"Urlava... gli ho sparato in testa" | Così si ammazza un uomo - Live Sicilia

“Urlava… gli ho sparato in testa” | Così si ammazza un uomo

Il pentito Sergio Macaluso ricostruisce due omicidi commessi a Partinico.

PALERMO – “… quattro, cinque colpi… pom, pom, pom”. La vendetta arrivò implacabile. I killer entrarono in azione nel 2007 e nel 2011. A premere il grilletto fu Sergio Macaluso che si è pentito e ha inguaiato il nipote Francesco Lo Iacono e i cognati Corrado e Domenico Spataro, arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo.

Le vittime, Giuseppe Lo Baido e Giuseppe Cusumano, erano accusate di avere partecipato nel 2005 al delitto di Maurizio Lo Iacono, fratellastro del collaboratore di giustizia e zio di Lo Iacono. Le intercettazioni e poi il racconto di Macaluso ricostruiscono le fasi degli agguati.

Il primo a cadere sotto i colpi di pistola fu Lo Baido. Macaluso voleva essere certo che non stessero commettendo un errore. Chiese al nipote Francesco: “ … ma sei autorizzato a fare questo omicidio a Partinico.?… che sicurezza hai che questo ragazzo abbia ucciso Maurizio?”. La risposta fu secca: “Lui mi disse quelli che lo dovevano sapere mi hanno autorizzato a poterlo fare…”. Era stato lo stesso Lo Baido, dopo avere “saputo che gli avevano bruciato un villino”, a mettere in giro la voce che “appena Maurizio usciva lo doveva ammazzare”.

Macaluso e il cognato Corrado arrivarono al volante di una Fiat Uno e in sella a uno scooter Honda Sh. Macaluso racconta che era “vestito con gli scarponi, tuta arancione, pennello in mano… tutto sporco di cemento tipo che ero muratore… “.

Arrivò il momento giusto per entrare in azione: “Lo Baido abitava qua all’angolo scende e gira con la Jeep… fa scendere la fidanzata… gli dico senta un’informazione me la può dare?… Mio cognato aveva il fucile a canne mozze e io avevo la pistola poggiata nella parte dove c’è lo stereo della macchina… mancava lo stereo, avevo la pistola lì col colpo in canna…”.

I killer ebbero uno scrupolo di coscienza: “… lui era con la fidanzata spesso… una porcata del genere non l’avremmo mai fatta… Francesco mi diceva non me ne fotte niente… ci dissi ste cose le fai tu ste cose…”.

La donna si allontanò, Lo Baido restò solo: “… appena lui parla mio cognato alza il fucile lui lo capisce e dice no no… va per sparare e il fucile non spara… perché c’è la sicura messa o perché ha fatto cilecca…”.

“…. aiuto aiuto… mi vogliono ammazzare aiuto…”, urlava Lo Baido. Tentà una fuga disperata: “…. voleva salire, gli è scivolato il piede… si è buttato nello scarrabile… a terra… è rimasto incastrato…” Macaluso mantenne la calma: “… ho preso la pistola, l’ho puntata e gli ho sparato io… un colpo l’ho preso nel collo e fece così con la testa, ha avuto tipo un brivido, e un altro colpo l’ho preso in testa e si è visto proprio il buco in testa”,

Dopo l’omicidio Macaluso disse al nipote Francesco Lo Iacono: “…. ora prendi cinquemila euro e li regali a mio cognato… ha rischiato la vita ha rischiato l’ergastolo”.

Quattro anni dopo toccò alla seconda vittima: “Mio nipote mi dice che questo Giuseppe Cusumano aveva partecipato all’omicidio e doveva morire pure lui… mi dice è arrivato il momento di chiudere il conto… mi disse che mio padre stava mandando due persone per potere chiudere questo discorso… stavano venendo due persone da Secondigliano ma gli ho detto ce la posiamo sbrigare noi”.

Così avvenne, grazie al contributo dell’altro cognato cognato di Macaluso, Domenico, e di un ragazzo, “Giacomo”. Quest’ultimo aveva il compito di stanare la vittima: “Giacomo mettiti quattro volantini… vai là dove c’è scritto Cusumano… li arrotoli e suoni, appena affaccia qualcuno ci dici posso mettere quattro volantini nella buca… il ragazzino subito partì… suonò e affaccio lui dall’ultimo piano”.

Pochi istanti dopo Cusumano scese da casa e quando aprì il portone “mio cognato gli diede un colpo di casco e iniziò a gridare come un pazzo… aiuto aiuto… mi stanno ammazzando. Mi cognato e Giacomo scapparono e mi hanno lasciato da solo come un bue inferocito… gli ho sparato due colpi, uno nel petto e uno in testa”.

Ancora una volta Francesco Lo Iacono, il mandante del delitto, sborsò cinque mila euro. Duemila euro andarono a Domenico Spataro, duemila e cinque li tenne Macaluso, mentre a Giacomo andò una mancia di 500 euro.


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