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BELMONTE MEZZAGNO

Una calibro nove per l'agguato
Omicidio Greco fra mafia e droga


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Via Portella della Paglia

Le indagini sul delitto di via Portella della Paglia.

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PALERMO - Sono stati sei, forse sette i colpi di pistola che hanno ucciso Vincenzo Greco, esplosi con una calibro 9 semiautomatica.

È stato un agguato. I killer hanno bloccato la marcia del Mitsubishi Pajero di Greco. I fori sono presenti sul parabrezza e sul finestrino lato guida del fuoristrada su cui l'uomo era appena salito dopo avere lasciato il suo casolare di campagna a pochi metri di distanza dalla strada dove è stato ammazzato.


Via Portella della Paglia è una stradina che collega Belmonte Mezzagno ad Altofonte. Nessun testimone presente nell'isolata zona di campagna. Un passante ha chiamato i soccorsi appena ha visto che dentro il mezzo che ostruiva la marcia c'era un cadavere.

È stata un'esecuzione le cui modalità ricalcano i delitti di mafia. Eppure nelle recentissime inchieste sulla Cosa Nostra di Belmonte Mezzagno il suo nome non salta fuori. Dalle informazioni raccolte in queste ore sembrerebbe che Greco, che ufficialmente coltivata frutta e verdura, potesse avere interessi nel mondo dello spaccio di droga. Hashish, soprattutto. Interessi tali da potere scatenare la furia omicida?

Di scarsa attualità, almeno per il momento, sembrerebbe la parentela acquisita dalla vittima con Filippo Casella – a febbraio avrebbe dovuto sposare la figlia con cui conviveva da anni - assassinato nel '94 nella guerra di mafia che contrappose i boss Benedetto Spera e Ciccio Pastoia.

I pubblici ministeri della Direzione Distrettuale antimafia di Palermo Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, che coordinano le indagini dei carabinieri, devono fare i conti con le assenze piuttosto che con le presenze mafiose sul territorio. Ormai da alcune settimane sono stati arrestati Salvatore Sciarabba e Filippo Bisconti, capi del mandamento. Con loro in carcere qualcuno potrebbe essersi sentito libero di attirare con un omicidio gli investigatori sul territorio.