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Semaforo Russo

Pd, cronaca di un disastro
Ma bisogna votare


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Ecco perché è importante partecipare alle primarie.

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Mi pongo e pongo una domanda. Premessa. Chi scrive non può essere tacciato di simpatie filo PD, numerosi sono gli articoli con i quali da anni rivolgo giudizi magari eccessivamente severi su quel partito, soprattutto siciliano. Gli eventi, poi, hanno dato ragione – non che fosse necessario essere dei politologi reduci da un Nobel – ed è iniziata la vistosa erosione dei consensi fino a giungere alla sonora sconfitta del 4 marzo 2018.

In Sicilia la Caporetto dei democratici era un evento annunciato e solo chi ha sempre contato sullo zoccolo duro del voto fidelizzato o clientelare poteva pensare che tanto “ha da passà a' nuttata”. Parecchi commentatori hanno attribuito il vizietto piddino delle scontro continuo tra correnti e fazioni alla differenza ideologica tra le componenti principali che diedero vita al Partito Democratico, cattolica e comunista. In realtà, non si riesce nemmeno a intravedere nei continui contrasti interni una benché minima ombra di conflitto su base ideologica, sulle diverse visioni del futuro dell'Europa, dell'Italia, della Sicilia, piuttosto sulla spartizione del potere, rinunciando a battaglie tradizionalmente della sinistra, a cominciare dalla questione morale, incredibilmente ritenute superate invece di adeguarle ai tempi conservandone lo spirito etico, sociale e popolare (non populista).


Il punto comunque non è questo. Stiamo parlando invece delle imminenti primarie di domenica 3 marzo per la scelta del nuovo segretario del PD. I candidati sono tre: Nicola Zingaretti (vorrebbe rappresentare il superamento del renzismo), Maurizio Martina (a metà strada, appoggiato da renziani) e Roberto Giachetti (renziano doc e appoggiato da renziani). Come si può notare Matteo Renzi sembra il quarto candidato, manco tanto ombra, che in qualche misura condiziona pesantemente i tre e quanto potrà accadere nei prossimi mesi. L'unico elemento accomunante i contendenti (non Renzi) è la preoccupazione, ampiamente giustificata, di una scarsa affluenza ai gazebo.

Ecco allora la domanda: al di là delle simpatie (poche) e antipatie (tante) verso il PD, è giusto, auspicabile che un cittadino partecipi alle primarie dei democratici? Quale può essere una ragione così apprezzabile da spingere un non iscritto a recarsi al gazebo pertinente, esibire un documento d'identità, la tessera elettorale e pagare 2 euro? Il motivo può essere uno e uno soltanto: la consapevolezza che la sostanza della democrazia si alimenta della partecipazione a qualunque occasione in cui è possibile decidere qualcosa di importante.

E certamente una maggiore offerta politica, tranne che non si sia innamorati del partito e del pensiero unico – una tentazione estremamente pericolosa piuttosto di moda – è importante e giova al Paese. Farei uguale ragionamento se si trattasse delle primarie di altri soggetti politici, purché dotati di un comune denominatore su valori umani e principi costituzionali irrinunciabili. Noi italiani abbiamo la tendenza ad affidarci all'uomo della provvidenza di turno, a concedere credito indiscusso a sedicenti profeti del rinnovamento della politica e delle istituzioni.

Purtroppo o per fortuna non esistono angeli vendicatori scesi dal cielo titolati a epurare e depurare, non esiste il movimento o il partito immacolato, il leader senza macchia e predicatore di verità assolute a buon diritto. La cronaca politica quotidianamente certifica tale evidenza – la storia delle rivoluzioni e dei Robespierre con la ghigliottina facile e a loro volta ghigliottinati dovrebbe insegnarcelo - ma ce ne accorgiamo regolarmente quando ormai è troppo tardi, quando il danno è fatto, attendendo impenitenti altri falsi messia che furbescamente utilizzeranno paure, bisogni, speranze.

Allora, è la mia opinione particolarmente travagliata, non ci resta che mandare un segnale a chi crede di avere conquistato le anime insieme ai voti. Le primarie del PD possono costituire una opportunità da valutare, indipendentemente da ogni legittima considerazione critica sul passato e sul presente del PD. La democrazia ringrazia.