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Semaforo russo

Se anche Musumeci
si scopre centrista


centrom congresso, diventerà bellissima, musumeci, Le idee

La Sicilia ha bisogno di risposte concrete.

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Mentre sul piano nazionale dopo i test elettorali di Abruzzo e Sardegna probabilmente cambieranno molte cose, in Sicilia si è celebrato il congresso del movimento del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci “Diventerà Bellissima”.

Non è vero, come qualche commentatore ha osservato forse frettolosamente, che Musumeci ha scelto di non scegliere evitando di schierarsi alle imminenti elezioni europee. Al contrario, magari è stato prudente proprio alla luce di quanto sta accadendo oltre lo Stretto e delle quotidiane infauste notizie economico-finanziarie che prima o poi metteranno in serie difficoltà il governo Salvini/Di Maio.


Rifiutando forzati matrimoni con la Lega di Salvini e con il partito della Meloni Fratelli d'Italia il governatore siciliano ha mandato un chiaro segnale, il rigetto di ogni forma di populismo e di sovranismo insieme al disinteresse verso una riedizione del centro-destra di berlusconiana memoria, smarcandosi da una concezione del consenso legata alle contingenze, ai pruriti di piazza frutto di suggestioni create ad arte a fini elettorali e alla pretesa ormai eccessiva di FI di incarnare l'intero mondo cattolico moderato del Paese.

L'affermazione di volere occupare una significativa porzione del centro politico seppure generica rappresenta un minimo di visione che va oltre la guerra ai “negri” invasori, da lui non condivisa, e le manovre economiche confezionate per raccattare voti ma destinate da qui a qualche mese a farci sbattere pesantemente contro il muro di una quasi certa manovra correttiva.

Quel che non è agilmente leggibile è il percorso immaginato per accreditarsi come soggetto politico autonomo e punto di riferimento dell'elettorato naturalmente di centro, per nulla convinto di aderire al M5S, in caduta probabilmente irreversibile, e manco di andare appresso alla Lega di Salvini assai distante dai valori e dalla storia dell'elettorato moderato del Paese e in particolare siciliano.

Elettori disorientati dalle tensioni fratricide dentro il PD e dal declino di FI, aggrappata all'anziano leader di Arcore, intanto rintanati in buona misura (non totalmente ovviamente) nel vasto ma sterile partito degli astensionisti o, obtorto collo, sparsi altrove.

Musumeci non deve dimenticare di trovarsi al governo di una terra complicata di cinque milioni di anime, martoriata da gravi emergenze, fanalino di coda in Europa. Non è un dettaglio, anzi, è l'elemento fondamentale di un cammino che non può non fare coincidere il possibile futuro di un movimento politico seduto nella stanza dei bottoni con il buon governo.

Quando si amministra occorre sapere che i cittadini guardano ai risultati, alla soluzione dei problemi, considerando concetti astratti il centrismo e il moderatismo, la destra e la sinistra, categorie del pensiero piuttosto acciaccate nell'immaginario collettivo divenuto istintivamente ostile, a torto o a ragione, a tutto ciò che richiama i partiti e le ideologie di un tempo.

Sicuramente è ostile alle furberie del Palazzo attraverso il gioco delle alleanze tra sigle volto all’auto-conservazione della casta e al mantenimento delle poltrone. Il successo o il fallimento dell'esperimento di Musumeci con DB sta nel vincere la scommessa del buon governo. Del buon governo e della rottura con il sistema di potere cuffariano e lombardiano corresponsabile della marginalità economica e sociale dell'Isola. La partita è difficile, lo abbiamo visto in occasione della faticosa approvazione degli strumenti finanziari (già oggettivamente di corto respiro) con il fuoco di fila dei franchi tiratori e il penoso spettacolo di una maggioranza senza una progettualità comune ostaggio di singoli deputati interessati a se stessi (il rimpasto) e al personale bacino elettorale.

Lo vediamo con il permanere dei medesimi soggetti, al di là del succedersi e del colore politico degli esecutivi, nei piani alti del sottogoverno e della burocrazia. Sta a Musumeci disincagliarsi, spingere sull'acceleratore dando risposte forti ai siciliani sulla sanità, sui trasporti, sui rifiuti, sull'acqua, sull'occupazione giovanile, sulla pubblica amministrazione, spezzando le catene che lo vorrebbero asservito alle logiche dello scambio e a quelle di un passato asfissiante ancora vitale e al contempo ancora mortale.