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LA STORIA

Nato a Palermo, ma è straniero
Anagrafe gli nega la residenza


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Palazzo delle Aquile

Il sindaco Orlando impone agli uffici l'iscrizione: "Effetto di un clima da caccia alle streghe".


PALERMO - Ha 18 anni, è nato e cresciuto a Palermo ma tra pochi giorni potrebbe perdere per sempre la possibilità di diventare un cittadino italiano risultando, nei fatti, un extracomunitario. Gli uffici del Comune, infatti, litigano fra di loro e non gli riconoscono la residenza virtuale, condizione essenziale per la cittadinanza, e il rischio è che a fine mese Marko (nome di fantasia) sia bollato come clandestino, impigliato suo malgrado in una burocrazia che non lascia scampo.

La storia, per certi versi paradossale, ha per protagonista un ragazzo palermitano a tutti gli effetti, nato e cresciuto nel capoluogo siciliano dove ha vissuto e frequentato le scuole. La sua famiglia è arrivata in Italia negli anni Novanta scappando da un Paese in guerra, seguendo un destino comune a quello di tanti altri che, stabilitisi in città, hanno iniziato una seconda vita. Nel 2000 nasce Marko che col tempo deve fare i conti con la sopravvivenza: una situazione familiare complicata alle spalle, la Missione Speranza e carità di Biagio Conte che lo accoglie e lo aiuta.

Compiuti 18 anni l’anno scorso, il ragazzo si trova in una situazione delicata: non ha la residenza, non è iscritto all’Anagrafe e non ha nemmeno un permesso di soggiorno, malgrado abbia sempre vissuto a Palermo. E dal momento che non ha molta dimestichezza con uffici e scartoffie, non pensa nemmeno a chiedere la cittadinanza sbrigando alcune semplici pratiche burocratiche. Ed è qui che entrano in scena i servizi sociali di Palazzo delle Aquile che lo accompagnano all’ufficio Stranieri della Questura, a cui inoltra domanda per il permesso di soggiorno per motivi familiari ricevendo tanto di ricevuta della presentazione dell’istanza, con cui la Missione di Biagio Conte chiede la residenza virtuale.

Ma sorgono le difficoltà. Al tavolo tecnico che dovrebbe valutare i requisiti della residenza, riunitosi il 20 dicembre, l’ufficio Anagrafe solleva un problema: non basta la ricevuta, serve proprio il permesso di soggiorno. Ed è così che il tavolo sospende ogni decisione, nonostante fra pochi giorni Marko compirà 19 anni e perderà la possibilità di giurare e quindi di diventare un cittadino italiano a tutti gli effetti. Una vicenda che si ingarbuglia ancora di più quando l’Anagrafe comunica ai colleghi delle Attività sociali, ma solo telefonicamente e in via ufficiosa, che la residenza non sarà concessa e che quindi la cittadinanza sfumerà. Una beffa per Marko, cosa che spinge l’assessore al Sociale Giuseppe Mattina a prendere carta e penna e a scrivere al sindaco Leoluca Orlando perché intervenga. Una richiesta che va a buon fine, tanto che il Professore intima agli uffici di “procedere con immediatezza all’iscrizione”.

"Questa vicenda non ha nulla a che vedere con la nuova normativa introdotta dal 'Decreto Insicurezza' perché il ragazzo è nato e cresciuto a Palermo da rifugiati di guerra, ha frequentato le scuole a Palermo e oggi ha anche la possibilità di trovare un lavoro a Palermo – spiega Orlando - Però questa vicenda dimostra anche l'effetto culturalmente devastante del clima di caccia allo straniero portato avanti dal Governo a guida leghista: un clima che si ripercuote anche sul funzionamento degli uffici comunali, dove anche davanti a documenti rilasciati dagli organi di Polizia i funzionari temono per qualsiasi atto che riguardi i cittadini stranieri. Anche per questo intendo proseguire sulla strada del rispetto della Costituzione, per riaffermare quanto sostengo da tempo e cioè che dietro l'attacco ai migranti si cela un generale attacco ai diritti di tutti e alle garanzie costituzionali per tutti".