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Il punto

Prove di fronte antipopulista
Il mastice può essere Orlando


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Faraone, Micciché e il sindaco i tre lati di un triangolo anti-Salvini. Ma per fare cosa?


Nella Sicilia laboratorio la guerra dei sindaci al decreto sicurezza diventa un’ennesima occasione per sperimentare altre prove generali di fronte antipopulista. Il mastice lo mette lui, l’eterno
Leoluca Orlando, che con sapiente abilità da politico navigato è uscito dall’angolo in cui era finito per via del disastro della spazzatura per strada, guidando la rivolta dei primi cittadini contro il discusso decreto sicurezza di Matteo Salvini. Una mossa che ha proiettato Orlando alla testa di un movimento che vede nel ministro leghista e nel suo populismo una minaccia razzista. Venerdì, malgrado il gelo e la pioggia, qualche centinaio di persone ha partecipato al sit-in davanti a Palazzo delle Aquile per manifestare l’adesione alle posizioni assunte da Orlando. Tra loro c’era il segretario del Pd siciliano Davide Faraone, grande teorizzatore, da tempo del dialogo tra dem e moderati. E proprio da Faraone sulle colonne del Giornale di Sicilia è arrivata questa settimana la mano tesa a Nello Musumeci, non per fare “incuci”, ci mancherebbe che qualcuno lo dica ad alta voce, ma per approvare “alcune cose per la Sicilia”. Non un “cartello elettorale”, anche perché alle Europee si vota con il proporzionale e ognuno per sé e Dio per tutti, ma con una collaborazione in Parlamento, teorizza il segretario del Pd. Nel nome delle “riforme”, parola che in questi anni in Sicilia ha sdoganato le più ardite operazioni di trasformismo. “La stasi danneggia chi governa e penalizza le istituzioni”, dice il neo-segretario dem, “quindi bisogna mettere in campo le riforme e immaginare la proposta di governo per la prossima legislatura”. Quale proposta? Forse quella dell’asse antipopulista che tanto piace a Faraone e Micciché?

Già, Gianfranco Micciché, l’altro profeta siciliano dell’abbraccio tra moderati e riformisti in chiave antipopulista. Le posizioni del commissario di Forza Italia in Sicilia sono ormai note. Così come l’inedito feeling con Orlando, di cui si è già parlato nelle scorse settimane. “Penso che quella di Leoluca Orlando sia un'iniziativa buona, quasi obbligatoria qui in Sicilia – ha detto il presidente dell’Ars al Giornale Radio Rai di Rai1 –. Noi siciliani siamo un popolo di 60 milioni di persone di cui 55 sono emigrate. E' chiaro che leggi contro l'immigrazione a noi siciliani fanno male". In sintesi, ragiona Micciché, “se ci si ribella a leggi fatte male penso che sia un fatto meritorio". L'appello all'unità dei moderati in chiave antipopulista e anti-nordista è stato rilanciato da Micciché per l'ennesima volta in un'altra intervista.

Altri moderati seguono Micciché. Eleonora Lo Curto, deputato regionale dell’Udc di Cesa, ha diramato un comunicato di fuoco contro Salvini e il suo decreto, sottolineando tra l’altro come sia “un bene che Miccichè proponga un dibattito in Ars poiché non possiamo permettere che la Sicilia si allinei in questa pericolosa deriva razzista, antiumanitaria e omofoba”.

Insomma, i protagonisti della riscossa antipopulista continuano il bormbardamento a Salvini, ognuno dalla propria postazione. Tanto che l’uomo forte del Capitano in Sicilia, il senatore leghista Stefano Candiani, nei giorni scorsi su Twitter ha scritto: “Il soccorso rosso al Pd Orlando? Lo garantisce Fi Miccichè”, definendo il feeling tra i due “amore clandestino”.

Dove porterà la triangolazione Orlando-Micciché-Faraone è ancora presto per capirlo. Forza Italia a livello nazionale non vuole mollare la Lega. E alcuni fedelissimi di Berlusconi in Sicilia hanno cominciato a smarcarsi, seppur con misura, dalle uscite di Micciché. Quanto ai renziani, bisognerà capire anzi tutto che sarà di Matteo Renzi dopo il congresso nazionale. C’è da dire che i “pararenziani” di Sicilia Futura sembrano ormai passati nettamente nell’orbita del centrodestra, folgorati non da Micciché ma da Nello Musumeci. Che resta defilato e per lo più silente nel dibattito sulla chimica delle alleanze, vista anche la sua nota avversione a ipotesi di ribaltoni vari. L’impressione è che il fronte antipopulista che in Sicilia cerca di vedere la luce come apripista di un percorso nazionale richiederà comunque tempi non brevissimi per muovere i primi passi.