Macchine, soldi e scarpe sparite | "Supercazzola" nei beni sequestrati - Live Sicilia

Macchine, soldi e scarpe sparite | “Supercazzola” nei beni sequestrati

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Nuova Sport Car e Bagagli: amministrazioni giudiziarie sotto inchiesta.

PALERMO – Dal consulente che guadagnava 5 mila euro al mese senza autorizzazione del giudice alle scarpe, 240 paia, scomparse dal magazzino. La gestione della Nuova Sport Car di Isola delle Femmine e dei negozi Bagagli di Palermo e provincia sono state tutto fuorché trasparenti.

L’amministratore giudiziario Walter Virga, i coadiutori e i consulenti da lui nominati hanno ricevuto nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Claudia Ferrari. Ci sarà, dunque, un processo anche a Palermo per lo scandalo della gestione dei beni sequestrati che ha travolto Silvana Saguto, l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale sotto accusa a Caltanissetta.

L’inchiesta dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria è partita ascoltando le parole del dipendente di una concessionaria di macchine di Gela, nel Nisseno: “…. ma come si può prendere i soldi per vendere le macchine… c’è proprio lo schifo, lo schifo, lo schifo… mille euro dieci macchine… guardano solo alla propria tasca”. Il riferimento era a Giuseppe Rizzo, il direttore commerciale voluto da Virga alla Nuova Sport Car. La storia del pizzo sulle forniture delle macchine in uscita dalla concessionaria non è stata riscontrata, ma è venuto fuori tutto il resto.

A cominciare dallo stipendio mensile di Rizzo, pagato nonostante Virga non fosse stato autorizzato da Fabio Licata, giudice delegato della misura di prevenzione Rappa. Anzi, a giudicare dalle parole pronunciate da Virga, Licata aveva definito il compenso “una follia”. “Licata chiamò la Saguto su questo e disse ma tu hai mai autorizzato qualcuno a cinquemila euro al mese?… dice è una follia – raccontava Virga ad Alessio Cordova -… bisogna pensare una giustificazione di questo… non c’è nessun contratto di assunzione…. sul discorso di Giuseppe (Giuseppe Rizzo, ndr) se noi ne usciamo vivi… si trova una soluzione diversa…”.

La soluzione era, secondo l’accusa,quella di fare carte false per giustificare il compenso legandolo a fantomatiche provvigioni. Talmente false che Virga definiva il suo piano “una supercazzola” da prospettare al giudice, salvo poi rendersi conto che “se il problema è direttamente Rizzo e non abbiamo nemmeno modio di difenderci, siamo fottuti”.

Gli avvocati Paolo Grillo e Paolo Libassi, legali di Majuri e Cordova, precisano che i propri assistiti “risultano indagati per l’ipotesi di omessa denuncia di fatti che comunque, come verrà accertato dalla documentazione che verrà prodotta alle Autorità Giudiziarie, sono stati regolarmente denunciati alla Procura della Repubblica di Palermo.”

Per la gestione della concessionaria Virga si avvalse della collaborazione, oltre che di Rizzo, anche di Alessio Cordova e Dario Majuri. I soli Virga e Rizzo (la contestazione non riguarda Cordova e Majuri) sono indagati anche perché avrebbero ottenuto dei prezzi di favore per le macchine comprate da alcuni loro parenti. Gli sconti ammonterebbero a dodici mila euro. A proposito di macchine, Vincenzo Corrado Rappa, a cui la Nuova Sport Car è stata di recente restituita dal Tribunale, ha spiegato in aula a Caltanissetta, dove si è costituito parte civile, che “quando la concessionaria la gestivo io le auto aziendali erano solo due, ora ne ho trovate 68”.

Fra queste potrebbe esserci anche la Mercedes classe C di cui Rizzo parlava a Cordova. Majuri, stando alle sue parole intercettate, “si è assicurato la C station, da più di un mese, una 220 grigia, io pensavo che lo sapessi”. Oppure potrebbe esserci anche l’autovettura a cui faceva cenno Cordova: “… Alessandro la macchina la deve pagare.. Alessandro ci deve dare la macchina… noi gli abbiamo fatto il passaggio è nostra la macchina”.

