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L'intervista

"Fermare la secessione mascherata
Musumeci debole con Roma"


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Davide Faraone: "Filo-leghisti anche nel Pd. Allucinante il silenzio dei candidati alla segreteria sull'autonomia"

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PALERMO – Davide Faraone non molla e insiste nella sua battaglia contro il regionalismo differenziato. Il riconoscimento dell'autonomia a Lombardia e Veneto verso cui si marcia spediti è una “secessione mascherata”, insiste il segretario del Pd siciliano. Che critica Nello Musumeci e il centrodestra per la “debolezza” che dimostrano verso il Nord e il governo. Ma anche il suo Pd, che su questo tema così fondamentale non batte un colpo, o quasi.

Senatore Faraone, lei aveva chiesto un intervento di Nello Musumeci contro l'autonomia alle Regioni del Nord, anche in consiglio dei ministri. Alla fine il governatore ha scritto una lettera al premier Conte chiedendo di non dimenticare la perequazione per il Sud. Le basta?

“Io sono molto preoccupato per la fase politica siciliana, da siciliano non da politico. Vedo che la Sicilia si presenta debole come istituzione di fronte a un appuntamento che è drammatico. Questo schema su cui si sta costruendo questa secessione mascherata non è fondato su una visone virtuosa dell'autonomia. Il titolo di “Libero” (che ha accusato il Sud “mantenuto” di non voler perdere “la pappa”, ndr) smaschera l'impostazione culturale su cui si fondano questi provvedimenti cioè che noi siamo dei mantenuti e vogliamo una posizione di vantaggio su loro che invece lavorano”.

Ma lei non pensa che questa visione sotto sotto sia condivisa anche da tanti siciliani?

“Assolutamente sì, c'è un problema di mentalità subalterna che si concretizza in tanti strati della vita politica, sociale e economica del Paese. Io sfiderei chiunque a essere competitivo, al di là delle nostre responsabilità, a vincere una partita su una regione in cui si investe molto meno che altrove, che parte da una condizione infrastrutturale drammatica, dove si incassano meno tasse perché esistono meno imprese. Qui invece si è deciso che se una città non ha asili nido si dice: se non ce n'è allora continuiamo a non darle soldi”.

Non ce la siamo cercata, allora?

“Bisogna tenere conto di tutto. Il sistema sanitario siciliano è quello su cui si è retto il welfare per gli immigrati di primo sbarco. E poi c'è il peso della criminalità organizzata, Ma come dobbiamo gareggiare in modo competitivo? Io sono contro l'assistenzialismo, sia chiaro. Ricordo alla Lega e ai 5 Stelle che lo stanno reintroducendo loro l'assistenzialismo, con il reddito di cittadinanza. Dall'altro lato sono convinto che abbiamo bisogno di ricostruire un tessuto economico alternativo al lavoro nella pubblica amministrazione, che è l'unico che sembra possibile in Sicilia. Quest'idea di secessione ci allontana da percorsi di questo genere. E poi la discussione sulla finanziaria regionale mi preoccupa ancora di più”.

Che c'entra la finanziaria?

“Io vedo un governo debole. Che si mostra debole anche nel confronto con il governo nazionale. Abbiamo bisogno dell'autorizzazione per spalmare il disavanzo in trent'anni e quindi abbiamo bisogno di tenere i toni basi quando invece dovremmo sostenere uno scontro politico su questo tema. Gli esperti di occupazione di poltrone che sono i 5 Stelle propongono addirittura un governo tecnico da fare con quello che era considerato il candidato di una coalizione di impresentabili. E dietro c'è il ricatto, perché hanno il mano il governo nazionale che deve decidere sulle sorti dei conti della Sicilia. Musumeci si confronta con queste forze in una condizione di debolezza estrema. Pagherà la Sicilia”.

Lei sul tema dell'autonomia alle regioni ricche ha denunciato un silenzio del Pd nazionale. Non mi pare che la situazione sia cambiata in questi giorni.

“Io sono veramente allibito per il fatto che non si comprenda che questa è battaglia battaglia che non deve essere fatta dagli uomini del Sud. Io sarei stato zitto volentieri perché se parla uno del Sud sembra accreditare la tesi di Libero. Ma un partito nazionale come il Pd che fonda la sua identità sull'unità nazionale dovrebbe fare una partita su questo”.

D'altronde, il confronto con le regioni su questo tema lo aprì il governo Gentiloni...

“Ma infatti io credo che sia stato commesso un errore. Avviare su quelle basi lì un confronto con le regioni significava avviare un percorso che poteva finire solo in un modo. Questi non vogliono nemmeno fare votare il Parlamento, non possiamo presentare emendamenti, solo dire sì o no, questo è incostituzionale. Il Pd deve fare appello al Presidente della Repubblica. Mi aspetto dal mio partito questo tipo di impostazione”.

Quando si decise la storia degli asili che lei ha citato poc'anzi, cioè che un posto non ha asili è perché non gli servono, lei era al governo. E disse al giornalista del Mattino che sollevò il caso che sì, quello era un errore che sarebbe stato corretto. Cosa che non accadde. Perché? Lei nella sua esperienza ha avvertito una dinamica “nordista” nei governi di questi anni?

“Questa impostazione da Sud zavorra e Nord virtuoso si è affermata anche per una classe dirigente che ha indebolito il Mezzogiorno, che ha rappresentato il Sud come una macchietta. Ma la classe poltica se n'è anche un po' approfittata. Io mi ritrovo con concezioni padane anche dentro il Pd. Ma sia chiaro, se per caso si va avanti così, io voto no e non ci sarà nessuno che mi potrà convincere diversamente, nemmeno nel mio partito. Qui è in discussione l'unità nazionale. Vedo esponenti del Pd che hanno impostazioni filo-leghiste e ci stiamo ritrovando più secessionisti di loro. Ma esistono anche figure del Nord, come Sala, il sindaco di Milano, che sta avendo una posizione molto seria ed equilibrata”.

Poco fa lei citava la finanziaria della Regione. Che ne pensa della manovra venuta fuori dall'Ars?

“Che è una finanziaria debole, di un governo debole in un momento in cui questa debolezza ci fa mettere i piedi in testa. Continuiamo a fare finanziarie di resistenza e tutto va via in spesa corrente senza possibilità di investimenti e non riusciamo a programmare e spendere i fondi comunitari. E così non c'è sviluppo”.

A Zingaretti che ha definito la sua elezione “un vulnus” lei ha già risposto...

“Io sono veramente allucinato che i candidati alle elezioni primarie sull'argomento del regionalismo differenziato tacciano. Tutti ci dicono cosa pensano sulle regole, le schede, Maduro, il Pd parla su tutto e sempre con tremila voci diversi. Su questo argomento però o zitti o balbettano”.

D'altronde ci sarà pure un motivo per cui in Sicilia i 5 Stelle hanno preso il 48 per cento, no?

“Sì ma nonostante questa portata elettorale si stanno facendo surclassare da Salvini, stanno subendo la Lega in tutto”.