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IL PROCESSO

Zamparini ai domiciliari
L'inchiesta prosegue


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L'ex patron del Palermo: "Vergogna per la città".  Si indaga sulla cessione agli inglesi.


PALERMO - Ricorso rigettato, Maurizio Zamparini deve essere arrestato. La Corte di Cassazione ha dato il via libera alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Dunque nelle prossime ore il patron rosanero dovrà essere accompagnato nella sua abitazione. Diventa definitivo il provvedimento del Tribunale del Riesame.

Una personalità “altamente negativa” e “assai incline alla commissione di delitti di falsità e soprattutto di falsità in ambito economico”. Così lo scorso ottobre il Tribunale stabilì che Zamparini meritava di finire agli arresti in casa. Il Giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta di misura cautelare sostenendo che non ci fossero esigenze cautelari. La Procura aveva presentato un ricorso firmato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvo De Luca e dai sostituti Dario Scaletta e Francesca Dessì. Il collegio composto da Antonia Pappalardo, Giuliano Castiglia ed Erika Di Carlo diede ragione ai pm. Quindi il ricorso in Cassazione da parte dei difensori.

"Questa resterà una storia di vergogna per una città che così ha corrisposto la passione e l'amore che ho dato assieme ai miei soldi regalati e profusi per i rosanero". Lo dice all'Ansa Maurizio Zamparini. "Questo è il mio unico pensiero - dice l'ex patron rosanero - Con molta compassione verso chi mi ha fatto e sta facendo male".

Zamparini è accusato di falso in bilancio, riciclaggio e autoriciclaggio, e di alcuni reati fiscali. È la stessa indagine che coinvolge, oltre al patron friulano, il figlio, la segretaria Alessandra Bonometti, cinque professionisti e l’ex presidente della società Giovanni Giammarva accusati, a vario titolo, di false comunicazioni sociali, ostacolo alle funzioni di vigilanza della Co.Vi.So.C., sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Contestualmente alle indagini penali, la Procura aveva chiesto il fallimento della società Us Città di Palermo. L’istanza, però, è stata respinta. Su quel processo e sul giudice Giuseppe Sidoti che presiedeva il collegio fallimentare c'è un'altra indagine dei pm di Caltanissetta.

Il cuore dell’inchiesta, condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economica-finanziaria, è la vendita di Mepal, la società che si occupa del merchandising, alla lussemburghese Alyssa che l’accusa riconduce sempre a Zamparini. Secondo il Riesame, fu un’operazione fasulla per dissimulare la reale situazione economico-patrimoniale della società”.

Ed ancora: “A fronte di una partecipazione valorizzata in bilancio per circa 18 milioni di euro la cessione viene effettuata alla stratosferica cifra, a confronto, di 40 milioni”. Non fu solo un’operazione fittizia, dicono i giudici, ma “assolutamente incredibile”.

Quando la Procura chiese il fallimento, Zamparini si sarebbe attivato per pagare alcune rate del debito di Alyssa. Altro non fu che “un escamotage, un espediente” che, come spiegava lo stesso Zamparini a una sua collaboratrice, serviva per “smontare il castello che hanno montato sti cazzi qua”. E cioè i pubblici ministeri.

Sul fronte delle esigenze cautelari, secondo il Riesame, non c’era più il rischio di inquinare le prove (soltanto perché ormai sono state acquisite), mentre il rischio di reiterazione del reato si presentava con “massima intensità”, non soltanto nelle vicende del Palermo Calcio, ma nell’intera “personalità dell’indagato” che ha dimostrato un “chiaro spregio delle regole della trasparenza per nulla limitato dalla consapevolezza di procedimenti giudiziari o amministrativi in corso”.

La Cassazione ha contestualmente rigettato il ricorso della Procura confermando il dissequestro di circa un milione di euro in favore della società e di Zamparini. In questo caso è passata la tesi dell'avvocato Antonino Gattuso. Una decisione che lascerebbe pensare che davanti ai supremi giudici il rischio di reiterazione del reato ha retto solo per il falso in bilancio e non per il riciclaggio e i reati fiscali. Il fatto che Zamparini abbia ceduto le redini della società, e questa potrebbe essere il primo passaggio della strategia difensiva, farebbe meno le esigenze cautelari. Inevitabile dunque un immediato ricorso. La Cassazione, infatti, si è pronunciata allo "stato degli atti" che davanti ai supremi giudici non includevano i recenti passaggi societari.

Passaggi su cui ci sono ancora tante ombre. I finanzieri, gli stessi che hanno indagato sul Palermo targato Zamparini, non hanno smesso di monitorare cosa accade in viale del Fante anche dopo l'arrivo degli inglesi. Dalle eredità dei vecchi bilanci alle provviste economiche versate dalla nuova proprietà: l'inchiesta della Procura non si è fermata.