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L'INTERVISTA

"Rimpasto, Musumeci cede ai ricatti
Comandano Micciché e Lombardo"


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Il leader del M5s in Sicilia Giancarlo Cancelleri: "Il governatore è un paravento. Noi sempre disponibili al dialogo. Ma a una condizione...".

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“All'Ars non è cambiato niente. Il copione è lo stesso di quando c'era Crocetta. E Musumeci si è calato le braghe di fronte ai partiti che lo sostengono. Ma noi gli lasciamo ancora una porta aperta”.
Giancarlo Cancelleri provoca e spera, “ma nell'interesse di una Sicilia che così non ce la può fare”. Il leader del Movimento cinque stelle in Sicilia apre ancora uno spiraglio per un possibile accordo col governatore: “Ma si liberi da chi lo tiene in ostaggio”.

Vale a dire? Può essere più preciso?

“Mi pare chiaro che Musumeci, pur di superare l'ostacolo della Finanziaria abbia ceduto al ricatto delle forze politiche che lo sostengono. Il governatore è un paravento. Lo sanno tutti che ormai a comandare in Sicilia sono Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo”.

Il governatore potrà rispondervi che anche lui aveva aperto alla possibilità di collaborare con voi nell'interesse generale...

“... ma lui vuole la botte piena e la moglie ubriaca. Vuole tenersi quegli alleati lì, ma vuole anche i nostri voti. E a noi, a queste condizioni, il dialogo non interessa”.

Quindi potrebbe interessarvi se le condizioni mutassero.

“Sì, lo abbiamo detto apertamente. E siamo pronti a fare tutto alla luce del sole e nel rispetto dei ruoli: noi restiamo opposizione, lui resta il governatore. Ma ci sediamo con un foglio bianco e una penna a lavorare insieme per la Sicilia. E invece...”.

… e invece?

“E invece Musumeci crede di risolvere i problemi col rimpasto. Così come succedeva con Crocetta. E già circolano pure i nomi di chi andrà via: dalla Ippolito a Pappalardo, fino a Tusa. Le forze politiche vogliono più spazio in giunta, anche per ragioni territoriali. E Musumeci ubbidisce”.

In fondo queste sono dinamiche che riguardano le forze al governo. Perché siete così interessati a questi movimenti?

“Non siamo interessati: siamo preoccupati. E siamo preoccupati per la Sicilia. Guardi ad esempio il parlamento siciliano, in una eterna impasse in cui non si conclude mai nulla. L'Aula non si riunisce mai, o quasi, la Finanziaria non parte. Ma noi ce l'abbiamo messa tutta finora”.

… con quella proposta di accordo lanciata a Musumeci. È un capitolo chiuso?

“No, non è un capitolo chiuso. Noi siamo sempre disponibili. Ma è Musumeci ad avere un impedimento, mica noi. E deve essere lui a liberarsene, se vuole aprire a questo dialogo. Noi siamo tanti, siamo in venti e siamo pronti a ragionare su temi specifici nell'interesse dei siciliani. Ma dobbiamo sederci e scrivere insieme non degli obiettivi generici, ma delle leggi. La porta comunque non è chiusa”.

Crede che Musumeci l'aprirà?

“Questo non lo so. So solo che non ho mai visto tanto nervosismo all'interno dei partiti di maggioranza. Nemmeno nella scorsa legislatura la tensione era così alta. Ho visto persino assessori prendersela col personale dell'Ars, in qualche occasione. Sì, i nervi sono tesissimi”.

Non mancano, del resto, nemmeno gli screzi col governo nazionale. Dalla ministra Grillo che polemizza con l'assessore Razza, al sottosegretario Dell'Orco che “litiga” a distanza con Musumeci sulla questione del ponte sullo Stretto.

“Anche questo è un segnale di nervosismo. Ed è un peccato, visto che noi siamo costantemente in contatto con i ministeri e tra Regione e Stato centrale si potrebbe fare un ottimo lavoro. Ma del resto, nel caso di Giulia Grillo, l'assessore Razza aveva venduto la pelle dell'orso, cioè il via libera alla rete ospedaliera, prima del tempo. E sul ponte, Dell'Orco ha ribadito quella che è da sempre una idea del Movimento: prima del Ponte bisogna sistemare le strade di Sicilia. Ma ci sono anche esempi di dialogo andato a buon fine”.

Ad esempio?

“Penso al rapporto con la ministra Lezzi e ai risultati sulla certificazione dei Fondi europei, oltre che sui lavori per la Ragusa-Catania; penso al dialogo col ministro Toninelli per il commissariamento delle strade; penso anche all'apertura del vicepremier Di Maio sul tema della Formazione: il 24 gennaio prossimo incontrerà gli assessori Lagalla e Ippolito, nonostante la materia non sia di competenza ministeriale, sono cose che vanno risolte alla Regione. Certo, poi ci sono anche alcuni paradossi”.

A cosa si riferisce?

“Penso al fatto, ad esempio, che sulla continuità territoriale è stato il Ministero a chiamare la Regione e dire: qui da tempo ci sono i soldi pronti, a vostra disposizione, li volete? A un certo punto, visto che dalla Regione non li richiedevano, qualcuno pensava che la Sicilia quei fondi non li volesse”.

Torniamo all'attualità, cioè alla settimana che si aprirà con l'esame della Finanziaria regionale. Che ne pensate delle norme che la compongono?

“Più che altro le posso dire cosa pensiamo di quello che non c'è, visto che nella legge c'è poco o nulla. Non c'è niente che indichi una prospettiva per la Sicilia, niente per i giovani, per il lavoro, per il welfare. Ma in compenso, ci sono tante liti. Come accadeva col governo Crocetta”.