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PALERMO

Precari, il Comune tira dritto
Avanti sulle stabilizzazioni


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Pesa il parere della Corte dei Conti. Il M5s avverte: "No a provvedimenti dubbi"

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PALERMO - Nessuno stop e nessun rallentamento: sulle stabilizzazioni dei precari il comune di Palermo tira dritto, caso più unico che raro in una Sicilia in cui alcuni recenti pareri della Corte dei Conti hanno di fatto bloccato la trasformazioni a tempo indeterminato di centinaia di dipendenti. Palazzo delle Aquile, infatti, conta ancora 598 ex lsu del bacino “Palermo Lavoro”, l’ultimo scampolo di una nutrita pattuglia di precari che negli anni si è andata assottigliando tra stabilizzazioni e pensionamenti.

Il comune, alla vigilia di Natale, ha stabilizzato gli ex articolisti e tra il 2019 e il 2020 ha annunciato il tempo indeterminato, a scaglioni, per i quasi 600 diplomati e laureati che svolgono ruoli chiave all’interno degli uffici e senza i quali i servizi rischierebbero la paralisi. Il tutto grazie a una interpretazione della legge Madia su cui amministrazione e sindacati si sono trovati d’accordo: assumendo all’esterno 10 funzionari con un concorso pubblico, si soddisferà l’esigenza imposta per legge di assumere forze fresche ma il budget relativo alle stabilizzazioni, grazie a un comma della normativa, potrà essere aumentato in base alla spesa sostenuta nel triennio precedente. In pratica, a Palermo si potranno stabilizzare i 598 precari con i 55 milioni che tutti gli anni arrivano dallo Stato e al contempo rispettare la legge Madia con le 10 nuove assunzioni.

Ma a fine gennaio la sezione di controllo sugli enti locali della Corte dei Conti ha messo nero su bianco due deliberazioni con cui ha risposto ai quesiti avanzati dal comune di Milazzo e da quello di San Pier Niceto, nel Messinese, proprio sulle stabilizzazioni dei precari, oggetto di una norma regionale che mette i soldi al posto dei comuni. I magistrati, in poche parole, hanno affermato due principi: che prima di assumere bisogna espletare le procedure di mobilità con altri enti, non soltanto le ex Province, e che comunque la spesa per le stabilizzazioni non può superare il 50% di quella complessiva per le assunzioni. In pratica, per ogni precario stabilizzato va assunto un lavoratore all’esterno a prescindere da chi mette i soldi (fosse anche la Regione). “Il reclutamento del personale attraverso procedure concorsuali per la stabilizzazione dei precari non può in ogni caso assorbire risorse finanziarie superiori al cinquanta per cento di quello reclutato attraverso ordinarie procedure concorsuali aperte all’esterno”, scrive la Corte. E la quantità di posti disponibili si calcola non sulla pianta organica, ma in base alle risorse finanziarie “complessivamente utilizzabili dall’ente per le assunzioni di personale sul cui coacervo calcolare la quota (che non può in ogni caso superare il cinquanta per cento del totale) da destinare alle stabilizzazioni del personale precario”. E ancora: “Dato il vincolo di destinazione delle risorse regionali alle procedure di stabilizzazione, l'entità di dette risorse aggiuntive, affinché possa dirsi garantito l'adeguato accesso dall'esterno, non potrebbe in ogni caso superare l'importo di quelle a carico del bilancio e destinate al reclutamento ordinario”.

Parere che ha messo in allarme comuni e sindacati che si sono, di colpo, ritrovati a non poter procedere con le stabilizzazioni, non avendo i soldi per poter assumere anche all’esterno. Un problema su cui l’Assemblea regionale sta provando a intervenire con una norma apposita, ma su cui restano numerosi dubbi visto che dovrebbe andare in deroga a una legge nazionale.

E a Palermo? Qui la vicenda assume contorni assai più particolari, visto che i soldi con cui sarebbero stabilizzati i precari sono i 55 milioni erogati ogni anno dallo Stato. Un particolare che, secondo l’amministrazione Orlando, mette al sicuro la città dal blocco delle stabilizzazioni. La tesi è che la Corte dei Conti, quando impone di spendere la metà delle somme per gli esterni, si riferisca solo alle somme dell’ente e non a quelle statali. “Nel caso di Palermo - spiega infatti l’assessore al Personale, Gaspare Nicotri – il processo di stabilizzazione fa riferimento a un bacino ben preciso per il quale riceviamo uno stanziamento statale ad hoc e quindi nel nostro caso non si applica il principio richiamato dalla Corte. Il Comune andrà quindi avanti sulle stabilizzazioni e, non appena verrà approvato dal consiglio comunale il Documento unico di programmazione, collegato al Piano del fabbisogno e propedeutico al bilancio, non ci sarà più alcun ostacolo al processo”. Una tesi sposata in pieno anche dai sindacati. “Si tratta di risorse di un altro ente e quindi non possiamo usarle per fare altre assunzioni – dicono Cgil, Csa e Uil - I 55 milioni si possono utilizzare soltanto per questo bacino di precari, indipendentemente dagli autorevoli pareri espressi da altre istituzioni. L’Assemblea regionale siciliana sta infatti lavorando a una norma che fughi ogni dubbio”. Perfino il dipartimento nazionale precari del Csa “sollecita l'amministrazione a compiere tutti gli atti con immediatezza, a cominciare dalla proroga tecnica di tutti i contratti in scadenza”, dicono Gianluca Cannella e Luigi D'Antona.

Del resto, se così non fosse, significherebbe il blocco delle stabilizzazioni per tutti i 598 precari: il Comune sarebbe infatti costretto o a dividere in due i 55 milioni (Roma permettendo) tra precari e nuovi assunti, ma questo comporterebbe stabilizzare solo 300 lavoratori, oppure a mettere in bilancio altri 55 milioni di euro, di tasca propria, così da rispettare il principio del 50%. Pura utopia, visti i conti di piazza Pretoria.

Ma la teoria dell’amministrazione non convince affatto il Movimento cinque stelle. “I pareri della Corte dei Conti confermano un orientamento già noto, sostenuto anche dal Mef - dice Ugo Forello - E’ ovvio che a Palermo il Movimento voglia agire, sempre più, nell’ottica di un definitivo superamento del precariato e dell'utilizzazione dei lavoratori socialmente utili con rapporti a tempo determinato. Ma, proprio a tutela dei lavoratori del Comune, va evitata l’adozione di dubbi provvedimenti che possano determinare una violazione della normativa vigente e, alla fine dei giochi, causare più danni che vantaggi”. I grillini avevano anche proposto un emendamento in Bilancio per introdurre una deroga specifica alla Madia, ma i tempi risicati del Parlamento non hanno consentito di discuterlo. Ma la Corte dei Conti, per Forello, va anche più in là: “Nella deliberazioni 161 del 2018, con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto e in particolare alle delibere di Giunta 205 e 206 del 2017, la Corte ha già evidenziato una violazione delle norme e dei principi sottesi al processo di riordino degli enti di area vasta. E’ opportuno e urgente che l’amministrazione, prima di prendere decisioni così nevralgiche e importanti, apra un confronto con il consiglio comunale e con le forze politiche. Mai come in questo caso, l’unione fa la forza”.