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L'ALLARME

Latte, Sicilia come la Sardegna
Scoppia la protesta dei pastori


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La protesta (foto Antudo)

Prezzi troppo bassi e concorrenza dall'estero

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La protesta dei produttori di latte raggiunge anche la Sicilia. Seguendo l'esempio dei colleghi sardi, centinaia di pastori e piccoli imprenditori hanno iniziato a mobilitarsi in diverse parti dell'isola contro i
prezzi troppo bassi del cosiddetto "oro bianco" e la concorrenza dei prodotti provenienti dall'estero.


Questa mattina, circa trecento allevatori provenienti dalle province di Trapani, Agrigento, Palermo e Enna si sono radunati a Poggioreale, nel trapanese. Oltre tremila litri di latte fresco di mungitura sono stati riversati tra le strade per protesta, proprio come è accaduto nei giorni scorsi in Sardegna: "Ormai siamo alla fame - affermavano alcuni di loro - non possiamo andare più avanti, dobbiamo andare a chiedere l'elemosina. Il nostro lavoro non viene valorizzato e viene pagato poco più di 60 centesimi". Per i dimostranti "è necessario che il governo si attivi, affinché non entrino nel circuito regionale le farine di latte o il latte in polvere da altre nazioni. Occorre - al contrario - combattere l'avanzata di chi fa concorrenza al nostro latte e commerciarlo con il giusto prezzo. Proteste stamattina anche a Enna, dove una ventina di pastori hanno bloccato la galleria d'ingresso a Regalbuto. Ma la mobilitazione sembra destinata a continuare: già fissate altre manifestazioni simili, fra cui una domenica prossima all'outlet Sicilia Village (sempre nel territorio ennese) e un'altra a Contessa Entellina, in provincia di Palermo. 

Ma un possibile amplificarsi delle rivolte, fino ad assumere le proporzioni di quelle sarde, resta una prospettiva tutt'altro che remota. Si consideri infatti che la nostra regione possiede il 10% del patrimonio ovino da latte di tutta Italia, una percentuale che la pone al secondo posto, proprio dietro la Sardegna. Tra le varie specie prodotte in Sicilia, l'80% deriva da  vacche e bufale, mentre la restante parte viene munto da capre e pecore. I numeri più alti nelle province di Palermo e Messina, dove si contano complessivamente quasi la metà dei 10mila allevamenti zootecnici bovini e o ovi-caprini presenti su tutto il territorio regionale.

Cifre importanti, insomma, che sembrano aver spinto la Regione a correre subito ai ripari, per evitare un "contagio" della situazione sarda. Il presidente Nello Musumeci ha già fissato per martedì 19 a Palazzo d'Orleans un incontro per affrontare l'emergenza. Al tavolo siederanno anche l'assessore regionale all'Agricoltura Edy Bandiera,il dirigente generale del dipartimento Agricoltura, Carmelo Frittitta e i responsabili della sanità veterinaria. L'invito è stato esteso ai rappresentanti dell'Associazione italiana allevatori, e a quelli di Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri.

Per il momento, nessuna convocazione per Sicindustria, che con il suo delegato Alessandro Chiarelli chiederà al governatore di poter avere voce in capitolo: "Il rischio che esploda una 'bomba' nel settore produttivo siciliano c'è tutto. Ma noi abbiamo già le idee chiare sul progetto che serve portare avanti in Sicilia e cercheremo di spiegarlo chiaramente al presidente". Per il rappresentante locale di Sicindustria occorre agire su tre versanti: "Creare una filiera che metta in relazione produttori, trasformatori e la grande distribuzione; procedere con il riconoscimento IGP per i bovini siciliani (facendone aumentare il valore commerciale); rinforzare le sinergie fra istituzioni regionali e allevatori, da sempre impegnati a lavorare sul territorio siciliano, preservandolo a costo zero".