Reset, nuova fumata nera| Lunedì lavoratori in piazza - Live Sicilia

Reset, nuova fumata nera| Lunedì lavoratori in piazza

Orlando non convince i sindacati che annunciano un corteo in centro

COMUNE DI PALERMO
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PALERMO – Fumata nera. L’incontro tra il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e i sindacati della Reset si è risolto in un nulla di fatto, con i lavoratori pronti a tornare in piazza e il Professore che adesso si trova con un’altra emergenza da affrontare. Al vertice di oggi, convocato dopo un primo rinvio, non si sono infatti presentati i presidenti delle altre società partecipate del Comune, cosa che ha mandato i sindacati, ma anche Orlando, su tutte le furie.

Motivo del contendere l’adeguamento delle ore dei dipendenti della consortile, ma soprattutto l’aumento dei fondi stanziati annualmente e che sono inferiori a quelli previsti dagli accordi firmati coi sindacati. Il sindaco, messo alle strette dai rilievi del Mef, ha provato a offrire alcune alternative: l’affidamento a Reset del call center di Amap, piuttosto che la mobilità orizzontale che prevede lo spostamento di 80 dipendenti in Rap e di altri 17 in Amat, oltre che un ulteriore sforzo nel prossimo bilancio comunale che dovrebbe essere approvato entro marzo.

Proposte che però non hanno convinto i sindacati. “Noi chiediamo le 36 ore settimanali, il buono pasto e welfare da subito come sottoscritto a novembre del 2017 – dicono Asia-Uiltrasporti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Cisal-Fiadel e Uiltucs – e di discutere di nuovi miglioramenti legati alla mobilità orizzontale e a nuove commesse. Purtroppo però abbiamo preso atto del diniego del sindaco e del silenzio assordante dei presidenti delle partecipate, dettato dalla loro assenza all’incontro nonostante la regolare convocazione. A questo punto, non ci sono le condizioni per evitare lo sciopero e lunedì 4 febbraio i lavoratori si ritroveranno a piazza Croci alle 9 del mattino, da dove si muoveranno per raggiungere Palazzo delle Aquile. Inizia così un calendario di manifestazioni che articoleremo nei prossimi giorni, ma è chiaro che la situazione ci costringe a valutare anche, insieme ai nostri legali, ulteriori iniziative per dare attuazione agli accordi sottoscritti nel tempo e mai rispettati”. Un muro contro muro che Orlando ha provato a evitare annunciando una nuova convocazione entro 15 giorni, cosa che però potrebbe non bastare.


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