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NEL PALERMITANO

Aggredita in guardia medica
"Siamo soli. In pericolo. Indifesi"


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(Foto d'archivio)

La giovane dottoressa, 31 anni, si è sfogata su Facebook. Varchi: "Una legge contro le aggressioni"

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PALERMO - Una giovane dottoressa, Alessandra Pizzo, 31 anni, è stata aggredita da una donna durante il suo turno alla Guardia medica di Bagheria. Su Facebook la vittima ha raccontato la sua amarezza e la parlamentare di Fratelli d'Italia, Carolina Varchi, ha annunciato anche un'iniziativa legislativa per contrastare il fenomeno delle aggressioni nelle guardie mediche.

"Spesso mi viene chiesto perché continuo a scegliere di lavorare in guardia medica a Bagheria - scrive su Facebook Alessandra Pizzo -. In fondo ci sono molti posti più tranquilli, con meno carico lavorativo, con gente più educata. Ho provato a dare diverse risposte ma, in fondo, nessuna ha mai convinto me per prima. Me lo richiedo oggi, dopo aver conosciuto la cattiveria dell’essere umano; dopo essere stata aggredita fisicamente! Forse sento di appartenere a questa città, sento di voler e dover fare qualcosa per lei. Forse sentivo. Non mi sono mai sentita sicura dentro quella guardia, spesso sembra un ring piuttosto che un posto di lavoro. Amaramente, oggi, lo confermo e lo condivido".


"Siamo soli. In pericolo. Indifesi. Vi offriamo il nostro meglio con il nostro niente. Ci portiamo a casa i nostri piccoli grandi successi, le spalle larghe, il bene fatto bene, i vostri grazie e i vostri sorrisi ed andiamo avanti. Se ci aggredite non possiamo più farlo - continua -. Se a 31 anni mi togliete la passione e la dedizione per questo 'lavoro di trincea' finirò per scappare via anche io. Bisognerebbe ricominciare da 'ama il prossimo tuo come te stesso', poi capire il rispetto per il medico". "Starò bene in un paio di settimane; l’amarezza, invece, non passerà mai", conclude.

"L’ultima, recente aggressione avvenuta a Bagheria, in provincia di Palermo, ai danni di una dottoressa minacciata e strattonata mentre prestava servizio presso la guardia medica, ripropone con forza la necessità di dotare tutti i presidi sanitari di dispositivi collegati alle forze dell’ordine per evitare che simili episodi possano ripetersi”: ad affermarlo è Carolina Varchi, deputato nazionale di Fratelli d’Italia, che interviene sull’escalation di violenze che vedono sempre più spesso protagoniste donne medico, maggiormente esposte ad attacchi fisici, verbali e a molestie di natura sessuale.

La parlamentare, che preannuncia iniziative legislative in merito, sollecita inoltre la collaborazione tra ordini professionali, sindacati di categoria e istituzioni per porre fine al fenomeno, che mette a repentaglio l’incolumità dei lavoratori e la stessa assistenza erogata ai pazienti. "Esprimo la mia solidarietà alla dottoressa Alessandra Pizzo – afferma Varchi – e a tutti i medici che, quotidianamente, devono fare i conti con condizioni di lavoro inaccettabili e prive di qualsivoglia garanzia di sicurezza".

Il sindacato Nursind ha spiegato che diversi studi, alcuni dei quali portati avanti dallo stesso sindacato, dimostrano quanto incidono alcuni correttivi sui casi di violenza. Aumentare il numero del personale ha dimostrato un’efficacia del 72,1% sulla riduzione della aggressioni. Al contrario, l’aumento del fenomeno è direttamente proporzionale al progressivo definanziamento del sistema sanitario “che indubbiamente ha causato uno scadimento dei servizi, in primo luogo legato alla diminuzione del personale che, a caduta, causa ritardi nelle prestazioni, l’allungamento delle liste e dei tempi di attesa e l’aumento dei carichi di lavoro con un’incidenza sulla qualità dell’assistenza e sugli esiti ottenuti”.

Quindi il Nursind chiede di aumentare la disponibilità del fondo sanitario nazionale e di adeguare gli organici dei servizi e reparti delle strutture sanitarie. Tra le proposte quella di riproporre una campagna nazionale a cura del ministero della Salute di educazione e sensibilizzazione pubblica, anche attraverso le scuole, al fine di veicolare nell’opinione pubblica l’alto valore sociale delle professioni sanitarie. Quindi bisogna fari sì che il rischio “aggressione” sia considerato dal datore di lavoro alla stregua del rischio “incendio” attraverso la formazione obbligatoria al personale. I corsi di autodifesa hanno inciso per il 58,3% sulla riduzione delle aggressioni. Per arginare il fenomeno bisognerebbe anche individuare le potenziali situazioni di rischio e prendere le dovute precauzioni anche prevedendo la presenza di un posto di polizia o personale di vigilanza privata vicino ai pronto soccorso e alle psichiatrie. Altro punto proposto in commissione la previsione che sia a carico del datore di lavoro l’obbligo di denunciare d’ufficio alla Procura della Repubblica chi aggredisce il personale sanitario, in modo che non sia direttamente il lavoratore a esporsi.