – che un vecchio democristiano come Leoluca sorgesse dalle ceneri di un passato glorioso per metterlo in difficoltà con un colpo retorico-mediatico ben assestato che ha fatto vacillare, con argomentazioni, eco e suggestioni, la narrazione leghista circa la sicurezza. E quell'affondo ha lasciato crepe che le successive dichiarazioni non hanno sanato del tutto.

Chissà se per 'Luca' si tratta di una rinascita o di un canto del cigno: il secondo caso, probabilmente, perché l'anagrafe ha il suo peso e perché – che si ami o che si avversi, l'Orlandismo non prevede fermate intermedie – troppi sono i chiaroscuri di una carriera di riilievo, nel bene o nel male, per rendere il Professore appetibile in un'epoca che sceglie e divora gli uomini nuovi. Oltretutto, tantissimi palermitani sembrano avere un'idea precisa e poco lusinghiera a riguardo del personaggio: il sindaco non lo ha saputo fare, almeno nell'ultimo mandato. C'è una città che si considera abbandonata, che vorrebbe assaporare le piccole cose dell'amministrazione, non soltanto la grande tematica di larghissimo respiro.

Infatti, è stato forse incongruo il dito puntato di chi, mentre infuriava il duello tra Palazzo delle Aquile e Viminale, rievocava i cassonetti maleodoranti, le strade sporche, i disagi: un sindaco può occuparsi di rifiuti e di esseri umani in eguale misura. Ma è pur vero che Leoluca, Luca, il Professore, il Sinnacollanno etc etc, si è dimostrato una volta di più impareggiabile nell'astuto cambio di scena, quando il quotidiano va in malora e chi dovrebbe risolvere i problemi, purtroppo, non ce la fa.

Ti tappi il naso poiché la munnizza è arrivata al quinto piano? Lui ti porta da un'altra parte, cerca una seduzione, che può rivelarsi densa o priva di contenuti, impegna tutte le sue forze per mutare trama e contesto. E quella orrendissima munnizza 'scompare', per magia, dal dibattito pubblico con le inefficienze di chi ha permesso una simile degradazione, anche se c'è e ritorna nelle denunce dei cittadini giustamente esasperati.

Leoluca Orlando, con quel colpo politico (e mediatico), si è comunque piazzato alla ribalta nazionale, come ai bei tempi della campagna antimafiosa, riempendo tg e giornali, attestandosi sul fronte di rivendicazioni affascinanti, quale campione d'umanità, e pungolando, nonché chiamando alla battaglia, un'opposizione sopita. Se pure non avrà sicuramente gradito un inopportuno 'incidente' che ha opacizzato il bollettino di queste ore nella vasta platea dei social.

Matteo Salvini, da subito, non ha saputo opporre materia solida, fatti e circostanze all'attacco che non aveva previsto. E quando ha reagito sul serio non è stato perfetto, prima di abbozzare un intervento più malleabile. Il leader leghista è rimasto prigioniero del suo stesso amore per il messaggio basico, per il selfie, appunto. Utilissimi, se non c'è contraddittorio, banalissimi, quando l'avversario pone un problema vero, dall'innegabile richiamo simbolico.

Ma è andata peggio - spiace infierire - per il Pd, sul piano nazionale e nella latitudine siciliana, che non ha saputo trovare di meglio che accodarsi nella strada tracciata da un altro, scolpendo l'effigie della propria marginalità. Il flebile controcanto di chi si è lasciato sorpassare nei tempi e fregare nei modi.

Questo Partito Democratico Derelitto (PDD?) che si scanna al suo interno, con l'alibi della democrazia, che sorteggia classi dirigenti sempre più inadeguate, che sostituisce re e viceré, senza mai spostare di un centimetro l'ombra della disfatta, non è più in grado di intercettare sentimenti popolari.

Il popolo di Matteo rimane forte e gagliardo, nonché vincente. Il popolo di Luca si è ridestato, chiamato dal suo condottiero in piazza e ovunque. Il popolo del Pd, che pure c'era, si è dissolto. Una sconfitta? Peggio, una catastrofe.