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La morte di Sebastiano Tusa

Il pane e panelle, l'amore, i viaggi
"Sebastiano non si fermava mai"


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Sergio Alessandro

La tragedia e il ricordo di chi ha lavorato con l'assessore Tusa: "Ecco chi era".

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PALERMO- Cosa si prova quando il cielo entra con violenza nell'abitacolo di un aereo e realizza, all'istante, la paura più grande di un uomo che ha osato volare? Nessuno può dire quanto duri quel minuto infinito. E chi lo scopre, non può raccontarlo. Eppure, ci sono cose da conservare, appigli necessari rimasti sulla terra nelle parole di chi ha conosciuto, nei silenzi di chi ha amato.

L'assessorato ai Beni culturali di via Delle Croci, stamattina, è come svuotato, nel viavai di cronisti che arrivano qui con una domanda in fotocopia: cosa ricordate dell'assessore Tusa, morto in una sciagura aerea con altri viaggiatori?

Sergio Alessandro, il dirigente generale, compagno di lavoro e di visioni di Sebastiano l'archeologo, il viaggiatore, l'instancabile, prova a rispondere con composta cortesia. “Mi pare incredibile che si debba parlare di ricordi. C'eravamo sentiti venerdì e sabato sera mi aveva mandato una mail, perché lui era un appassionato, lavorava sempre, stava sempre sul pezzo. Io glielo ripetevo: 'fermati, ogni tanto'. Ma lui no, non si fermava mai”.

La memoria da ricomporre in un lunedì che voleva essere e non sarà mai più un avvio di settimana come gli altri. Il puzzle affettuoso di uno che era amico prima che collaboratore. “Sebastiano – è il racconto – sapeva infondere fiducia a tutti, il suo era un approccio profondamente umano. Se doveva arrabbiarsi, si arrabbiava, poteva essere duro, se era il caso, però dava a chiunque una occasione. Io lo conosco dagli anni Novanta”. Dice così, Alessandro: lo conosco, non lo conoscevo. Il presente, il tempo di chi vuole trattenere qualcuno, a tutti i costi.

“Sebastiano era innocente, sapeva meravigliarsi e stupirsi di tutto con la purezza e lo sguardo di un bambino. Trovava divertente tutto. E faceva cose incredibili. Ricordo quando, prima di un'immersione, al molo, si fermò al carretto del pane e panelle. E io: 'Ma sei pazzo, vuoi mangiare il pane e panelle prima di buttarti in acqua?'. E lui: 'Senza il pane e panelle, non mi butto'. Per lui non c'era niente che non si potesse fare. Ecco, mi pare il modo migliore di descriverlo, la classica frase: 'non si può fare' era bandita dal suo vocabolario. Era uno che spianava le montagne. Molto rispettoso delle istituzioni e del presidente Musumeci con cui aveva un rapporto fantastico. E Valeria, sua moglie, era la sua luce degli occhi. Proprio, gli brillavano letteralmente gli occhi quando parlava di lei. La chiamava, scherzosamente 'la comandante'. Erano molto uniti. Sa quando due stanno insieme e si vede che sono fatti l'uno per l'altro? Sebastiano era un uomo innamorato della famiglia, della bellezza e dell'impegno. Viaggiava sempre, in continuazione. Io glielo ripetevo: 'Sebastiano, adesso fermati'. Ma lui no, lui non si fermava mai”.

La stanza dell'assessore è custodita dalla signora Antonietta, la segretaria. Con una mano risponde al telefono, con l'altra regge il fazzoletto. Chiedono di non scattare foto, per delicatezza, come se colui che risulta assente un giorno potesse tornare e dolersi di una violazione della privacy.

In fondo, riproduzioni avveniristiche di mirabili sculture. Sulla scrivania, carte, penne e un libro che parla di memoria, di ricordi. Ma il titolo sfugge e l'appunto sul taccuino, a rileggerlo, è uno schizzo senza fisionomia. Ci sono cose che rimarranno in cielo, nel mistero di un minuto infinito, e sulla terra non torneranno più.