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PALERMO

Una sede unica per la Regione
Il centro direzionale diventa realtà


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La giunta Musumeci nel Collegato dà il via all'opera prevista in via Ugo La Malfa. FOTO


PALERMO - Il nuovo centro direzionale della Regione in via Ugo La Malfa diventa realtà. La giunta Musumeci ha infatti approvato il “Collegato” alla legge di stabilità che, all’articolo 2, mette nero su bianco il progetto di riunire, in un unico luogo, tutti gli assessorati e gli uffici regionali che hanno sede a Palermo. Un’operazione tentata più volte in passato e mai riuscita, ma che avrebbe indubbi vantaggi: da un lato la Regione risparmierebbe sugli affitti che paga tutti i mesi e dall’altro il capoluogo vedrebbe concentrati uffici che oggi sono dislocati a macchia di leopardo, con inevitabili effetti negativi sul traffico.

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Un progetto di cui il governatore Nello Musumeci e il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, avevano già discusso negli ultimi mesi, con tanto di intesa di massima sui correttivi da apportare per evitare di costruire una cattedrale nel deserto. Il Collegato fa però un passo in più, visto che non solo formalizza l’intenzione di realizzare il centro direzionale ma dà anche alcune importanti indicazioni scavalcando, di fatto, il consiglio comunale del capoluogo.

Il progetto preliminare, si legge tra i commi del Collegato, “costituisce ad ogni effetto variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Palermo”; il che significa, in poche parole, che la Regione potrà realizzarlo senza dover tenere conto della volontà di Sala delle Lapidi. In realtà, trattandosi di un intervento da centinaia di milioni di euro, sarà comunque necessario un dibattito pubblico, così come previsto dalle norme europee, e la Regione ha più volte ribadito di voler procedere d’intesa con l’amministrazione comunale. Niente strappi quindi, né fughe in avanti, ma la Regione potrà comunque fare da sé.

L’area scelta è quella dell’ex ente minerario di via Ugo La Malfa dove, attualmente, ha sede l’assessorato al Territorio. Sarà lì che sorgeranno tre grattacieli che dovranno ospitare tutti gli assessorati, i dipartimenti, gli uffici periferici con sede a Palermo, gli uffici speciali e i dipartimenti che dipendono dalla Presidenza, ad eccezione di quelli che resteranno a Palazzo d’Orleans. E ancora gli uffici delle società partecipate che, ad oggi, sono ospitati in immobili in affitto, ma secondo le previsioni lì potrebbero finirci anche un enorme archivio cartaceo, un centro di alta formazione, un centro informatico, un auditorium da 1500 posti, le scuole, una chiesa e attività commerciali. Sulla falsa riga di quanto già fatto da altre regioni come Piemonte, Lombardia o Lazio.

Un progetto ambizioso, ma su cui il Collegato resta volutamente vago. Non è chiaro, per esempio, a chi toccherà redigere il progetto di fattibilità tecnico-economica (quello che una volta si chiamava preliminare), né come verrà finanziato il tutto posto che l’intera operazione si aggira sul mezzo miliardo di euro. La giunta Musumeci ha insomma deciso di non scartare a priori alcuna opzione delineando una cornice ancora da riempire dopo approfondimenti e studi, posto che saranno l’assessore all’Economia e quello alle Infrastrutture a dover dare le linee operative.

“La scelta di un nuovo centro direzionale a Palermo deve essere frutto di una valutazione generale della città e di cosa essa offre in termine di mobilità e trasporti – osserva però Franco Miceli, presidente dell’ordine degli Architetti di Palermo - Non penso possa sorgere in via Ugo La Malfa, dovrebbe semmai rientrare nell’ambito di una pianificazione strategica di Palermo. Servirebbe un supplemento di riflessione, evitando che la scelta sia detta da una logica occasionale: mi chiedo come si sia arrivati a questa decisione, bisognerebbe interrogarsi su come pensiamo che nei prossimi dieci o vent’anni cambierà la città. Il centro direzionale di Londra è stato realizzato basandosi sul fatto che è raggiungibile con i mezzi pubblici da Londra e dalle zone limitrofe, Palermo sta investendo sul tram, sull’anello ferroviario, sul passante e bisognerebbe ragionare meglio sulla collocazione ottimale di un centro così grande”.

Anzitutto la Regione dovrà riacquistare l’immobile, che attualmente fa parte del fondo immobiliare Fiprs, ma la progettazione riguarderà anche molto altro. Costruire un centro direzionale di queste dimensioni significherà infatti far confluire migliaia di persone ogni giorno sulla zona di via Ugo La Malfa, già carica dal punto di vista urbanistico: a 4.400 dipendenti vanno sommati almeno 2 mila utenti quotidiani. E per questo Orlando e l’assessore Emilio Arcuri hanno dato alcune indicazioni, che la Regione ha comunque assicurato di voler recepire: dallo svincolo autostradale con ponti e sovrappassi in direzione Trapani e Catania al potenziamento della fermata del passante ferroviario, da un parcheggio da 15 stalli per i pullman a uno da 10 mila metri quadrati per le automobili. E ancora un allungamento della linea E del tram, la De Gasperi-Mondello, che da Francia sbucherebbe in via La Malfa, l’allargamento della strada con piccoli espropri e opere di mitigazione del rischio idrogeologico che evitino gli allagamenti quando piove. Interventi con effetti positivi su tutto il viale su cui insistono centri commerciali, uffici ma anche il Suap, la Protezione civile e la nuova sede della Polizia municipale.

A conti fatti il centro, immaginato con tre grattacieli (due da 20 piani e uno da 30), costerebbe poco meno di 300 milioni, mentre per le opere accessorie ne servirebbero altri 200: mezzo miliardo che la Regione ammortizzerebbe in poco tempo, risparmiando sugli affitti. Resta da capire come la Regione deciderà di muoversi: potrebbe optare per la concessione pubblica o per la finanza di progetto pagando affitto e manutenzione, elaborare da sé il progetto di fattibilità tecnico-economica o ricorrere (come non sembra escluso) anche al concorso internazionale di idee, così come fatto in Lombardia. “Il modo migliore per raggiungere risultati di qualità nel campo della progettazione pubblica, ma anche privata, è il concorso di progettazione internazionale – ammonisce Miceli - Stiamo parlando di una grande opera con refluenze sulla città e l’obiettivo dovrebbe essere di realizzare un progetto di qualità in grado di rappresentare un concetto dell’architettura più alto della media del nostro Paese. Non stiamo parlando solo di un centro direzionale, ma anche di un manufatto architettonico che deve dialogare con la città”.

Resta inoltre il nodo della densità: un regolamento nazionale la fissa in sette metri cubi per ogni metro quadrato, paletto che il progetto abbozzato al momento non rispetta. Da qui l’ipotesi di annettere anche il centro attiguo ex Poste, spalmando così la volumetria in orizzontale ed evitando architetture troppo spiccate: una possibilità che però il Collegato sembra non contemplare, visto che comunque la Regione potrebbe aggirare l’ostacolo con una legge ad hoc avendo competenza esclusiva in materia urbanistica.