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L'EDITORIALE

L’Ars si sveglia per l’abbuffata
Torna la fiera della Finanziaria


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Per mesi i deputati hanno prodotto poco o nulla. Solo sulla legge di stabilità, mille emendamenti


L’Assemblea si è svegliata. È tornato il rito, l’appuntamento fisso. È ripartita la giostra della Finanziaria regionale, che aiuta i siciliani a riscoprire, per qualche settimana, l’effettiva utilità di quel palazzo, al di là di imperdibili mostre e prestigiosissimi convegni.

Emendamenti su emendamenti, marchette su marchette spacciate per legittimi contributi ad associazioni meritorie, enti imprescindibili, emergenze assolute. E poi il solito balletto degli avvertimenti e dei buoni propositi. Il governo che rassicura: “Sarà una finanziaria snella” (salvo poi riempire – il governo stesso – la legge di emendamenti propri), la maggioranza che si dice compatta (e litiga a ogni angolo del Palazzo), l’opposizione che recita il ruolo di “dura e pura” (magari per far passare qualcuna delle sue proposte) o di “responsabile” per poi giungere alle ovvie determinazioni: la Finanziaria verrà approvata. È questa l’unica strada per rivedersi tutti quanti tra un anno, dopo aver lasciato per lunghe giornate in silenzio, tra assenze di massa e sedute pit-stop, quella Sala d’Ercole la cui denominazione appare ogni anno sempre un po’ più beffarda.

E meno male, dirà qualcuno. E con solidi argomenti. Meno male che in fondo l’Assemblea regionale decida di “lavorare” solo in questi giorni qui, solo nei giorni della manovra finanziaria. Perché altrimenti chissà quanti nuovi danni e nuovi strafalcioni puntellerebbero l’attività legislativa.

Prendi la prima legge e una delle ultime dell’anno scorso. Basta una veloce ricerca sul sito ufficiale dell’Ars: sono due delle pochissime approvate, se togli di mezzo quelle di fatto obbligatorie (esercizi provvisori, finanziarie, bilanci, assestamenti e rendiconti). La prima è una bella legge per consentire ai Comuni di appiccicare il nome “terme” a quello originario. Peccato che i ferratissimi deputati dell’Ars non si fossero resi conto che per fare quello che prevedeva la norma i Comuni dovessero prima - e non dopo - consultare i cittadini (la legge insomma era... capovolta). E così, la giunta regionale si è dovuta riunire per approvare un disegno di legge che ne abrogasse un altro. Insomma, due leggi per non produrne nemmeno una. Un numero che tornerà buono lo stesso quando, così si mormora, il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché renderà noto l’esito di un suo dettagliatissimo report sul gran lavoro che si svolge a Palazzo dei Normanni.

Ecco: due leggi per produrne manco una, va bene uguale. Anzi, quattro per lasciarne in piedi una soltanto. Visto che lo stesso è accaduto per la legge che avrebbe dovuto istituire la “giornata dell’Antimafia”. Un ddl infarcito di azioni meritorie, ma sulle quali aveva competenza lo Stato. Altro errore “di massa” e altro ddl per correggere quello di partenza. E sono quattro disegni di legge, per combinare nulla. Niente male, no?

E meno male, si diceva, che tutto sommato, l’Ars si fermi lì. Che ad esempio lo scorso maggio sia stata capace di riunirsi in Aula per la bellezza di due ore. No, non al giorno, in tutto il mese. La stessa Assemblea che non riesce nemmeno ad approvare un disegno di legge sulle gestione delle aiuole, mica qualche grande riforma in grado di cambiare la vita dei siciliani. Macché. Basta un muretto, infatti, per fare cascare i deputati e per convincerli che forse è meglio lasciare stare, e dedicarsi ad altro, durante l’anno, rispetto al giochino del buon legislatore.

Ma anche qui, chi vorrà difendere l’onorevole stakanovismo potrà sventolare i minuti d’Aula (una media di due ore a settimana, quando va bene) spesi anche in questo caso per produrre un bel niente. O norme essenziali come quelle che prevedono la modifica dei confini tra i Comuni di Grammichele e Mineo, o la “tutela e la valorizzazione del patrimonio storico-culturale dei siti legati alla Seconda Guerra Mondiale in Sicilia nel 75° anniversario dell'Operazione Husky”. I siciliani ne sentivano il bisogno.

È l’Ars del nulla. E vai a capire, nel cercarne le ragioni, dove finisca l’andamento lento della giunta che fatica a portare un disegno di legge da Palazzo d’Orleans al vicino Palazzo dei Normanni, e dove cominci l’incapacità legislativa di una Assemblea che eppure il compito di proporre qualche ddl l’avrebbe già di suo. Ma tant’è.

L’anno passa, così come accadeva nella scorsa legislatura, in attesa della grande Fiera della Finanziaria. Dove tutto quello che non è stato fatto nei mesi precedenti si traduce in emendamenti. Si trova il tempo persino per scherzare, per rendere ridicola l’istituzione stessa, come nel caso della fornitura di cannoli proposta dai grillini. Una proposta che si aggiunge al migliaio di proposte che nemmeno il più acceso Cetto Laqualunque. Enti, amici, associazioni, teatri, tutti lì sotto la grande ombra del deputato “sponsor” e amico. Tutti lì a partecipare, nella Sicilia dove tutto è dovuto e dove tutto è necessario, alla giostra, al rito trito e ritrito degli onorevoli che non cambiano mai nemmeno quando cambiano nome e che approveranno comunque la Finanziaria e il bilancio per non perdere il diritto a rivedersi dopo un anno. Un anno di indennità, ovviamente, ricevute per grazia dei siciliani. Finalmente, dopo tanta attesa e speranza, l’Ars immobile si è svegliata per l’abbuffata. Per qualche settimana, somiglierà un po’ a un parlamento. E un po’ a un mercato.

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