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Politica e Sanremo

Governo e canzonette
in un "anno bellissimo"


sanremo di maio salvini, Politica

L'agenda politica al tempo del populismo.

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E sia, l'amaro calice va bevuto e tocca davvero parlare di Sanremo. Tocca, sì, perché lo impongono i folli tempi. Perché da più di ventiquattr'ore siamo alle prese con un caso nazionale che coinvolge i vertici dell'esecutivo. Che twittano, postano, dichiarano, commentano. Cosa? La recessione? I dati desolanti dell'Italia paragonati al resto dell'Europa? Quisquilie e pinzillacchere. Qua il punto è che ha vinto Mahmood (l'abbiamo cercato su Google e pare si scriva così). E che non ha vinto Ultimo, che alla faccia del nomen omen era arrivato Primo. Anzi primo, con la p minuscola. Tanto minuscola che i giornalisti, cattivi e radical chic, lo hanno fregato facendo vincere quell'altro. Che poi è quello che forse dotti, medici e sapienti, che se la cantano e se la suonano su Twitter dalla mattina alla sera, sotto sotto sognerebbero di fare pure alle elezioni, ma non si può. La cosa non è piaciuta a Salvini (alla Isoardi sì, se abbiamo capito bene). E nemmeno a Di Maio. I due hanno sentito la necessità di postare al riguardo. E tutti dietro sui social a condividere tabelle con tanto di numeri. Numeri veri, pare, forse per la prima volta nell'era della fake news al potere. E sì, è un problema grosso. Abbiamo provato a immaginare, da inguaribili nostalgici, un dibattito alto sui giornali dell'epoca tra Craxi, Andreotti e Forlani sulla crudeltà della seconda piazza eterna per Toto Cutugno nei bei tempi del Totip che furono. Niente, non ci siamo riusciti. Ma i tempi cambiano, appunto. E meno male, perché d'altro canto quando sai per certo che questo “sarà un anno bellissimo”, di che cosa mai dovresti stare a preoccuparti tu che stai al governo, se non delle canzonette?