Alessandro Kallinen Garipoli, pure lui indagato, era coadiutore di Virga nella gestione dei negozi Bagagli, il primo sequestro affidato da Saguto al giovane avvocato Walter, figlio di Tommaso, presidente di una sezione del Tribunale e membro del Csm (nella scorse settimane Tommaso Virga è stato assolto a Caltanissetta dall’accusa di abuso d’ufficio in un troncone del processo principale). Anche la gestione dei negozi, andati di recente in confisca perché considerati di proprietà della famiglia mafiosa Milano di Porta Nuova, non si è contraddistinta per la trasparenza.

Nel 2015 le cimici piazzate dentro la concessionaria di macchine registrarono il triste resoconto che un consulente fiscale faceva a Virga, Majuri e Cordova: “.. ci dovete mettere un punto… quella persona si è fottuta soldi, ma assai, ve lo assicuro io al 100 per cento… è un comportamento inaccettabile… per fortuna non sono io l’amministratore perché altrimenti gli andrei a rompere le corna”. Virga replicava: “…. gli ho detto chiaramente… Alessandro mi devi trovare i giustificativi… mi basta che siano credibili…”. Era Cordova a fornire le cifre del buco: “… mancano 7 mila euro, 6 mila euro, pigliamo noi i soldi, li mettiamo e appariamo tutte cose… però si deve togliere da in mezzo ai piedi”. Virga, Majuri e Cordova sono anche indagati perché avrebbero omesso di denunciare le appropriazioni indebite di Garipoli.

A quest’ultimo la Procura contesta 14.935 euro per l’amministrazione Rappa (sono compensi per attività che non avrebbe mai svolto) e 25.251 euro per l’amministrazione Bagagli nella quale, per stessa ammissione di Virga, “è stato perso il controllo della situazione… dal magazzino mancano 240 paia di scarpe… oggi c’è uno là dentro che ruba, che è dipendente se oggi noi lo allontaniamo ce ne usciamo meglio”. Garipoli ammetteva che nella contabilità del 2013 “c’è un bordello”. Così diceva a una commercialista secondo la quale, “mancano 12 mila euro… più altri soldi…. penso che mi manchino gli incassi di Bagheria, per 6 mila euro a dicembre 2013…”. In realtà, ultimati i conti, all’appello mancherebbero 25 mila euro, prelevati in contanti delle casse dei punti vendita. E le scarpe? Mai scovate, tranne le nove paia che i finanzieri trovarono a casa di Garipoli durante una perquisizione.  

La nota di Rizzo:
“In relazione all’articolo apparso in data odierna lo scrivente contesta e censura che dalla ricostruzione dei fatti di indagine si parli di richiesta di pizzo con riferimento al nome del Direttore Commerciale della Concessionaria legato alle intercettazioni ricordate nell’articolo. In particolare nessun riscontro in relazione al nome di Rizzo, peraltro mai fatto dai soggetti intercettati, e nessun indizio è stato accertato dagli inquirenti, tanto che nessun reato è mai stato contestato allo scrivente. Ancora, nel merito della contestazione afferente le retribuzioni ottenute dallo scrivente, è doveroso riscontrare come la stessa sia assolutamente in linea con quella normalmente applicata al Direttore di una concessionaria- anzi di due atteso che vi era anche la sede di Catania – del livello della Nuova Sport Car, titolare di marchi come BMW, Mini, Land Rover, Jaguar e che operava mensilmente per centinaia di migliaia di euro con la movimentazione di centinaia di auto, nuove ed usate e con la necessità di assumersi quotidianamente la responsabilità di operazioni commerciali difficili ed economicamente sempre rilevanti. Inoltre nessuna accusa o ipotesi di reato è stata posta a carico di chi scrive in merito a quanto sopra ricordato. Infine, in relazione alla vendita di alcune auto usate a prezzi apparentemente meno vantaggiosi per la Nuova Sport Car , qualora dovesse pervenire un rinvio a giudizio si contesterà la tesi accusatoria in sede giudiziaria, significando sin d’ora l’economicità per la Concessionaria delle operazioni commerciali intraprese”.


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