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COMUNE DI PALERMO

Oltre 500 "aree dimenticate"
Atti d'obbligo, uffici lumaca


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Da 50 anni mai acquisite al Patrimonio pubblico. Adesso si sbloccano le prime 22

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PALERMO - Pezzi di strade, più o meno grandi, che sulla carta dovrebbero appartenere al comune di Palermo ma che, da oltre 50 anni, rimangono in una sorta di limbo: o formalmente di nessuno oppure ancora nelle mani di costruttori e di condomini che chiudono le aree per farci per esempio dei parcheggi. Stiamo parlando dei così detti “atti d’obbligo”, ossia quegli oneri di urbanizzazione che un costruttore privato, in passato, scomputava o realizzando opere (come sistemi di illuminazioni o fognature) oppure cedendo le aree al comune.

Tutto pacifico, se non fosse che su 822 atti soltanto 274 sono stati perfezionati e sono quindi entrati a far del patrimonio di Palazzo delle Aquile. Il resto no. E dire che si tratta di zone in cui magari la Rap raccoglie l’immondizia o l’Amg cambia la lampadina fulminata del lampione o di cui, sicuramente, la città potrebbe godere. Ma tra ritardi degli uffici e pastoie burocratiche, in 50 anni soltanto un quarto degli atti si sono trasformati in ufficiali.

Una vicenda incredibile e che risale ai decenni in cui Palermo si ingrandisce a vista d’occhio, con costruttori pronti a edificare case e palazzi: una cementificazione che riguarda soprattutto le periferie, da Mondello a Perpignano fino al corso dei Mille. Una prassi che viene meno agli inizi degli anni Duemila con il nuovo Piano regolatore, ma che è comunque andata avanti per decenni e che esplode a fine 2014, quando l’assessore Emilio Arcuri, da poco arrivato, si ritrova il problema fra le mani e scrive una direttiva di fuoco per imporre agli uffici di darsi da fare e subito. “Una vicenda annosa – commenta Arcuri – ma che riguarda l’attività degli uffici e che va risolta in modo definitivo, per questo ho dato mandato di recuperare le aree”. Già, perché si tratta comunque di pratiche seguite e curate proprio dagli uffici e che per anni sono rimaste praticamente ferme, con la conseguenza che interi pezzi di città non sono mai stati acquisiti al patrimonio o, peggio, rappresentano proprio una inadempienza del costruttore.

C’è il caso, per esempio, della via Chirone, che costituisce uno sbocco per Partanna Mondello su via dell’Olimpo: strada praticamente pronta, ma chiusa perché manca l’atto pubblico. O quello che riguarda il liceo Einstein, che da tempo chiede di usare un’area limitrofa come collegamento col passante ferroviario; o ancora le aree di viale Francia che alcuni condomini avevano delimitato con paletti per parcheggiare le auto, poi espropriate per il passante ma che, come si è in seguito scoperto, erano già pubbliche proprio perché dovevano essere cedute al Comune. Per non parlare di viale Strasburgo, dove gli atti d’obbligo ancora pendenti sono ben 24.

“Le opere pubbliche incompiute in città sono troppe, soprattutto le strade che se portate a termine migliorerebbero la viabilità non solo nei grandi assi viari ma anche in molte periferie – dice il capogruppo di Forza Italia, Giulio Tantillo - Non è possibile che dopo 50 anni centinaia di atti d’obbligo non siano stati perfezionati con il passaggio delle aree al patrimonio comunale”. Anche perché, come evidenziato da Arcuri nella sua direttiva, in alcuni casi potrebbe configurarsi anche il danno erariale.

Tutto qui? No, perché una volta sollevato il problema la situazione si è ulteriormente ingarbugliata con un rimpallo tra uffici tecnici e amministrativi e il rischio, paventato da molti, che dopo dieci anni decadano i diritti del Comune. Nel 2017 arriva finalmente l’intesa tra gli uffici che prevede che il Comune si faccia carico delle aree libere e attivi i contenziosi per quelle ancora in mano ai privati; nel caso in cui, invece, non ci sia più il privato che possa firmare l’atto, si procederà all’acquisizione grazie a una delibera di consiglio comunale. “Nei prossimi mesi il consiglio sarà chiamato a votare la prima delibera con 22 atti d’obbligo – spiega Tantillo - Di questo passo occorreranno almeno altri 30 anni per smaltire l’arretrato, necessita quindi potenziare gli uffici e darsi un obiettivo togliere tutto entro la fine della consiliatura. Chiederemo un dibattito in aula perché la città non può più attendere e modificheremo il regolamento per l’uso delle aree vincolate a opere pubbliche”.